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January 2 2009 | ITALY

USA/Italia

Sister Prejean's new book Death Of Innocents now published in Italy. She is optimistic about the future with the new President.

 
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FAMIGLIA CRISTIANA N.1 DEL 4.1.2009

 

PENA DI MORTE

SUOR HELEN PREJEAN SPERA NEL NUOVO PRESIDENTE

OBAMA DIRÀ STOP

Secondo la religiosa cattolica, autrice di Dead man walking, che ha pubblicato un nuovo libro per la San Paolo, il neoeletto «sarà un riformatore, anche sulla giustizia».

 

La pena di morte è un crimine di Stato. Ancora più orrendo quando a essere condannati sono degli innocenti, messi in carcere perché indigenti ed emarginati, magari con precedenti penali o con deficienze psichiche, alcolizzati e malvisti dalla comunità, privi dei mezzi per procurarsi una difesa legale valida e competente.

Non siamo nel campo della pura possibilità. Nella democratica ed efficiente America è già accaduto che fossero condannati a morte uomini che non avevano commesso il reato. Innocenti come forse lo erano Dobie Williams e Joseph O’Dell, entrambi uccisi, l’uno dopo aver rifiutato di essere condotto nella camera della morte in sedia a rotelle perché, nonostante i problemi di deambulazione, voleva andarsene con dignità, sulle proprie gambe; l’altro dopo avere cercato di difendersi da solo in tribunale.

Della loro innocenza è convinta suor Helen Prejean, la suora cattolica americana che da quasi trent’anni combatte contro la pena di morte, diventata famosa nel mondo grazie al film del 1995 Dead man walking, tratto dal suo libro omonimo, con l’attrice Susan Sarandon nei suoi panni. Dei casi di Dobie Williams e Joseph O’Dell suor Helen fa un appassionato resoconto, ricco di particolari inquietanti, nel libro La morte degli innocenti (Edizioni San Paolo, 428 pagine, 29 euro), pubblicato di recente.

«Sono stata abituata a pensare che l’America possieda il miglior sistema giudiziario del mondo, ma negli ultimi anni ho imparato che la realtà è ben diversa», scrive suor Helen nel libro. «Per quale motivo, da sempre, gli Stati del Sud sono quelli che praticano con maggior frequenza l’uccisione per mano pubblica, rendendosi responsabili dell’80 per cento delle esecuzioni di tutti gli Stati Uniti?». Raggiunta al telefono in Louisiana, suor Helen spiega: «La pena di morte è un processo estremamente selettivo. Teoricamente, viene esercitata per i crimini più atroci, ma otto sentenze su dieci riguardano omicidi di gente bianca.

Le esecuzioni per reati su vittime di colore sono estremamente rare. Se in teoria ci sono delle regole, in pratica i pregiudizi sociali e culturali legati alla storia del Paese agiscono con forza».

Nel caso di Joseph O’Dell, suor Helen ricorda con commozione l’impegno dell’Italia, in prima linea per la sua grazia. Anche papa Giovanni Paolo II levò la sua voce per chiedere di fermare il boia. Invano. O’Dell è stato giustiziato per iniezione letale il 24 luglio 1997 nel carcere di Greensville (Virginia). Il suo corpo è stato seppellito in Italia, a Palermo.

«Nel 1997 scrissi una lunga lettera al Papa, in cui lo esortavo al rifiuto netto della pena di morte sulla base del principio dell’inviolabilità e della dignità di ogni persona. Durante la sua visita a Saint Louis nel 1999 Giovanni Paolo II per la prima volta pronunciò apertamente il suo no categorico alla pena di morte».

Da allora, osserva suor Prejean, i cattolici, e soprattutto i più giovani, negli Stati Uniti rappresentano il gruppo religioso più impegnato contro la pena capitale. I vescovi americani oggi si mobilitano spesso per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’urgenza di questo tema.

Suor Helen non ha ancora incontrato papa Benedetto XVI, ma ricorda che «nel 1997 fu l’allora cardinale Ratzinger ad annunciare la modifica al Catechismo cattolico proprio in tema di pena capitale».

L’esecuzione di Stato vige ancora in 38 dei 50 Stati; la stragrande maggioranza avviene in una manciata di Stati. Ma 26 vi ricorrono solo in casi rarissimi. È un segno di speranza. Tra le pieghe dell’America qualcosa sta cambiando.

Gli americani ne sanno poco

«Secondo le statistiche, il consenso alla pena capitale sta via via diminuendo. Grazie all’impegno dei Citizen innocence projects, organizzazione di volontari, 130 condannati a morte sono stati liberati perché innocenti». Eppure, nelle campagne presidenziali la pena di morte non viene mai sfiorata dai candidati. Neanche alle ultime elezioni.

«Questo avviene perché gli americani in realtà conoscono molto poco della pena di morte, non sono così coinvolti e sensibili al tema, non ne discutono. In termini politici, i candidati presidenziali sanno bene che la pena capitale non sposta le preferenze, non attira voti, non crea dibattito». Ma suor Helen ha una convinzione: la pena di morte in America ha i giorni contati. In questo cambiamento, Barack Obama avrà un ruolo fondamentale. «L’elezione di Obama è stata un miracolo. Sarà un presidente riformatore e, sono certa, lo sarà anche in tema di giustizia».

 

Luciano Scalettari

 

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