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21 Maggio 2008 | IRAQ

Iraq

Chiesa Caldea: no alla pena di morte per l'omicida di Mons.Rahho

 
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Osservatore Romano

Il "no" dei vescovi iracheni  alla condanna a morte di uno dei rapitori di Rahho

Baghdad, 21. "Monsignor Rahho non avrebbe accettato una simile sentenza. I principi cristiani affermano che non è consentito condannare a morte nessuno e ci invitano al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia":  lo ha affermato il vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei, Shlemon Warduni, commentando la condanna a morte inflitta dalle autorità irachene ad Ahmed Ali Ahmed, leader di Al Qaeda coinvolto nel rapimento e nell'uccisione dell'arcivescovo di Mossul dei Caldei, Paulos Faraj Rahho.
"La Chiesa irachena persegue la pace, la sicurezza e la riconciliazione del Paese - ha sottolineato il presule, che fa da portavoce al cardinale Emmanuel iii Delly, patriarca di Babilonia dei Caldei - tutte cose per le quali si è speso in vita monsignor Rahho e per le quali continuiamo a lavorare". Fra l'altro, secondo il vescovo ausiliare, si registra attualmente "un qualche miglioramento" della situazione in Iraq:  "Anche a Mossul - afferma - la gente dice che va un po' meglio. La speranza è che duri nel tempo e che Al Qaeda venga sconfitta".
Dal canto suo l'arcivescovo di Kerkûk dei Caldei, Louis Sako, ha tenuto a sottolineare la contrarietà della Chiesa alla pena capitale:  "La violenza non deve chiamare altra violenza - ha detto -, siamo per la giustizia ma non per la pena di morte".
La sentenza è stata emessa dai giudici del tribunale penale centrale che accusano Ahmed Ali Ahmed, meglio conosciuto con il nome di Abu Omar, di essere coinvolto nel sequestro e nella morte di Rahho, rapito il 29 febbraio e ritrovato senza vita il 13 marzo. Sul corpo dell'arcivescovo non furono trovati segni di colpi d'arma da fuoco ma il decesso, secondo il clero iracheno, è stato diretta conseguenza della prigionia. La notizia della condanna di Ahmed Ali Ahmed è stata data domenica scorsa dal portavoce del Governo, Ali al-Dabbagh. Il condannato, si legge in un comunicato ufficiale, "è uno dei capi del braccio iracheno di Al Qaeda, già ricercato dalla giustizia per il suo coinvolgimento in numerosi crimini compiuti contro il popolo iracheno. È stato condannato a morte in base all'articolo 4.1 della legge irachena contro il terrorismo". Nel comunicato non si precisano la data e le circostanze dell'arresto, né la nazionalità del condannato, né tanto meno il giorno dell'esecuzione.
"La condanna a morte di Ahmed Ali Ahmed ci lascia molto perplessi - ha commentato monsignor Philip B. Najim, procuratore a Roma del patriarcato di Babilonia dei Caldei e visitatore apostolico per i fedeli caldei in Europa - subito dopo l'omicidio il Governo iracheno annunciò l'arresto di tre fratelli che, disse, avevano filmato l'intera operazione del rapimento. Poi non se ne è saputo più niente. Oggi ci comunicano che un altro uomo, diverso da quelli indicati, è stato condannato a morte. I valori della nostra fede sono contrari alla pena di morte e il fatto che le indagini sull'omicidio siano state compiute tenendo all'oscuro l'opinione pubblica - ha concluso Najim - non lascia ben sperare".

AGI

IRAQ: MONS. WARDUNI, VESCOVO UCCISO NON VORREBBE ESECUZIONE

CdV, 19 mag. - "Mons.Rahho non avrebbe accettato una simile condanna. I principi cristiani affermano che non e' consentito condannare a morte nessuno e ci invitano al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia". Lo afferma mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, commentando in un'intervista al Sir la condanna a morte da parte della autorita' irachene di Ahmed Ali Ahmed, leader di Al Qaeda coinvolto nel rapimento e nell'uccisione dell'arcivescovo di Mosul Paulos Faraj Rahho. "Alla chiesa irachena interessa la pace, la sicurezza e la riconciliazione del Paese", sottolinea il presule che fa daportavoce del patriarca Emanuel Delly. "Noi - spiega - perseguiamo la pace, la sicurezza e la riconciliazione dell'Iraq, tutte cose per le quali si e' speso in vita mons. Rahho e per le quali continuiamo a lavorare".
Secondo Warduni si registra attualmente "un qualche miglioramento" della situazione del Paese: "anche a Mosul -conclude - la gente dice che va un po' meglio. La speranza è che duri nel tempo e che Al Qaeda venga sconfitta

 

AFP

L'Eglise d'Irak déplore la condamnation à mort d'un ravisseur de Mgr Rahou

BAGDAD, 19 mai 2008  - La condamnation à mort d'un présumé responsable de l'enlèvement de l'archevêque chaldéen de Mossoul (nord), Faraj Rahou, "n'apaisera pas la situation" en Irak, a déploré lundi un responsable du clergé irakien, qui a rappelé l'opposition de l'Eglise à la peine capitale.
Le gouvernement a annoncé dimanche la condamnation à mort par la justice irakienne d'un homme impliqué dans la mort de Mgr Rahou, enlevé fin février par des inconnus et retrouvé mort deux semaines plus tard.
"Cette condamnation n'apaisera pas la situation en Irak et ne satisfait pas les chrétiens", a déclaré à l'AFP Mgr Louis Sako, évêque chaldéen de Kirkouk (nord), l'un des principaux responsables de cette Eglise chrétienne d'Irak.
"Comme chrétien, comme évêque, je suis contre la peine capitale", à laquelle l'Eglise catholique est opposée par principe, a rappelé Mgr Sako, interrogé par téléphone depuis Bagdad.
Les responsables catholiques irakiens "n'ont pas été informés par le gouvernement, a-t-il également regretté. Nous avons appris cette information par la télévision".
"Le communiqué du gouvernement ne donnait que très peu de détails. Nous ignorons tout des responsables, comme des raisons, politiques, religieuses ou criminelles, de cet enlèvement", a déploré le prélat.
Ahmed Ali Ahmed, plus connu sous le nom d'Abou Omar, a été condamné par la Cour criminelle pour son implication dans le meurtre de l'archevêque chaldéen de Mossoul, selon le gouvernement.
Mgr Rahou avait été enlevé le 29 février à Mossoul (370 km au nord de Bagdad) par des inconnus et son cadavre retrouvé à la mi-mars, sur les indications de ses ravisseurs, abandonné dans un terrain vague.

Adnkronos

IRAQ: CONDANNATO A MORTE RAPITORE MONS. RAHHO, CHIESA CALDEA CONTRARIA

Citta' del Vaticano, 19 mag. - ''I principi cristiani affermano che non e' consentito condannare a morte nessuno e ci invitano al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia. Alla chiesa irachena interessa la pace, la sicurezza e la riconciliazione del Paese''. Cosi' mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad commenta al Sir, l'agenzia stampa della Cei, la condanna a morte da parte della autorita' irachene di Ahmed Ali Ahmed, leader di Al Qaeda coinvolto nel rapimento e nell'uccisione dell'arcivescovo di Mosul Paulos Faraj Rahho. Come e' noto il prelato caldeo fu rapito il 29 febbraio e trovato morto il 13 marzo.
''Noi perseguiamo la pace, la sicurezza e la riconciliazione dell'Iraq - ha detto ancora Warduni - tutte cose per le quali si e' speso in vita mons. Rahho e per le quali continuiamo a lavorare''. Riferendosi alla attuale situazione mons. Warduni ha riferito di ''un qualche miglioramento ed anche a Mosul la gente dice che va un po' meglio''. ''La speranza e' che duri nel tempo e che Al Qaeda venga sconfitta'', ha detto. La notizia della condanna di Ahmed Ali Ahmed, noto come Abu Omar, e' stata data ieri dal portavoce del Governo Ali al-Dabbagh. Fonti militari gia' due giorni dopo il ritrovamento di mons. Rahho dissero di aver arrestato un uomo coinvolto nel rapimento.
La condanna a morte e' stata salutata con soddisfazione dall'ambasciata americana a Baghdad. Non e' nota la data dell'esecuzione.

SIR

IRAQ: RAPITORE MONS. RAHHO CONDANNATO A MORTE. MONS. WARDUNI, “PERDONO E GIUSTIZIA”

“Noi perseguiamo la pace, la sicurezza e la riconciliazione dell’Iraq, tutte cose per le quali si è speso in vita mons. Rahho e per le quali continuiamo a lavorare”. Così mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad commenta al Sir la condanna a morte da parte della autorità irachene di Ahmed Ali Ahmed, leader di Al Qaeda coinvolto nel rapimento e nell’uccisione dell’arcivescovo di Mosul Paulos Faraj Rahho. Come è noto il presule caldeo fu rapito il 29 febbraio e trovato morto il 13 marzo. “Mons.Rahho – afferma Warduni - non avrebbe accettato una simile condanna. I principi cristiani affermano che non è consentito condannare a morte nessuno e ci invitano al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia. Alla chiesa irachena interessa la pace, la sicurezza e la riconciliazione del Paese”. Riferendosi alla attuale situazione mons. Warduni ha riferito di “un qualche miglioramento ed anche a Mosul la gente dice che va un po’ meglio. La speranza è che duri nel tempo e che Al Qaeda venga sconfitta”.La notizia della condanna di Ahmed Ali Ahmed, noto come Abu Omar, è stata data ieri dal portavoce del Governo Ali al-Dabbagh. Fonti militari già due giorni dopo il ritrovamento di mons. Rahho dissero di aver arrestato un uomo coinvolto nel rapimento. La condanna a morte è stata salutata con soddisfazione dall’ambasciata americana a Baghdad. Non è nota la data dell’esecuzione. (dnr)

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