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12 Ottobre 2009 | IRAN

Iran

Ucciso Behnud Shojaee, un ragazzo minorenne al tempo dei fatti. La protesta dell'Italia

 
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Ansa

PENA MORTE: IRAN, IMPICCATO PER OMICIDIO A 17 ANNI

TEHERAN, 11 OTT - Behnud Shojai, un giovane iraniano condannato a morte per un omicidio commesso a 17 anni, e' stato impiccato oggi a Teheran dopo quattro anni di reclusione, nonostante gli appelli dell'Unione europea e di Amnesty International perche' gli fosse risparmiata la vita. L'esecuzione, scrive l'agenzia Fars, e' avvenuta poco prima dell'alba nel carcere di Evin.

Una donna, identificata solo con il nome di Akram, doveva anch'ella essere impiccata stamane a Teheran per omicidio, ma all'ultimo momento ha avuta salva la vita grazie al perdono dei familiari della sua vittima.

L'avvocato Mohammad Mostafai, difensore di Behnud Shojai, ha detto all'ANSA che altri sette condannati per omicidi commessi quando erano minorenni dovrebbero essere impiccati a tempi brevi.

Sono diverse decine i giovani rinchiusi nei bracci della morte in Iran per delitti compiuti quando avevano meno di 18 anni. Almeno quattro di loro sono stati impiccati nei primi cinque mesi di quest'anno, secondo i dati raccolti dall'associazione 'Nessuno tocchi Caino'. Tra di loro, la pittrice Delara Darabi, portata al patibolo il primo maggio scorso nella citta' di Rasht dopo una drammatica telefonata fatta ai genitori in cui annunciava la sua esecuzione a sorpresa. (ANSA).

 

PENA MORTE: IRAN, IMPICCATO PER OMICIDIO A 17 ANNI / ANSA INUTILI APPELLI DELLA UE. IN PROGRAMMA ALTRE ESECUZIONI

TEHERAN, 11 OTT - Behnud Shojai, un giovane iraniano condannato a morte per un omicidio commesso a 17 anni, e' stato impiccato oggi a Teheran dopo quattro anni di reclusione, nonostante la mobilitazione in suo favore di varie organizzazioni per i diritti umani e gli appelli dell'Unione europea perche' gli fosse risparmiata la vita. L'esecuzione, ha reso noto l'agenzia Fars, e' avvenuta poco prima dell'alba nel carcere di Evin, dopo che negli anni scorsi era stata rinviata per ben cinque volte.

L'avvocato Mohammad Mostafai, difensore di Behnud, ha detto all'ANSA che altri sette condannati per omicidi commessi quando erano minorenni dovrebbero essere impiccati a tempi brevi. La prima esecuzione e' programmata per il 19 ottobre. Sul patibolo dovrebbe salire un giovane, identificato con il solo nome di Safar.

Sono diverse decine i giovani rinchiusi nei bracci della morte in Iran per delitti compiuti quando avevano meno di 18 anni. Almeno quattro di loro sono stati impiccati nei primi cinque mesi di quest'anno, secondo i dati raccolti dall'associazione 'Nessuno tocchi Caino'. Tra di loro, la pittrice Delara Darabi, portata al patibolo il primo maggio scorso nella citta' di Rasht dopo una drammatica telefonata fatta ai genitori in cui annunciava la sua imminente esecuzione. Le autorita' iraniane giustificano la pena di morte per i minori di 18 anni con l'applicazione della legge islamica. E in base a questa stessa legge le sentenze capitali per omicidio possono essere cancellate solo se i familiari delle vittime concedono il perdono. E' cosi' che si e' salvata oggi una donna, identificata solo con il nome di Akram, che doveva essere anch'ella impiccata a Teheran. E proprio per cercare di ottenere il perdono della vittima di Behnud Shojai, un ragazzo da lui ucciso in una rissa in un complesso residenziale della capitale, la magistratura ha rinviato per cinque volte la sua esecuzione. Ma tutto e' stato vano, compresa una lettera di supplica inviata lo scorso anno dal condannato alla madre della sua vittima.

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha reagito alla notizia dell'impiccagione di Behnud esprimendo ''profondo sconcerto'' e ha rivolto ''un sincero appello a Teheran a sospendere le altre esecuzioni'' previste. Allo stesso tempo il ministro ha fatto presente che la salvaguardia della vita umana e dei diritti fondamentali della persona costituiscono una premessa necessaria per consolidare il clima di fiducia apertosi con il negoziato sulla questione nucleare di Ginevra.

 

AFP

Peine de mort: l'Italie demande à l'Iran de suspendre les exécutions

ROME, 11 oct 2009 - L'Italie, par la voix de son ministre  des Affaires étrangères Franco Frattini, a demandé dimanche à l'Iran  de suspendre les exécutions après la pendaison d'un Iranien de 21 ans, Behnoud Shojaie, pour un meurtre commis alors qu'il était mineur.

Le ministre, dans un communiqué, a fait part de son "profond trouble face à la décision des autorités iraniennes d'appliquer la peine de mort à lequelle a été condamné un jeune homme".

"L'Italie lance un appel sincère à Téhéran pour qu'il suspende les autres exécutions de peine capitale décidées par les autorités compétentes", ajoute le ministre pour qui "la sauvegarde de la vie humaine et des droits fondamentaux de la personne humaine constituent un préliminaire nécessaire pour consolider le climat de confiance ouvert avec les pourparlers de Genève".

"Ces pourparlers sur les questions nucléaires ne peut ignorer la dimension des droits de l'Homme et le partage de valeurs essentielles entre l'Iran et la communauté internationale", affirme-t-il.

L'Italie demandera, lors de la prochaine réunion des ministres des Affaires étrangères de l'UE, que "la question des droits de l'Homme soit bien présente dans le dialogue entamé avec l'Iran sur le thème du nucléaire", conclut M. Frattini.

La pendaison de dimanche porte à 231 le nombre de personnes exécutées dans la République islamique depuis le début de l'année, selon un décompte de l'AFP réalisé à partir d'informations diffusées par la presse locale.

En 2008, 246 personnes ont été exécutées en Iran, selon la même source.

Le meurtre, le viol, le vol à main armée, le trafic de drogue et l'adultère sont passibles de la peine de mort en Iran.

 

Adnkronos

IRAN: FRATTINI, APPELLO A TEHERAN PER SOSPENSIONE ALTRE ESECUZIONI NEGOZIATO SULLA QUESTIONE NUCLEARE NON PUO' IGNORARE LA QUESTIONE DEI DIRITTI UMANI

Roma, 11 ott. - L'Italia rivolge un ''sincero appello a Teheran'' perche' vengano ''sospese altre esecuzioni della pena capitale decise dalle competenti autorita' iraniane'' e preannuncia che chiedera', in sede europea, che ''la questione dei diritti umani venga tenuta ben presente nel dialogo avviato con l'Iran sul tema nucleare''.

''L'Italia e' stata in questi anni il campione della condanna e della messa al bando della pena di morte. Quello che accade ora in Iran e' una pericolosa e minacciosa deriva dei diritti. Colpisce al cuore la liberta' di pensiero e isola la dirigenza iraniana dalla necessita' di un dialogo'', dichiara il ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo quanto si legge in un comunicato della Farnesina.

Il Ministro esprime quindi ''il proprio profondo sconcerto di fronte alla decisione da parte delle autorita' iraniane di rendere esecutiva la condanna a morte di un giovane, avvenuta stamani''. ''La salvaguardia della vita umana e dei diritti fondamentali della persona costituiscono una premessa necessaria per consolidare il clima di fiducia apertosi con il negoziato di Ginevra. Il negoziato sulla questione nucleare non puo' ignorare anche la dimensione dei diritti umani e la condivisione di valori essenziali tra l'Iran e la comunita' internazionale'', ha aggiunto Frattini anticipando che ''l'Italia chiedera', in occasione del prossimo Cagre, che la questione dei diritti umani venga tenuta ben presente nel dialogo avviato con l'Iran sul tema nucleare''.

 

ASCA

IRAN: FRATTINI, TEHERAN SOSPENDA LE ESECUZIONI CAPITALI

Roma, 11 ott - ''L'Italia e' stata in questi anni il campione della condanna e della messa al bando della pena di morte. Quello che accade ora in Iran e' una pericolosa e minacciosa deriva dei diritti. Colpisce al cuore la liberta' di pensiero e isola la dirigenza iraniana dalla necessita' di un dialogo''. E' il commento del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, dopo la la decisione da parte delle autorita' iraniane di rendere esecutiva la condanna a morte di un giovane, avvenuta stamani. ''L'Italia - prosegue Frattini - rivolge un sincero appello a Teheran a sospendere le altre esecuzioni della pena capitale decise dalle competenti autorita' iraniane. La salvaguardia della vita umana e dei diritti fondamentali della persona costituiscono una premessa necessaria per consolidare il clima di fiducia apertosi con il negoziato di Ginevra. Il negoziato sulla questione nucleare non puo' ignorare anche la dimensione dei diritti umani e la condivisione di valori essenziali tra l'Iran e la comunita' internazionale. L'Italia chiedera', in occasione del prossimo Cagre, che la questione dei diritti umani venga tenuta ben presente nel dialogo avviato con l'Iran sul tema nucleare''.

 

Ansa

IRAN:SDEGNO RONCHI PER ESECUZIONI,SCRIVE A AMBASCIATORE ROMA CONDANNE METTONO A RISCHIO RELAZIONI CON OCCIDENTE

ROMA, 11 OTT - ''Desidero esprimere la nostra profonda costernazione per le notizie che giungono dal suo Paese relativamente all'applicazione sempre piu' frequente della pena di morte''. Lo scrive oggi il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, in una lettera inviata all'ambasciatore dell'Iran in Italia.

''Le condanne alla pena capitale e le altre pene inflitte per il coinvolgimento nelle proteste contro l'elezione di Mahmud Ahmadinejad, nonche' il fatto che centinaia di oppositori siano ancora detenuti nelle vostre prigioni per il loro impegno a favore di principi democratici, suscitano in noi - continua nella lettera Ronchi - il piu' profondo sdegno e non sembrano coerenti con l'asserita volonta' del suo Paese di essere parte integrante delle nazioni democratiche''.

''Analoga emozione provoca la notizia dell'impiccagione di un giovane iraniano per reati commessi quando aveva solo 17 anni, pratica che sembra sempre piu' diffusa nel vostro Paese dove altri giovani sono stati portati al patibolo dall'inizio dell'anno per crimini commessi prima della maggiore eta' e altre condanne sono in procinto di essere eseguite. Tali azioni - che sono del tutto estranee alla cultura della vita umana - non favoriscono il dialogo tra i nostri Paesi e dimostrano l'assoluta mancanza di sensibilita' delle autorita' di governo agli appelli che giungono da tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani''.

''Inoltre - conclude Ronchi - queste condanne rischiano di mettere a repentaglio lo stato delle relazioni in un momento in cui l'occidente, nel negoziato sulla questione nucleare, ha concesso una importante apertura di credito che l'Iran non sembra voler cogliere''.

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