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13 Dicembre 2007 | IRAN

Iran

Un quotidiano governativo mobilita l'opinione pubblica contro l'esecuzione di un minore

Ansa

 
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PENA MORTE:IRAN, CAMPAGNA PER SALVARE OMICIDA MINORENNE DOPO LO SHOCK PER L'ESECUZIONE DI MAKWAN MULUDZADEH
TEHERAN, 12 DIC - Una mobilitazione e' in corso in 
Iran per cercare di salvare la vita di un ragazzo di 21 anni, 
Ali Mahintorabi, che entro i prossimi giorni dovrebbe essere 
impiccato per un reato commesso quando ne aveva 16: l'assassinio 
di un compagno di classe durante una rissa.
   A guidare l'iniziativa e' il quotidiano governativo 'Iran', 
che ha chiesto ai lettori di fare sentire la loro voce. 
All'appello hanno risposto persone comuni, ma anche mullah, ''un 
attore cinematografico'' di cui non e' stato reso noto il nome, 
''la madre di tre martiri'', cioe' tre caduti nella guerra con 
l'Iraq, e un regista, Hamid Bubur, che ha espresso l'intenzione 
di fare un film sulla vicenda.
   Il caso e' salito alla ribalta della cronaca dopo che il 5 
novembre a Kermanshah, nel nord-ovest dell'Iran, e' stato 
impiccato Makwan Muludzadeh, un giovane gay anch'egli di 21 anni 
che era stato condannato a morte per il reato di 'sodomia' che 
avrebbe commesso quando aveva 13 anni ai danni di altri due 
ragazzini. Il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Mahmud 
Hashemi Shahrudi, aveva ordinato la sospensione dell'esecuzione 
e un riesame del caso, ma l'impiccagione e' comunque avvenuta 
meno di un mese dopo.
   Lo stesso ayatollah Shahrudi, un conservatore moderato, ha 
cercato in piu' occasioni di evitare la forca a condannati per 
delitti commessi quando erano minorenni. E uno di questi casi e' 
quello di Ali Mahintorabi.
   Il giovane e' stato riconosciuto colpevole di avere ucciso 
quasi cinque anni fa con una coltellata un compagno, Masdak, 
durante una lite scoppiata in una scuola di Teheran. La sentenza 
capitale e' stata confermata dalla Corte suprema e quindi 
l'esecuzione dovrebbe essere imminente, a meno che i genitori 
della vittima non concedano il perdono.
   La legge islamica, infatti, prevede che in tal caso 
l'assassino debba solamente scontare pochi anni di carcere e 
pagare alla famiglia della sua vittima un risarcimento, il 
'dieh', o 'prezzo del sangue' per la vita che ha stroncato.
   Secondo Ali, la madre di Masdak sembra intenzionata a 
perdonarlo, ma il padre oppone resistenza. Per dimostrare la sua 
innocenza, Ali chiede che gli venga portato un Corano quando il 
cappio gli verra' messo attorno al collo. ''In quel momento, 
davanti alla morte, giurero' sul libro sacro che sono 
innocente'', ha detto il ragazzo, fiducioso che cio' potra' 
convincere anche il padre del ragazzo ucciso a salvargli la 
vita. 
 
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