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3 Giugno 2008 | UZBEKISTAN

Uzbekistan

Uzbekistan: spariscono i bracci della morte. Comincia a realizzarsi nella pratica il decreto di abolizione del 1° gennaio

 
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Comunità di Sant’Egidio

Uzbekistan: spariscono i bracci della morte. Comincia a realizzarsi nella pratica il decreto di abolizione del 1° gennaio

22 maggio 2008
La Corte Suprema dell’Uzbekistan, in relazione al decreto di abolizione della pena di morte del 1° gennaio 2008, ha riesaminato tutte le condanne a morte stabilite in precedenza nel paese.
In virtù di tale processo di revisione, tutte le sentenze capitali saranno trasformate in ergastolo, oppure in 20 o 25 anni di carcere.
Tutti coloro che giacevano nei bracci della morte resteranno dunque in vita, con la prospettiva –nella maggioranza dei casi- di tornare prima o poi in libertà.
Credo sia importante notare che fino al 1° gennaio 2008, la Corte Suprema aveva già cominciato a rivedere individualmente tutte le condanne a morte esistenti. Si tratta di un rilevante salto di qualità nella giustizia uzbeka, considerando che in altri paesi vicini, come in Azerbajdzhan o Kyrgyzstan, la pena di morte è stata convertita automaticamente e unilateralmente solo in ergastolo.
La Corte Suprema uzbeka ha invece rivisto ogni singolo caso di condanna capitale, tenendo conto nel suo verdetto finale di tutte le possibili circostanze attenuanti.
La gran parte delle precedenti sentenze di morte è stata commutata in 25 anni di reclusione. In realtà gli anni da scontare in prigione scenderanno, avendo la Corte tenuto altresì in considerazione per ogni condannato il tempo già trascorso nel braccio della morte. Molti condannati a 20-25 anni dovranno così passarne in carcere solo 5, mentre altri che abbiano ricevuto l’ergastolo, resteranno in prigione solo 10 anni.
Tra coloro che hanno avuto la sentenza capitale trasformata in 25 anni di reclusione, Rustam Makhkamov e  Shukrullo Inogamov, entrambi di 29 anni, ne avevano già trascorsi cinque nel braccio della morte, e quindi torneranno liberi prima del tempo stabilito.
In Uzbekistan, in sei anni di strenuo impegno portato avanti insieme alla Comunità di Sant’Egidio, siamo riusciti a cancellare 22 condanne a morte già pendenti, mentre ad altre 50 persone abbiamo sventato una sentenza capitale certa. Ora, dopo il 1° gennaio 2008, tutti costoro avranno salva la loro vita. Chiunque vive e vivrà in Uzbekistan non perderà più la propria vita a causa della giustizia.
Lavorando contro la pena di morte in Uzbekistan, la Comunità di Sant’Egidio ha compiuto grossi sforzi, sollecitando il governo uzbeko ad abolirla. Il risultato di questa battaglia difficile e impegnativa per salvare la vita di tanti è stato raggiunto il 1° gennaio 2008, quando la pena capitale è stata cancellata dall’ordinamento giuridico dell’Uzbekistan.
Il diritto alla vita è un diritto naturale, fondamentale e inalienabile. Riconoscendo l’incommensurabile valore della vita umana, lo stato dimette il proprio presunto diritto a disporne a proprio piacimento.
Noi della Comunità di Sant’Egidio da tempo riteniamo non solo che la pena di morte sia una reminiscenza di “antiche e oscure vestigia”, ma anche che lo stato deve rifiutare il ruolo di “omicida istituzionale” nei confronti dei propri cittadini, e che si tratta, nei tempi odierni,  di un metodo punitivo del tutto inefficace se non, al contrario, pericoloso per la spirale di violenza che con il suo esempio crea nella società.
Tamara Chikunova
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