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17 Aprile 2008 | STATI UNITI

USA

La Corte Suprema decide che l'iniezione letale è un mezzo legittimo e "non crudele" di esecuzione dei condannati a morte

 
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ANSA

PENA MORTE:USA,CORTE SUPREMA CONFERMA INIEZIONI LETALI

NEW YORK, 16 APR - La decisione e' stata presa ad ampia maggioranza, sette voti a favore e due contrari, e secondo gli osservatori permette la ripresa delle esecuzioni capitali negli Usa, di fatto sospese dallo scorso settembre in attesa della sentenza odierna.
La Corte ha respinto il ricorso inoltrato da due condannati a morte del Kentucky, secondo i quali l'attuale cocktail di tre sostanze utilizzato nelle esecuzioni sarebbe contrario alla Costituzione degli Stati Uniti, che proibisce qualsiasi punizione ''inusuale e crudele'' dei detenuti.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha una maggioranza di giudici cattolici (cinque su un totale di nove), e la decisione e' stata resa pubblica proprio mentre il Papa era alla Casa Bianca, a pochi isolati dal Palazzo che ospita il tribunale dei tribunali Usa. Il verdetto era atteso entro giugno.

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USA;AMNESTY,INACCETTABILE SENTENZA CORTE SUPREMA

ROMA, 16 APR - Una ''sentenza inaccettabile''. Cosi' Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International, stigmatizza la decisione della Corte suprema federale Usa di respingere il ricorso sull'incostituzionalita' delle esecuzioni tramite iniezione letale. Una decisione che ''rischia, dopo sette mesi di sospensione, di rimettere in moto la macchina della morte in tempi brevi''.
''E' una sentenza inaccettabile, perche' - sostiene il responsabile di Amnesty - e' come se affermi che c'e' un modo umano e indolore di mettere a morte una persona. Che l'iniezione letale sia una forma d'esecuzione crudele e' dimostrato da numerosi casi, in cui questo metodo ha provocato sofferenze indicibili''.
''Ciononostante - conclude Noury - auspichiamo che l'attuale fase di ripensamento sull'uso della pena di morte negli Usa e i sette mesi di moratoria contribuiscano a convincere l'opinione pubblica e le autorita' dei singoli Stati degli Usa che, come affermato chiaramente a dicembre dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, della pena di morte si puo' e si deve fare a meno''.

Con una mossa a sorpresa, perche' ha deciso di anticipare i tempi previsti di diverse settimane, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato oggi a Washington che l'uso delle iniezioni letali (un cocktail di tre sostanze) per i condannati a morte del Kentucky e' legale.
Il presidente della Corte John Roberts, un cattolico, ha giudicato, in una opinione pubblicata oggi in coincidenza con la visita del papa negli Usa, che la procedura in vigore nello Stato ''rispetta l'ottavo emendamento della costituzione degli Stati Uniti'', che proibisce qualsiasi punizione ''crudele e inusuale'' dei detenuti.
La decisione e' stata presa ad ampia maggioranza, sette voti a favore e due contrari, e secondo gli osservatori dovrebbe permettere, forse con qualche eccezione, la ripresa delle esecuzioni capitali negli Usa, sospese dallo scorso settembre in attesa della sentenza odierna.
La Corte ha respinto il ricorso inoltrato da due condannati a morte del Kentucky, secondo i quali l'attuale cocktail di tre sostanze (un sedativo, un prodotto paralizzante oltre alla sostanza killer) utilizzato nelle esecuzioni sarebbe contrario alla Costituzione.
La Corte Suprema ha una maggioranza di giudici cattolici (cinque su un totale di nove), e la decisione e' stata resa pubblica proprio mentre il Papa era alla Casa Bianca, a pochi isolati dal Palazzo in stile neo-greco che ospita il tribunale dei tribunali Usa. Il verdetto era atteso entro luglio, e si sono espressi contro Ruth Bader Ginsburg, la piu' 'liberal' dei nove, e David Souter, un indipendente.
Il ricorso dei due condannati a morte del Kentucky, Ralph Baze e Thomas Bowling, non aveva come obiettivo di evitare la loro esecuzione. I due chiedevano semplicemente di essere uccisi con una dose massiccia di barbiturici, come succede ogni giorno per gli animali, visto che il cocktail dei tre prodotti letali e' risultato molto doloroso in alcuni casi.
Nella sua opinione (ma questo passo e' stato condiviso da tre giudici soltanto), Roberts sostiene che Baze e Bowling non sono stati in grado di dimostrare che l'iniezione letale praticata con i tre prodotti sia decisamente piu' dolorosa della alternativa da loro proposta.
Convinto che la tecnica attuale sia storicamente la meno dolorosa di tutte, il presidente ha scritto che il barbiturico ''presenta una serie di problemi, e non e' mai stato provato in nessuno Stato''. Il Kentucky ha praticato una sola iniezione letale e che non ci sono stati problemi, ricorda Roberts: un fatto che nessuno ha d'altronde contestato.
Prima della moratoria di fatto scattata il 25 settembre, nel 2007 42 condanne a morte erano state eseguite negli Stati Uniti, un minimo storico. Ora le esecuzioni dovrebbero riprendere, ma forse non in Stati come la Florida, l'Ohio o la California, dove ci sono stati in passato casi particolarmente dolorosi e contestati, dove le procedure dovranno probabilmente essere riviste, e dove ricorsi a ripetizione non sono da escludere.
Secondo il Death Penalty Information Center (Dpic), le esecuzioni in programma sono al momento due. In Virginia c'e' il caso di Edward Nathaniel Bell, un nero accusato di avere ucciso un poliziotto, che doveva essere ucciso l'8 aprile ma il Governatore Timothy Kaine, in attesa proprio della sentenza odierna, ha rimandato l'esecuzione a dopo il 24 luglio.
In Lousiana, l'esecuzione di Darrell Robinson, un bianco condannato a morte per avere ucciso una famiglia di 4 persone, e' in calendario il 15 luglio

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AP

US justice says death penalty is unconstitutional

WASHINGTON - Justice John Paul Stevens, a key vote on the U.S. Supreme Court in upholding the death penalty 30 years ago, now says he believes capital punishment is unconstitutional.
Stevens on Wednesday became the first of the nine sitting justices to say the death penalty violates the U.S.
Constitution's Eighth Amendment ban on cruel and unusual punishment.
«I have relied on my own experience in reaching the conclusion that the imposition of the death penalty represents 'the pointless and needless extinction of life with only marginal contributions to any discernible social or public purposes. A penalty with such negligible returns to the state (is) patently excessive and cruel and unusual punishment violative of the Eighth Amendment,»' he said in a concurring opinion rejecting a challenge to lethal injections in Kentucky.
He said, however, that he will respect court precedents in favor of capital punishment, explaining why he voted against the death row inmates in the state of Kentucky.
Stevens' comments are reminiscent of the public conversion of Harry Blackmun, months before his retirement in 1994.
Blackmun repudiated his career-long acceptance of capital punishment and declared himself opposed to the death penalty in all circumstances.
«The death-penalty experiment has failed. I no longer shall tinker with the machinery of death,» Blackmun wrote.
Two other justices who served many years with Blackmun _ William Brennan and Thurgood Marshall _ were longtime death penalty opponents who most often were in the minority in capital cases.
Stevens, who turns 88 on Sunday, has given no indication that he plans to retire. He was new to the court when he co-authored the controlling opinion in 1976 that held that the death penalty is constitutional.
On Wednesday, he urged his colleagues to re-examine the constitutionality of capital punishment because of concerns that it is used in a racially discriminatory way and risks executing the innocent.

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EFE

Tribunal Supremo abre la puerta para la reanudación de ejecuciones en EE.UU.

Orlando Lizama Washington, 16 abr.- El Tribunal Supremo abrió hoy la puerta para la reanudación de las ejecuciones en EE.UU. al dar visto bueno al uso de inyecciones letales, pese al rechazo de grupos de defensa de los derechos humanos nacionales e internacionales.
La máxima autoridad judicial del país puso fin a una virtual moratoria de ocho meses en las ejecuciones al determinar que la inyección letal como método de aplicación del castigo es constitucional.
El cuestionamiento al método fue planteado en septiembre del año pasado en Kentucky por dos condenados a muerte que argumentaron que la inyección letal violaba la Constitución al infligir un dolor cruel e innecesario al condenado.
Ese argumento fue rechazado por siete votos contra dos y ahora "las ejecuciones se pueden reanudar en cualquier momento tras la moratoria voluntaria que aplicaron la mayoría de los 35 estados donde rige el castigo", señaló a Efe Deborah Denno, profesora de la Escuela de Derecho de la Universidad de Fordham, en Nueva York.
La próxima ejecución con inyección letal está prevista para el 15 de julio en Virginia. La siguiente deberá realizarse seis días después en el estado de Luisiana.
El Tribunal Supremo restableció la pena de muerte en 1976 y desde ese año han sido ejecutadas 1.099 personas, la mayoría de ellas mediante una inyección letal.
"El problema no era la constitucionalidad de la pena de muerte.
El problema era el método en Kentucky que, según los condenados, violaba la Octava Enmienda de la Constitución, que prohíbe la crueldad en el tratamiento de las personas", señaló Denno.
La moratoria ya no está en efecto, pero esta decisión también significa que el método podrá ser cuestionado en otros estados que utilicen una fórmula diferente a la de Kentucky, agregó.
Ese estado emplea el compuesto tiopental sódico, un anestésico poderoso que deja inconsciente al reo; luego se administra pancorio, que paraliza los músculos, y finalmente potasio, que detiene el corazón del ejecutado.
Los opositores a este método aducen que si el primer compuesto no se administra de manera eficaz, el segundo induce una sofocación y parálisis consciente aterradoras, y el tercero inflige un terrible dolor ardiente mientras avanza por las venas.
Los dos reos que presentaron la petición al Supremo no pedían que se cancelara su ejecución, sino que se les administrara una sola inyección, un barbitúrico, que no causa dolor pero sí la muerte.
La Unión
de Libertades Civiles de EE.UU. (ACLU) se declaró profundamente decepcionada por la decisión del Supremo y señaló que la Octava Enmienda tenía como objetivo establecer "normas de decencia".
"Hoy el Tribunal Supremo ha pensado de forma diferente y ha ratificado un protocolo para la inyección letal que ni siquiera pueden usar los veterinarios en la mayoría de los estados, incluyendo Kentucky, cuando se trata de sacrificar a un animal", señaló la ACLU en un comunicado.
Para John Holdridge, director del Proyecto sobre la Pena Capital de ACLU, la decisión del Supremo mantiene un castigo que está plagado de errores e "infectado con discriminación racial y geográfica".
Según datos del Centro de Información sobre la Pena de Muerte, el castigo se aplica en mayor proporción a los negros y en mayor medida en los estados del sur.
Para Human Rights Watch (HRW), las ejecuciones no deberían reanudarse en Estados Unidos pese a que el Supremo ratificó la constitucionalidad de la inyección letal.
"Los estados que ejecutan a los reos tienen la obligación, en el marco de la ley de los derechos humanos, de hacerlo de la forma más humana posible y los protocolos de la inyección violan ese objetivo", dijo David Fathi, director del Programa para EE.UU. de HRW.
Pero no todas las reacciones fueron de rechazo a la pena de muerte, un castigo que cuenta con el apoyo del presidente George W.
Bush y de más de un 60 por ciento de la población, según las últimas encuestas.
El gobernador de California, Arnold Schwarzenegger, aplaudió el dictamen del Supremo que, según dijo en una declaración, respalda el protocolo para la inyección letal de su estado.
"Continuaré defendiendo la pena de muerte y la voluntad del pueblo", manifestó en un comunicado.

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