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11 Marzo 2008 | CINA

China

Corte Suprema: respinte il 15% delle condanne a morte nel 2007

 
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ANSA-AFP

CINA; CORTE SUPREMA, RESPINTE 15% CONDANNE 2007

PECHINO, - La Corte suprema cinese nel 2007 ha respinto il 15% delle condanne a morte comminate da giurisdizioni inferiori per mancanza di prove o per vizi procedurali.
Lo indica oggi la stampa ufficiale cinese, citando cosi' gli effetti di una riforma varata nel gennaio del 2007 che da' alla Corte suprema l'ultima parola sulle condanne capitali. Una riforma con cui Pechino risponde alla pressione internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani e tenta di restringere il numero delle sentenze capitali e anche il numero di reati per i quali viene applicata.
Secondo quanto riportato dal quotidiano 'Beijing Morning Post' che cita il presidente della Corte suprema, Huang Ermei, gli annullamenti sono stati fatti in quanto ''i fatti che si riferiscono alle condanne in primo grado non sono chiari, le prove insufficienti, le condanne inopportune, le procedure illegali...''.
Secondo l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International (Ai), nel solo 2006 le condanne a morte eseguite in Cina siano state almeno 1.010. Una stima, questa, che si basa sulle poche cifre in materia rese pubbliche da Pechino. Ma secondo Ai il numero reale delle esecuzioni nel piu' popoloso Paese al mondo si attesta fra le 7.500 e le 8.000 l'anno.

_________________________

AFP

Chine: la Cour suprême a rejeté 15% des condamnations à mort

PEKIN, - La Cour suprême chinoise a rejeté 15% des condamnations à mort prononcées en 2007 par des juridictions inférieures par manque de preuve ou vices de procédures, indique samedi la presse officielle.
Selon le Beijing Morning Post citant le président de la Cour suprême, Huang Ermei, ces annulations ont été prononcées car "les faits entourant les condamnations en première instance étaient troubles, les preuves insuffisantes les condamnations inopportunes, les procédures illégales (...)".
La Chine, en butte à des critiques sur ses pratiques en matière de droits de l'Homme, tente de réduire le nombre de crimes passibles de la peine de mort.
Une réforme a été mise en place en janvier 2007 imposant que toutes les condamnations à mort soient examinées par la Cour suprême de Pékin.
Le régime communiste ne communique pas de chiffres sur les exécutions capitales mais l'organisation de défense des droits de l'homme Amnesty International, s'appuyant sur des comptes rendus publics, estime qu'au minimum 1.010 personnes ont été exécutées en Chine en 2006 et que le nombre réel d'exécutions approche plutôt les 7.500 à 8.000 par an.

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