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August 25 2010 | SWITZERLAND

Switzerland

Group seeks to restore death penalty by referendum

 
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La Repubblica

Svizzera, nostalgia del boia è in arrivo un referendum

Raccolta di firme per giustiziare i pedofili assassini. Ieri il via libera della Cancelleria federale: ai promotori servono 100mila adesioni

FRANCO ZANTONELLI

LUGANO - La Svizzera potrebbe trovarsi nella condizione di dover reintrodurre la pena di morte per i delitti a sfondo sessuale compiuti da pedofili. A stabilirlo sarà un referendum, se i fautori della proposta riusciranno a raccogliere le 100 mila firme necessarie per indirlo. Promotore del ripristino della pena capitale è un comitato guidato da Marcel Graf, un informatico di 35 anni che vive a Knonau, nel Canton Zurigo. Graf afferma di aver sofferto, nel corso della sua vita, per l'uccisione di un bambino da parte di un maniaco. "Un fatto strettamente privato, su cui non intendo soffermarmi oltre", ha poi tagliato corto.

I sostenitori della pena di morte, in un Paese che l'ha abolita nel 1942, chiedono anche che il boia, una volta che il tribunale abbia emesso la condanna, agisca in fretta. "Il giudice - afferma il testo che si vuole sottoporre al voto popolare - fissa la data della sentenza a non più di 3 mesi dal giudizio del tribunale". Perché la Svizzera assomigli al far west dei pioneri, dove i malfattori venivano giustiziati in modo sbrigativo, Graf deve raccogliere, insieme ai suoi alleati, 100 mila firme entro il 24 febbraio del 2012. Lo ha stabilito, ieri a Berna, la Cancelleria federale che, in sostanza, ha dato il via libera all'iniziativa.

La raccolta di firme è già pronta a partire. Al punto che Graf ha già attivato un sito internet per sostenere la necessità di giustiziare i pedofili assassini. Poi, se di qui a sei mesi la petizione avrà successo, la palla passerà al Parlamento elvetico, che dovrà esprimere il proprio parere. Ed è proprio su questo passaggio che si concentrano le critiche dei costituzionalisti, come il docente di Diritto pubblico all'università di Zurigo Georg Müller. Secondo Müller, infatti, l'eventuale esame del potere legislativo arriverà troppo tardi. "Quando 100 mila persone hanno firmato un testo - avverte il giurista - la pressione sul Parlamento è troppo grande per indurlo a dichiararlo nullo". La speranza di molti, quindi, è che, come avvenne nell'85 con un tentativo andato a vuoto di reintrodurre la pena capitale nei confronti dei trafficanti di droga, sia proprio la mancanza delle firme necessarie ad evitare al Parlamento svizzero un dibattito imbarazzante. Anche perché la Confederazione, aderendo alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, si è impegnata a "rinunciare alla pena capitale in tempo di pace come di guerra".

"Una volta ancora ci troviamo di fronte al dilemma del rispetto parallelo dei diritti popolari, dei diritti fondamentali e dei nostri impegni internazionali", hanno fatto notare, praticamente all'unisono, ieri, molti commentatori. Il riferimento più immediato è al voto del 2009, quando il 57 per cento dei cittadini, ribaltando ogni pronostico, disse no alla costruzione di nuovi minareti in Svizzera, suscitando la condanna dell'Onu e di Amnesty International, oltre che del mondo islamico.

Oggi non c'è un partito, neppure l'Unione democratica di centro, il forte movimento di destra di Christoph Blocher, che spenda una parola a sostegno della reintroduzione della pena di morte. Eppure il presidente democristiano, Christoph Darbellay, non si fida e teme che i referendum, vanto della democrazia diretta elvetica, facciano "sempre più il gioco di estremisti e populisti". Tanto più che Marcel Graf, con la sua campagna, tocca un tasto sensibile come la lotta alla pedofilia: la maggioranza degli svizzeri, nel maggio scorso, accolse con quasi il 52 per cento di voti a favore (e contro il parere di governo e Parlamento), la proposta di rendere imprescrittibili le violenze sessuali contro i bambini. La questione si giocherà sul filo delle emozioni e, nella memoria di molti, c'è ancora il visino di Ylenia, la bimba 5 anni e mezzo che, nel luglio del 2007, venne rapita e uccisa da un maniaco.  

 

Ansa

SVIZZERA: INITIATIVA PENA DI MORTE, OK A RACCOLTA FIRME

 GINEVRA - Primo via libera formale in Svizzera all'iniziativa popolare che vuole ripristinare la pena di morte capitale per chi si macchia di un assassinio accompagnato da abusi sessuali: i promotori del controverso testo possono infatti avviare la raccolta delle firme necessarie per sottoporlo al voto popolare, ha stabilito a Berna la Cancelleria federale, competente in materia.

La domanda di iniziativa ''soddisfa formalmente le esigenze legali'', scrive la Cancelleria cui non spetta l'esame del contenuto del testo. ''La validita' dell'iniziativa - si precisa - verra' esaminata dall'Assemblea federale (parlamento) in caso di riuscita formale'', della raccolta delle 100mila firme entro i prossimi 18 mesi. Intitolato ''Pena di morte in caso di assassinio in concorso con abusi sessuali'', il testo afferma che ''chiunque commette un omicidio intenzionale o un assassinio, in concorso con atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale o violenza carnale, perde il diritto alla vita ed e' punito con la pena di morte''. Secondo il promotore principale Marcel Graf, le persone all'origine del progetto non fanno parte di un movimento politico, ma sono parenti o conoscenti di una vittima. Il parlamento svizzero potra' invalidare il testo, che ha gia' scatenato una valanga di reazioni, se dovesse ritenere che viola il diritto internazionale imperativo.

La Svizzera ha abolito la pena di morte nel diritto civile nel 1942 e nel codice penale militare nel 1992. Nel 1985 - ricorda l'agenzia di stampa svizzera Ats - era stata lanciata un'iniziativa per la reintrodurre la pena di morte per i trafficanti di droga. Ma i promotori non erano riusciti a riunire in tempo utile le firme necessarie

 

AGI

PENA DI MORTE: SVIZZERA, SI' A RACCOLTA DI FIRME PER  REFERENDUM

Berna, 24 ago. - Il governo elvetico ha autorizzato una raccolta di firme per indire un referendum sulla reintroduzione della pena di morte, abolita 68 anni fa. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale l'esecutivo elvetico ha oggi dato il via libera alla richiesta presentata da un comitato di sette persone, che adesso ha tempo fino al 24 febbraio 2012 per raccogliere le 100mila firme necessarie per indire la consultazione popolare. Dietro l'iniziativa non c'e' nessun partito o raggruppamento politico, poiche' essa e' partita da un cittadino nel cui ambito familiare si e' verificato un omicidio a sfondo sessuale. Il comitato iniziatore chiede infatti che in Svizzera venga reintrodotta la professione del boia per gli "omicidi compiuti dopo un abuso sessuale su minori o in seguito ad uno stupro". Un portavoce del comitato iniziatore ha spiegato che la raccolta delle firme avverra' soprattutto per via telematica, aggiungendo che "in questo modo c'e' la speranza che la raccolta di firme si allarghi da sola".

In Europa l'unico Paese in cui e' ancora in vigore la pena di morte e' la Bielorussia. L'ultima esecuzione capitale e' stata compiuta in Svizzera nel 1940. (AGI) Cle/Fab 241624 AGO 10

 

Reuter

Swiss group seeks to restore death penalty * Group wants referendum on death penalty for sex murders * Must collect 100,000 signatures; no political backing

ZURICH, Aug 24 - A group of seven Swiss citizens are attempting to have the death penalty reintroduced, almost 70 years after its abolition, the government said on Tuesday.

The initiators, who want the death penalty for murder in combination with sexual abuse, have until February 2012 to collect the 100,000 signatures necessary to call a referendum.

The Swiss chancellery said all technical requirements for a "popular initiative" had been met, and the process of gathering signatures could begin.

However, none of the political parties has voiced support so far, making the chances of getting the measure passed slim.

Switzerland abolished capital punishment in 1942. Among those who have already publicly opposed re-introduction is Christoph Blocher, charismatic former justice minister and influential vice-president of the right-wing SVP party.

Referendums are common in Switzerland, and have been held on issues ranging from health insurance to smoking bans.

Long known for a tradition of political neutrality and respect for human rights, Switzerland last stirred international controversy when citizens voted in November 2009 to ban the construction of new minarets.

In 1985 a group launched a similar initiative to mandate capital punishment for drug dealers, but failed to get enough signatures, the website swissinfo said.

According to Amnesty International, 58 countries still have the death penalty, with Belarus the only one in Europe. China, Iran, Iraq, Saudia Arabia and the United States carried out the most executions last year.

Government documents show that among the initiators is Marcel Graf, from the canton of Zurich, who told the daily NZZ he had launched the campaign after someone he knew was killed.

"The death penalty is the logical and just punishment for such crimes," the initiators said on their website, www.todes-strafe.ch Should the initiators get enough signatures, parliament would still have to give approval before a referendum could be held. A "Yes" vote would in turn require an absolute majority of the popular vote plus a majority of cantons (states).

(Reporting by Catherine Bosley; Editing by Kevin Liffey)

 

EFE

Irrumpe en Suiza debate sobre pena de muerte con iniciativa para reinstalarla

Ginebra, 24 ago - El debate sobre la pena de muerte, abolida en Suiza en 1942, ha irrumpido con fuerza en el país alpino tras conseguir los partidarios de este castigo que se autorice la recogida de firmas para convocar un referendo de cara a su reintroducción en ciertos casos.

Los responsables de esta iniciativa no pertenecen a ningún partido -de hecho todo el espectro político helvético se ha expresado ya en contra- sino que se trata de un oscuro Comité aglutinado en torno a los familiares de una víctima de asesinato con abuso sexual.

Precisamente para los casos de "asesinato agravado con abuso sexual sobre un menor" es para el que demandan la reintroducción de la pena capital, según dijo el portavoz de dicho comité, Marcel Graf.

Este grupo tiene desde un plazo desde hoy hasta el 24 de febrero de 2011 para recoger las 100.000 firmas exigidas para poder convocar un referendo.

La Cancillería federal sentenció hoy que, en el aspecto formal, la iniciativa cumple todos los requisitos para poderse autorizar la recogida de firmas, a pesar de que políticos, expertos y constitucionalistas ya advierten desde hace días de que el regreso de ese castigo letal va en contra de la Constitución y de los compromisos internacionales de Suiza.

Según el particular sistema político suizo, donde se someten a consulta popular casi todas las cuestiones, si se reúnen 100.000 firmas, el Parlamento deberá pronunciarse sobre el fondo de la iniciativa desde el punto de vista político, invalidarla si considera que va en contra del derecho internacional o aceptar someterla al pueblo.

"No hay ninguna duda de que habrá cien mil ciudadanos que aprueben un texto en el que se propone eliminar a individuos considerados como irrecuperables... pero nos sorprende que haya sido admitido por las instancias federales en detrimento de las disposiciones constitucionales de Suiza y sus compromisos internacionales", escribía el editorial del diario "24 horas".

"Debemos recordar que la pena de muerte se abolió en 1942 en nuestro país, haciendo de Suiza una punta de lanza abolicionista, y Suiza es además, signataria de los protocolos 6 y 13 de la Convención europea de los derechos humanos, que excluye totalmente ese castigo", agregó.

Frente a estos argumentos, los partidarios de reintroducir la pena capital señalan en su página web que "si se lograra evitar aunque no fuera más que un nuevo crimen, estaría justificada".

Y refutan la tesis de que algún inocente puede ser condenado a muerte por error, señalando que "esos criminales dejan pruebas evidentes sobre su víctima o en el lugar de los hechos... y las técnicas modernas de investigación hacen imposible que se condene a un inocente".

Todos los partidos políticos suizos -incluso el ultranacionalista UDC, que ha promovido iniciativas controvertidas como la prohibición de los minaretes o la expulsión de los criminales extranjeros de Suiza- se han mostrado escandalizados con la propuesta sobre la pena de muerte.

La Asociación Manos Blancas, conocida por su combate contra los crímenes pedófilos, también está sorprendida.

"Nunca hemos oído hablar de ese comité. Esta iniciativa me causa estupor. Claro que siempre que hablamos de crímenes pedófilos encontramos a gente que nos dice que hay que restablecer la pena de muerte, pero de ahí a incluirlo en la Constitución...", se lamenta la presidenta de esta asociación, Christine Bussat.

La sección suiza de Amnistía Internacional, alarmada por el repunte de este debate, recordó hoy que se trata de "un castigo inhumano" y "sin ningún efectos disuasorio".

Según la modificación constitucional propuesta por los partidarios de la pena de muerte, ésta debería ejecutarse en los tres meses siguientes a la condena.

Los comentaristas también han empezado a cuestionar el sistema de examen de estas iniciativas populares, puesto que el Parlamento sólo se pronunciará sobre su valor "político" una vez recogidas las, al menos, 100.000 firmas.

"Si se ha recogido ese número de firmas, la presión sobre el Parlamento es muy grande para que simplemente declare nulo un texto", señala el profesor de derecho público Georg Muller.

En su opinión, dicho examen político -y no sólo formal- debería tener lugar en una etapa mucho anterior para evitar llegar a ese extremo.

Las últimas ejecuciones en Suiza se remontan a la Segunda Guerra Mundial, cuando 17 personas fueron fusiladas.

 

AP

Swiss campaigners hope to revive death penalty - Updates with details, background, quotes; Adds

byline.

By FRANK JORDANS

GENEVA - Swiss death penalty advocates can start collecting signatures for a referendum on whether to restore capital punishment in the Alpine republic after almost 70 years, the government said Tuesday.

An announcement in the federal bulletin said the documents submitted by campaigners meet formal legal requirements.

The group now has until Feb. 24, 2012, to collect the 100,000 signatures needed to call a popular vote on reintroducing the death penalty for murders involving exual abuse, the announcement said.

Switzerland eliminated capital punishment from its criminal statutes in 1942. The last civilian to be executed in Switzerland was beheaded in 1940. The death penalty remained part of Switzerland's military law until 1992, though the last executions took place by firing squad in 1944.

Authorities have yet to examine whether the death penalty would be constitutionally legal and in line with Switzerland's international obligations, including the European Convention on Human Rights.

Government spokesman Andre Simonazzi said if parliament finds that capital punishment would breach the Swiss constitution or international treaties it can block the referendum from taking place.

The proposal to reinstate the death penalty has drawn criticism from all sides of the political spectrum and comes less than a year after Switzerland made headlines worldwide by voting to ban the construction of minarets.

A spokesman for human rights group Amnesty International in Switzerland, Daniel Graf, said reintroducing capital punishment would put Switzerland at odds with a general trend around the world to abolish the death penalty. The only country in Europe that still practices the death penalty is Belarus, he said.

«I don't think many people will support this proposal,» said Graf. «In Switzerland, there is a broad consensus across party lines that the state shouldn't kill and must respect basic human rights.»

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