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12 Novembre 2009 | GIAPPONE

Japan

Ministro Chiba: il cammino verso l'abolizione deve coinvolgere l'opinione pubblica. Si ricomincia a parlare di pena capitale dopo anni di silenzio?

 
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ANSA

PENA MORTE: GIAPPONE, LA LENTA MARCIA PER L'ABOLIZIONE

MINISTRO GIUSTIZIA, PER CAMBIAMENTO SERVE DIBATTITO POPOLARE

TOKYO, 10 NOV - Lo scenario di un Giappone senza piu' pena di morte e' nelle mani del nuovo ministro della Giustizia, Keiko Chiba, da sempre sostenitrice di Amnesty International e animatrice del gruppo parlamentare contro la sentenza capitale.

Molti nel Sol Levante guardano con grande speranza all'opera laboriosa dell'ex avvocato di 61 anni, pur con la consapevolezza del percorso impervio. Fermare il pallottoliere del boia a quota 666, in modo definitivo e' la missione del ministro: un numero che rievoca l'Anticristo e che nella storia moderna del Paese corrisponde al totale delle esecuzioni eseguite dal 1945 a oggi.

''In questo momento devo espletare le funzioni di ministro della Giustizia e i compiti che avevo in precedenza riguardano anche il ruolo che ricopro adesso'', osserva quanto alle scelte prese prima dell'incarico che regge ormai da circa due mesi.

Il ministro risponde alle domande dell'ANSA con calma e cerca di nascondere l'emozione per un tema sul quale si e' battuta per anni, che sente 'suo', come detto piu' volte. Le 'funzioni' cui si riferisce riguardano la decisione di firmare l'ordine di esecuzione della condanna, mentre i 'compiti' passati sono le battaglie per i diritti umani. Il Guardasigilli, esponente di punta del partito Democratico, al potere dopo 54 anni di dominio dei Liberaldemocratici, cerca di chiarire le sue preoccupazioni.

''Ci sono diverse opinioni nella popolazione giapponese riguardo alla pena di morte e alla sua abolizione, e ci sono molte persone che piu' volte si sono espresse a favore'', continua Chiba.

''E' necessario che tutti siano d'accordo sulla scelta da fare, altrimenti non solo il sistema della giustizia, ma anche il governo non godra' piu' di credibilita'/fiducia''.

Un rischio difficile da correre a un anno dal rinnovo della Camera Alta, considerato che in un recente sondaggio la quota di giapponesi favorevole alla pena di morte superava l'80%.

Il dato si e' rafforzato negli ultimi anni dopo l'attacco terroristico del 1995, in cui gli adepti della setta religiosa Aum Shinrikyo uccisero con il gas nervino 12 persone e ne intossicarono migliaia. Di recente si e' segnata un'evoluzione grazie all'introduzione delle giurie popolari che oltre a dichiarare colpevolezza o innocenza in reati efferati devono anche comminare la pena, anche quella capitale.

''Il percorso e' impervio, ma se si continua a ragionare in questo modo'', senza riflettere sul significato della pena di morte, ''le cose non cambieranno'', osserva il ministro. ''E' necessario riaprire attivamente il dialogo con la popolazione e creare vivaci dibattiti pubblici sul tema per sensibilizzare tutti su questo argomento'', conclude.

Dopo la lunga moratoria per le convinzioni di un ex ministro di fede buddista, nove persone sono state giustiziate nel 2007 e 15 nel 2008. Quest'anno si e' arrivati a quota 7, mentre sono 101 i detenuti che attendono, spesso da decenni, di conoscere la data fatale. Una comunicazione che arriva all'improvviso, poche ore prima dell'esecuzione, mentre avvocati e familiari sono avvisati quando e' tutto concluso.

A Tokyo, a inizio dicembre si terra' la conferenza dei Paesi dell'Asia orientale per l'abolizione della pena di morte in occasione dei vent'anni del Secondo protocollo Onu sui diritti civili e politici. L'evento, cui se ne aggiunge un altro voluto dalla Ue, sara' un'importante occasione per il Giappone per accelerare la riflessione sulla svolta. Un risultato cui punta il governo giapponese di Yukio Hatoyama.

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