Campagna
Cities For Life - La Comunità di Sant'Egidio contro la pena di morte
Un lungo cammino verso l'abolizione
Dalla seconda metà degli Anni Novanta le tenebre dei bracci della morte e la battaglia contro la pena capitale sono diventati uno dei terreni di impegno globale della comunità di Sant’Egidio. Estrema sintesi delle violazioni dei diritti umani, la pena di morte rappresenta una forma di tortura, contraddice una visione riabilitativa della giustizia, abbassa l’intera società civile al livello di chi uccide, legittima la violenza al livello più alto e, spesso si fa strumento per colpire minoranze politiche, etniche o religiose. Oggi, dopo anni di battaglie civili e di sforzi diplomatici a diversi livelli, sono 139 i paesi abolizionisti di fatto o di diritto, mentre sono 58 i paesi che ancora mantengono la pena capitale. Anche se negli ultimi anni il numero di esecuzioni è lentamente diminuito sono ancora più di 17.800 le persone su cui pesa una condanna a morte.
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La Comunità di Sant’Egidio è entrata nei bracci della morte, attraverso la corrispondenza epistolare, iniziando con Dominique Green, un giovane afroamericano detenuto nel Texas, per poi raggiungere, attraverso una rete di amici, oltre 1500 detenuti.
“Ti ringrazio per avermi mandato dei libri. Ma quello per cui veramente ti ringrazio è di esserti calata in questo pozzo di tenebra senza sapere cosa potevi aspettarti e offrendomi la tua compassione. Questo mi dà speranza, perché mi dice che i sentimenti umani sono ancora vivi in questo mondo duro, duro che noi pur chiamiamo casa nostra”. (Dalle lettere di un condannato a morte, Ohio, US, 2008).
Alla corrispondenza sono seguite le visite, la difesa legale, gli appelli per i condannati, i tentativi di umanizzazione della condizione carceraria.
Nel 1998 La Comunità di Sant’Egidio ha promosso un Appello per una Moratoria Universale della pena di morte che ha raccolto oltre cinque milioni di firme in 153 paesi del mondo e ha creato un fronte morale, interreligioso e laico mondiale contro la pena di morte. L’appello è stato consegnato alle Nazioni Unite alla vigilia del voto della storica Risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale sul rifiuto della pena di morte come mezzo di giustizia (2007).
Nel 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty), il 30 novembre di quell’anno. La data è stata scelta, come è noto, perché ricorda la prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.
Il 30 novembre 2010 più di 75 capitali e circa 1450 città di 102 paesi diversi nel mondo hanno dato vita, con mobilitazioni, marce, sit in, spettacoli, assemblee pubbliche, in scuole e università, prese di posizione ufficiali dei Municipi e dei Consigli cittadini, alla nona edizione della Giornata Mondiale Città per la Vita.
Nel 2002 a Roma è nata a Roma la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte, ed è stata istituita la giornata Mondiale delle Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte – nel giorno della prima abolizione della pena capitale da parte di uno Stato, il Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786. Inoltre, dal 2007 la Comunità di Sant’Egidio
promuove ogni anno una Conferenza internazionale dei Ministri della Giustizia che è un laboratorio di dialogo e un workshop internazionale in chiave abolizionista e coinvolge paesi retenzionisti e abolizionisti in un lavoro comune.
“Tutto quello che viene penetra in queste tenebre diventa distorto e questo ha un effetto perverso sui rapporti con tutto e tutti. E’ difficile mantenere sentimenti umani, quando devo combattere la rabbia per le enormi umiliazioni che mi hanno inflitto. Condannare a morte un uomo è una cosa. Ma un’altra è chiuderlo tra mura di isolamento e segregazione, spogliarlo di qualsiasi autentica relazione umana, tagliarlo da tutto ciò che rende bello il suo mondo interiore, da tutto ciò che lo rende umano. Tutto quello che viene penetra in queste tenebre diventa distorto. Energie buone o cattive, la vita, la vita è come acqua, per sua natura tende a scorrere, e quando non può diventa stagnante. Il mio mondo interiore è fatto di tanti ricordi e tanti desideri, a cui non è dato di scorrere. Non ho altro modo per realizzarli che scrivere, disegnare, parlare durante le visite. Quindi non ho altra scelta che osservarli mentre si corrompono” . (Dalle lettere di un condannato a morte, Braccio della morte di Livingston, Texas, US, 2005).