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13 Settembre 2008 | GIAPPONE

Japan

Messi a morte tre detenuti, tutti anziani: Yoshiyuki Mantani (68 anni), Mineteru Yamamoto (68) e Isamu Hirano (61). Sono già 13 le esecuzioni nel 2008

 
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Ansa

GIAPPONE;ALTRI 3 IMPICCATI,GIA' 13 NEL 2008/ANSA MINISTRO GIUSTIZIA

UNICO MODO PER ESPIARE COLPA E' LA VITA

TOKYO, 11 SET - Il boia torna a colpire in Giappone. A meno di due mesi dalle ultime esecuzioni, sono finiti sul patibolo altri tre uomini, portando cosi' a 13 le impiccagioni dall'inizio anno nel Sol Levante, per quello che e' un record assoluto da quando nel 1999 il ministero della Giustizia inizio' a renderne pubblico il numero.

I tre giustiziati di questa mattina sono Yoshiyuki Mantani (68 anni), Mineteru Yamamoto (68) e Isamu Hirano (61), tutti riconosciuti colpevoli di omicidio e rapina.

Con la loro impiccagione scende adesso a 102 il numero di detenuti ancora 'ospitati' nel braccio della morte in attesa d'esecuzione, che in Giappone e' autorizzata in ultima istanza dal ministro della Giustizia.

Il macabro primato spinge inoltre a quota 26 il bilancio complessivo delle impiccagioni eseguite dal 25 dicembre 2006, quando di fatto si chiuse la moratoria informale durata 15 mesi per gli scrupoli di coscienza dell'ex ministro della Giustizia, Seiken Sugiura, fervente buddista e convinto sostenitore della ipotesi abolizionista.

La triplice esecuzione e' la prima che porta la firma del ministro guardasigilli Okiharu Yasuoka, in carica dal mese scorso, e con essa si affievoliscono le speranze di chi aveva auspicato, se non una netta inversione di tendenza, almeno un rallentamento nel sostenuto ruolino di marcia del precedente ministro Kunio Hatoyama, soprannominato 'il boia' per aver mandato sul patibolo 13 persone in meno di un anno di servizio.

Yasuoka, che aveva gia' pubblicamente espresso sostegno alla pena di morte, ha dichiarato che i tre giustiziati, visti gli 'atroci' crimini, ''possono espiare le proprie colpe solo con la propria vita''.

Il guardasigilli ha inoltre respinto con fermezza le critiche sull'opportunita' d'autorizzare le impiccagioni nella situazione politica attuale, con il premier Yasuo Fukuda dimissionario e un nuovo governo - o elezioni anticipate - all'orizzonte: ''Ho solo fatto il mio dovere senza guardare il calendario'', ha risposto seccamente.

Di tutt'altro avviso e' invece Amnesty International, che ha duramente criticato il ministro per aver autorizzato le condanne capitali in un momento di vuoto politico. ''L'applicazione della pena di morte in Giappone va chiaramente contro il rispetto internazionale dei diritti umani'', ha dichiarato Makoto Teranaka, segretario generale dell'associazione nel Sol Levante.

Le critiche che dal mondo piovono sul governo di Tokyo dopo ogni esecuzione, cosi' come gli appelli all'abolizione senza condizioni della pena capitale, vanno tuttavia a scontrarsi nel Paese con il massiccio sostegno all'attuale disciplina da parte della popolazione.

Secondo i sondaggi, i favorevoli al mantenimento superano l'80%, sulla base di quello che puo' essere considerato come il risultato di elementi che derivano dalla particolare storia e cultura della societa' giapponese che, basata su un forte senso di responsabilita' collettiva e di appartenenza civile al gruppo, tende a non perdonare facilmente coloro che hanno sbagliato, macchiando se stessi, e di riflesso anche l'intera comunita', di crimini particolarmente gravi. (ANSA).

 

AP

Japan executes three men for murders

TOKYO _ Japan hanged three death-row inmates Thursday, officials said, bringing the number of executions this year to 13 as the country steps up its pace in carrying out the death penalty.

The inmates had been convicted of murder in separate cases, according to the Justice Ministry. Japan does not announce executions beforehand and carries out the hangings in secret.

The ministry identified the executed prisoners as Yoshiyuki Mantani, 68, who stabbed several female teenagers in robberies before killing a 19-year-old; Mineteru Yamamoto, 68, who murdered and robbed a cousin and his wife; and Isamu Hirano, 61, who killed a manager and his wife at a ranch where he had worked.

Japan has about 100 death row inmates after Thursday's hangings.

The stepped-up pace of executions over the past few years _ only one inmate was executed in all of 2005 _ has brought strong protests from advocacy groups such as Amnesty International. Japan hanged nine people last year.

In June, one of Japan's most notorious serial killers, who murdered and mutilated four little girls and reportedly drank the blood of one of his victims, was hanged along with two others.

Both Japan's current justice minister and his predecessor have said they support the death penalty and see it as a powerful deterrent to violent crime.

Amnesty International criticized the executions Thursday.

Makoto Teranishi, director of human rights for the group's Japan office, said the hangings reflected Japan's ongoing policy to conduct executions regularly.

«We strongly oppose the executions, which go against the trend among other members of international society,» he said.

Still, capital punishment is generally supported by the Japanese public. The most recent survey conducted by the government, in 2004, put support at more than 80 percent.

 

EFE

Ejecutados tres presos en la horca en Japón

Tokio, 11 sep - Tres prisioneros fueron ejecutados hoy en la horca en Japón, con lo que el número de presos ajusticiados en lo que va de año asciende a trece, según informó el Ministerio de Justicia de Japón.

Yoshiyuki Mantani y Mineteru Yamamoto, ambos de 68 años, fueron ejecutados en Osaka (centro de Japón) mientras Isamu Hirano, de 61, fue ahorcado en Tokio. Los tres estaban condenados a pena de muerte por asesinato y robo.

En lo que va de año ya son trece los presos ejecutados en Japón, el mayor número desde 1993, cuando el país asiático retomó la aplicación de la pena capital.

En Japón las ejecuciones se llevan a cabo siempre en la horca sin previo aviso, lo que ha sido criticado por organizaciones civiles como Amnistía Internacional.

Las tres ejecuciones de hoy son las primeras firmadas por el nuevo ministro de Justicia, Okiharu Yasuoka, designado el 1 de agosto y cuyo puesto ya representó entre 2000 y 2001 con el Gobierno de Yoshiro Mori, cuando decidió tres sentencias de muerte.

Cuando Yasuoka fue nombrado ministro de Justicia manifestó su apoyo por la pena capital, que en Japón respalda más del 80 por ciento de la población.

Desde 1989 y durante casi cuatro años hubo una moratoria en Japón pero la aplicación de la pena máxima se retomó en 1993, cuando fueron ejecutadas siete personas.

No obstante, entre octubre de 2005 y septiembre de 2006 no hubo ejecuciones en Japón debido a que el entonces ministro de Justicia, Seiken Sugiura, era budista y se opuso a firmar sentencias de muerte.

Desde marzo de 1993 han sido ejecutadas en Japón, siempre en la horca, un total d
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