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25 Aprile 2009 | CINA

China

Condanna a morte "sospesa" per un giovane tibetano. Probabilmente avrà salva la vita

 
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ANSA

TIBET: CONDANNA A MORTE SOSPESA PER UN GIOVANE RIBELLE

PECHINO, - Una condanna a morte 'sospesa' per due anni e' stata inflitta da un tribunale cinese ad un giovane tibetano per i moti dell'anno scorso a Lhasa. Lo ha scritto oggi il quotidiano Tibet Daily, che appartiene al Partito comunista cinese.

Il giovane e' stato ritenuto responsabile di un incendio nel quale sono morte sei persone. Altri due giovani, ritenuti i suoi complici dal tribunale, sono stati condannati uno all'ergastolo, l'altro a dieci anni di prigione. L'8 aprile scorso altre quattro condanne a morte, due delle quali sospese per due anni erano state comminate ad altri quattro giovani tibetani.

Le condanne a morte sospese vengono riconsiderate trascorso il periodo stabilito dal tribunale e in genere vengono tramutate in ergastolo.

L'anno scorso manifestazioni anticinesi si sono svolte a Lhasa a partire dal 10 marzo e fino alla fine di maggio. Il 14 marzo nella capitale giovani tibetani hanno attaccato i negozi degli immigrati cinesi. Nelle violenze, secondo la Cina, sono morte 22 persone: civili e poliziotti uccisi dai rivoltosi. I tibetani affermano che le vittime sono state almeno duecento e che settemila persone sono state arrestate. Finora sono state annunciate 81 sentenze, comprese quelle di cui ha dato notizia oggi il Tibet Daily.

 

AFP

Tibet: condamnation à mort avec sursis pour un émeutier de Lhassa

PEKIN - La justice chinoise a condamné à mort avec un sursis de deux ans un émeutier tibétain de Lhassa et infligé des peines de prison à deux autres pour avoir provoqué des incendies meurtriers en mars 2008 à Lhassa, a rapporté mardi l'agence Chine Nouvelle.

Penkyi a été reconnu coupable d'avoir le 14 mars 2008, lors des émeutes antichinoises, mis le feu à deux magasins, où six personnes ont trouvé la mort, selon l'agence, citant le Quotidien du Tibet.Deux de ses complices ont été condamnés à la prison à vie et à une peine de dix ans d'emprisonnement.

La peine capitale avec un sursis de deux ans est généralement commuée en peine de prison, si le condamné fait preuve de bonne conduite.

Au début du mois, la justice avait prononcé les deux premières condamnations à mort, sans sursis, envers des émeutiers de Lhassa également pour des incendies meurtriers.

Deux autres accusés avaient également écopé de la peine de mort avec un sursis de deux ans et un autre de la prison à perpétuité.

Les manifestations antichinoises avaient débuté le 10 mars à Lhassa, jour anniversaire du soulèvement contre la tutelle de Pékin de mars 1959, avant de prendre une tournure plus violente le 14 mars et de s'étendre à d'autres régions de Chine où vivent des minorités tibétaines.

Pékin avait accusé le dalaï lama, chef spirituel des Tibétains en exil en Inde, des les avoir fomentées pour saboter les jeux Olympiques de Pékin en août.

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