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November 3 2012 | JAPAN

JAPAN – 29 October 2012, Conference in Tokyo: The Japanese society raises questions and expectations. Something new started in a political and institutional difficult and confusing moment (IT)

 
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NO JUSTICE WITHOUT LIFE

Tokyo, 29 ottobre 2012

 

Il 29 ottobre si è svolta a Tokyo, promossa ed organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, la prima Conferenza Intenzionale dal titolo “No Justice Without Life”, una sigla che contraddistingue da molti anni il lavoro di Sant’Egidio nel mondo, per una moratoria universale della pena di morte, verso la sua completa abolizione.

Sono quasi 45 anni che la Comunità di Sant’Egidio, da Roma al mondo intero, lavora ogni giorno per la giustizia e per la vita degli uomini e delle donne di ogni società. Seppure espresso in lingue e culture diverse, il metodo ovunque è lo stesso: rivolgersi per primi ai più deboli e ai più emarginati, a quelli esclusi, dimenticati o addirittura rifiutati e lavorare per la loro giustizia. Quella sarà la giustizia per tutti. Lo strumento è solo uno: il dialogo e l’amicizia. Perché il dialogo cambia il mondo e lo rende umano per tutti.

Questo itinerario di lavoro per la giustizia e per la vita ha portato Sant’Egidio nei luoghi del dolore, della malattia, della guerra. E’ iniziata così anche una presenza nelle carceri, luoghi di sofferenza per tanti e, in particolare, una amicizia personale ed una corrispondenza con i condannati a morte. Daquesta amicizia nasce l’impegno della Comunità nella battaglia per l’abolizione della pena di morte. Ormai da molti anni Sant’Egidio è impegnata, a livello internazionale, insieme ad altre organizzazioni, a lavorare per una moratoria mondiale delle esecuzioni capitali, verso un mondo senza pena di morte.

Tutto a partire dalla convinzione che la pena di morte è una trasgressione al diritto alla vita, che è universalmente riconosciuto. Essa non solo non serve a fermare la violenza, ma al contrario è un modo di legittimare la violenza, in quanto lo Stato stesso sopprime legalmente vite umane.

Questi i fondamenti e l’esperienza vissuta negli anni che ci hanno portato a progettare ed a realizzare la Conferenza di Tokyo. Perché a Tokyo, perché in Giappone?

Da circa 25 anni Sant’Egidio è impegnata in un rapporto costante con diverse realtà politiche, religiose e civili della società giapponese. Dal 1987 ad oggi molte missioni di delegazioni della Comunità di Sant’Egidio si sono recate in molte città giapponesi, con progetti culturali, di dialogo interreligioso, di educazione alla pace, di solidarietà con le fasce più deboli e di fronte alla calamità naturali (recenti gli ultimi progetti, tra cui quello di aiuto a Rikuzentakata, area nel Tohoku, dopo lo tsunami del 2010, etc.).

Un capitolo particolare riguarda l’impegno umano e culturale per la difesa dei diritti umani e sulla pena di morte.

Oltre ad aver ospitato nel suo sito, fin dalla fine degli anni novanta, numerosi appelli per la sospensione di esecuzioni in Giappone, la Comunità di Sant’Egidio ha promosso a partire dal 2003, assieme ad altre organizzazioni, una serie di conferenze sul tema della pane di morte dal titolo "Together for Life”. Gli incontri – tenutisi negli anni sia a Tokyo che a Kyoto, hanno visto sempre la partecipazione di Amnesty International Giappone, di diverse associazioni giapponesi che si battono in difesa dei diritti umani e di diverse comunità appartenenti alle religioni tradizionali giapponesi e alla Chiesa cattolica giapponese. Ne è nato un network interreligioso contro la pena di morte.

Attraverso questo impegno di Sant’Egidio per un dialogo aperto e per un dibattito costruttivo sui diritti umani, svoltosi negli ultimi dieci anni e che ha coinvolto molte realtà diverse, è stato possibile realizzare la Conferenza Internazionale del 29 ottobre scorso, che si è rivelata un momento alto e profondo di riflessione, di ricerca comune e di “rinnovata alleanza” per una battaglia buona e necessaria, quale quella per la moratoria della pena di morte in Giappone oggi.

Scopo della Conferenza era quello di creare un legame tra il Giappone ed il resto del mondo, aprire – in qualche modo – la realtà culturale, sociale e politica giapponese ad un confronto con l’orientamento mondiale nei confronti della pena capitale, avvicinare il Giappone alla tendenza sempre più ovunque diffusa di approvare una moratoria universale della pena di morte e, poi, di lavorare per la sua definitiva abolizione.

Si è trattato di un confronto ampio ed approfondito tra personalità internazionali provenienti da esperienze e culture differenti, tutte legate all’impegno per la moratoria universale della pena di morte – questa è stata la conferenza di Tokyo. E l’iniziativa non poteva che produrre un effetto estremamente positivo ed incoraggiante per le stesse organizzazioni giapponesi, rinforzando e sostenendo il loro lavoro sociale e culturale per il riconoscimento dei diritti umani e per la dignità della vita. In una parola, la Conferenza di Tokyo ha rappresentato – forse per la prima volta, almeno per alcune realtà – la rottura dell’isolamento e la costruzione di un promo ponte tra le isole giapponesi e il resto del mondo.

Se ancora molto è il lavoro da compiere nella società del Sol Levante per coinvolgere e dialogare con le istituzioni e la realtà politica sul tema della pena di morte, tuttavia si può affermare che con “No Justice Without Life” si è realizzata una prima apertura, si è costruito un primo saldo legame, almeno tra le significative realtà giapponesi dell’impegno contro la pena di morte e tante altre realtà internazionali, europee ed americane. Insieme molto di più è possibile. Insieme si è tutti più forti e più incoraggiati. E’ emersa una nuova dimensione del Giappone, forse una dimensione antica e profondamente tradizionale, persa poi nella fretta della rincorsa della modernità. Una dimensione che oggi, attraverso l’esperienza vivificante del dialogo, è stata ritrovata. La dimensione di uno sguardo e di un confronto costruttivo della società giapponese verso il resto del mondo, la dimensione di un Giappone più positivo, pieno di un senso gioioso della vita e meno freneticamente preoccupato di difendersi dall’imbarazzo dello straniero. Un Giappone armonioso e collettivo, desideroso di ascoltare e di riflettere e, con un senso di larga solidarietà, di impegnarsi per una vita migliore e più umana per tutti.

Questa è stata la Conferenza di Tokyo dello scorso 29 ottobre.

L’avvenimento si è rivelato un fatto estremamente significativo, una sorta di svolta nella riflessione sul tema della pena capitale in Giappone, sia dal punto di vista della larga partecipazione e dell’interesse suscitato, sia per la ricchezza e la profondità dei contenuti trattati dai numerosi relatori che sono intervenuti. Si potrebbe descriverlo come un grande coro polifonico che ha cantato un inno alla vita, anche per la struttura dell’evento stesso: polifonico perché composto da contributi verbali, interventi musicali, riflessioni poetiche, video e tanto altro. Insomma, un lungo pomeriggio di riflessione, seguendo il filo di un percorso comune che ha toccato, e più di una volta in profondità – grazie alla varietà dei contributi, rappresentativi di ogni componente umana, sociale e culturale della società – tanti aspetti riguardanti il problema della pena di morte e, quindi, il valore della vita. Testimoni e personalità dall’Europa e dagli Stati Uniti; rappresentanti delle istituzioni, del mondo della politica, della cultura, della stampa, dell’arte; voci delle grandi tradizioni, ma anche esponenti delle nuove generazioni hanno preso la parola ed offerto il loro contributo, di riflessione e di esperienza.

I lavori della giornata di sono articolati in diverse sessioni. Dopo una introduzione ai lavori, che ha indicato le motivazioni di fondo che hanno spinto la Comunità di Sant’Egidio a promuove una iniziativa del genere, la prima sessione si è aperta con la relazione di Mario Marazziti, che ha sviluppato un’ampia riflessione sul panorama internazionale riguardo il dibattito sulla pena capitale ed è entrato concretamente e con precisione nel merito della situazione giapponese. Ha fatto seguito un profondo ed interessante contributo di Kate Lowenstain, rappresentante del “Murder Victims’ Families for Human Rights”, dagli Stati Uniti. La via – ha sostenuto – è quella della riconciliazione e del perdono: la vendetta non è mai giustizia. Ha preso quindi la parola, descrivendo l’impegno istituzionale in Giappone, di chi lavora a livello legislativo per la revisione della pena capitale, Mizuho Fukushima, parlamentare giapponese, membro della Lega per l’Abolizione della Pena di morte. Ha sottolineato l’importanza del legame tra il Giappone e la realtà intenzionale.

A questo punto Curtis Mc Carthy ha offerto, suscitando grande impressione e partecipazione del pubblico, la sua testimonianza di ex condannato, residente per venti anni nel braccio della morte e poi liberato perché finalmente riconosciuto innocente. Le sue parole e i suoi silenzi hanno portato tutti ad una profonda riflessione.

Ma un elemento fondamentale è stato quello della partecipazione e del sostegno autorevole alla Conferenza da parte delle diverse istituzioni Europee: Commissione, Parlamento e Unione, ben espresso dall’intervento in video del Vice Presidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella e dal successivo intervento in sala di Hans Dietmar Schweisgut, Capo della Rappresentanza dell’Unione Europea in Giappone. Il sostegno forte dell’Europa ha costituito un aspetto prezioso dell’intera conferenza. Questa prima sessione, che ha rappresentato la parte internazionale dell’incontro, si è conclusa con l’intervento in video di Sua Santità Benedetto XVI, riguardante le parole di condanna della pena di morte del Santo Padre rivolte ai Ministri della Giustizia di diversi Paesi, nel 2011, in occasione del convegno annuale sul tema organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma.

Sono seguite altre cinque sessioni di diversa durata, nelle quali esponenti di mondi differenti – si è trattato di un vero mosaico, ricco di diversi punti di vista – hanno trattato il tema della pena di morte da diverse angolature. Una sessione ha raccolto le testimonianze e le riflessioni di Norimichi Kumamoto, giudice del famoso caso Hakamada – innocente ancora oggi nel braccio della morte da 32 anni – e quella di un giornalista giapponese ed uno italiano sull’aspetto dei media e la pena di morte.

La successiva sessione ha raccolto le voci degli esponenti delle più grandi Organizzazioni giapponesi che lavorano attivamente per la difesa dei diritti umani e l’abolizione della pena di morte, come Amnesty International, Bar Association, Forum 90, Center for Prisoners’ Rights, ADPAN, Japan Interreligious Network Against the Death Penalty, ed altre. Si è trattato di un panorama ampio e concreto al tempo stesso, fatto di lavoro e di impegno quotidiano  nel contatto diretto con i condannati a morte e con i carcerati. Parlare insieme si è rivelato un fatto prezioso ed incoraggiante reciprocamente, liberante da un senso spesso frequente di isolamento.

L’avvocato Kiyoshi Abe, difensore di Sachiko Edo, la donna eseguita lo scorso 27 settembre a Sendai, ha aperto la sessione successiva, nella quale sono poi intervenuti il compositore e direttore di orchestra Kan Ito e un giovane studente universitario, in rappresentanza delle nuove generazioni, che ha espresso con decisione il desiderio di un Giappone senza pena di morte presto e per il futuro. Hanno concluso la sessione le parole autorevoli del filosofo Tesuya Takahashi, che ha offerto al pubblico una ragionevole, intelligente ed illuminante riflessione sull’assurdità della pena di morte per ogni Stato democratico e moderno.

A questo punto l’attenzione della sala si è raccolta con interesse e coinvolgimento di fronte alla testimonianza dell’ex condannato a morte giapponese Sakae Menda, venuto da lontano apposta per l’evento. Le sue parole sono state toccanti ed hanno suscitato grande commozione.

Sono state poi decisamente importanti, ed hanno costituito un fatto nuovo, la serie di dichiarazioni contro la pena di morte fatte dai rappresentanti religiosi nell’ultima sessione della Conferenza. In un contesto del genere, infatti, e su un argomento come la pena di morte, considerato in qualche modo una decisione politica, e quindi distinta dal campo religioso in Giappone, si è assistito ad esplicite dichiarazioni delle diverse confessioni religiose – cattolici, anglicani, buddisti, oomoto, musulmani… -  contro la pena capitale. Tale ultima sessione ha in un certo senso “completato” il panorama delle diverse componenti sociali che hanno rappresentato il Giappone di fronte alla pena di morte, nella grande e bella Assemblea di Tokyo.

Tra le varie sessioni di contributi verbali si sono svolti momenti artistici, fatti di contributi musicali tematici sulla pena di morte, momenti commoventi e di grande riflessione, offerti dalla soprano Tiziana Ducati, accompagnata dalla pianista Harumi Saito, e dal maestro Ken Ito, che ha voluto concludere il suo intervento verbale suonando al piano Beethoven e suscitando grande emozione. Le esecuzioni operistiche – in modo appropriato – hanno riguardato esperienze di vicinanza alla morte, attraverso la musica di Donizetti e di Puccini.

Sette i video proiettati durante il convegno: interventi, testimonianze dal mondo, ma anche presentazione del lavoro internazionale della Comunità di Sant’Egidio con “Città per la vita – città contro la pena di morte”, che vedrà la sua manifestazione, come ogni anno, il prossimo 30 novembre, con oltre 1500 città coinvolte e collegate nei cinque continenti.

Cosa è stata la Conferenza di Tokyo? Che cosa è avvenuto, quale il significato, la valutazione, le conseguenze…? Dobbiamo riflettere, capire meglio, continuare sicuramente a parlare con le centinaia di persone che hanno partecipato e con le altre tante centinaia che pur non essendo fisicamente presenti hanno saputo dell’iniziativa, la hanno approvata, hanno espresso il loro parere positivo in tanti modi. Pensiamo solo alle 320 persone che si sono collegate da diverse città del Giappone allo streaming della Conferenza Stampa nel giorno successivo, o alle tante email arrivate all’indirizzo [email protected] aperto in vista di questo grande incontro.

Sicuramente qualcosa di nuovo è iniziato, in un momento difficile e confuso da un punto di vista istituzionale e politico, ma anche pieno di aspettative e di domande che salgono dalla società giapponese. Un punto di svolta, di apertura, di legame nuovo tra il Giappone e il mondo, un punto da cui non si torna indietro. Chiara e decisa l’intenzione di tutti, la sera del 29 ottobre scorso a Tokyo, di continuare insieme, confortati e sostenuti dall’essere insieme, anche se distanti, ma da oggi siamo insieme.

Si è svolta così la prima Conferenza Internazionale “No Justice Without Life” a Tokyo. Parole, immagini, testimonianze e musica. Tutto per dire no alla pena di morte e sì alla vita.

Semplice e bella la conclusione: ancora al piano, questa volta è la giovane Kerin, che suona solo con la mano sinistra. La destra, quando da giovanissima ha imparato a suonare, non era in grado di usarla a causa di una forma di paralisi. Oggi è guarita, potrebbe farlo, ma non vuole farlo finché ancora, in qualche angolo del mondo, sarà praticata la pena di morte. Insieme, nel grande teatro pieno, quella sera, ci siamo tutti augurati che presto Karin potrà suonare il piano con due mani.

 

Alberto Quattrucci

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