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18 Giugno 2010 | STATI UNITI

Utah/USA

Messo a morte Ronnie Gardner. Torna la fucilazione dopo 14 anni

 
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Ansa

PENA DI MORTE: UTAH, TORNA IL PLOTONE DI ESECUZIONE

CONDANNATO CHIEDE DI ESSERE FUCILATO, IL PRIMO DA 14 ANNI

di Luciano Clerico - WASHINGTON, 17 GIU - ''Fucilatemi''. Cosi' Ronnie Lee Gardner, 49 anni, detenuto da almeno 25 nel braccio della morte di un carcere dello Utah, ha risposto alle autorita' americane che, dopo aver respinto la sua richiesta di perdono, gli chiedevano come volesse essere ucciso.

Gardner solo una settimana fa aveva chiesto clemenza davanti al Board of Pardons and Parole dello Utah. Richiesta respinta. I suoi legali hanno quindi avanzato oggi, a poche ore dall' esecuzione, un' ulteriore, ultima richiesta di clemenza al governatore dello Stato, Gary Herbert. Il quale ha il potere, se lo ritiene, di sospenderla temporaneamente. Ma se il governatore non interverra' all'ultimo minuto, l'uomo sara' messo a morte alla mezzanotte di oggi in Utah (le otto del mattino di domani in Italia). E, per sua stessa richiesta, sara' fucilato. Cinque uomini si schiereranno davanti a lui a formare il plotone di esecuzione, e da una distanza di pochi metri scaricheranno all'unisono con i loro fucili calibro 30 un colpo a testa nell'apposito bersaglio, debitamente contrassegnato sul torace dell'uomo. Questo prevede la procedura: 5 colpi al cuore sparati con cartucce 30-30 che, dicono gli esperti, sono fatte apposta per uccidere bestie grosse, come alci, orsi, cervi.

Non e' ancora chiaro se Ronnie Gardner chiedera' di guardare in faccia quei fucili. La procedura gli consente infatti di chiedere l'apposito cappuccio nero. Di certo pero' sara' legato e seduto sulla sedia di metallo prevista per la camera della morte. L'ultima volta che venne utilizzata risale a 14 anni fa, quando sempre in Utah venne fucilato John Albert Taylor, messo a morte per aver violentato e ucciso una bambina di 11 anni.

Ronnie Lee Gardner era stato invece condannato a morte nel 1985 per duplice omicidio. Quell'anno, in seguito a un litigio, uccise in Utah un barista, Melvyn Otterstrom. Pochi mesi dopo nel corso del processo per quell'omicidio l'uomo, nel tentativo di scappare, uccise in aula uno dei giudici presenti, Michael Burdell. Per questo fu condannato a morte.

La famiglia del giudice, che e' contraria alla pena di morte, aveva appoggiato la richiesta di clemenza presentata dai legali di Gardner (e respinta dalla Corte Suprema), ma la famiglia del barista, che e' invece favorevole alla pena di morte, si era detta contraria ad ogni gesto di clemenza.

L'esecuzione di Gardner avra' luogo secondo le regole dello Stato dello Utah. Il condannato poteva scegliere tra l'iniezione letale e il plotone di esecuzione. Ha optato per quest'ultimo, ritiene che sia meno doloroso morire cosi'. Secondo quanto reso noto dalle guardie carcerarie, il suo ultimo pasto e' stato: bistecca, aragosta, una torta di mele, un gelato alla vaniglia e una Seven-Up.

Da 14 anni non veniva eseguita una condanna a morte in America mediante fucilazione, e dal 1976, anno in cui torno' in vigore la pena di morte, ne erano state eseguite soltanto due, sempre in Utah. Con quella di Gardner, saranno 1.216 le condanne a morte eseguite negli Usa del 1976 ad oggi: 1.042 mediante iniezione letale, 157 con sedia elettrica, 11 con camera a gas, 3 per impiccagione, 3 per fucilazione.

 

PENA MORTE: UTAH, GOVERNATORE NON SOSPENDE ESECUZIONE

WASHINGTON, 18 GIU - Il governatore dello Utah, Gary Herbert, ha rigettato la richiesta presentata dai legali di Ronnie Lee Gardner di sospendere temporaneamente l'esecuzione del loro assistito, prevista per la mezzanotte di oggi (le 8 in Italia).

Il governatore Herbert ha precisato che la sua decisione e' stata presa perche' l'imputato ''ha avuto piena e giusta opportunita''' per illustrare il suo caso di fronte alla giustizia.

Gardner, che tra l'opzione dell'iniezione letale e quella della fucilazione ha optato per quest'ultima, nei giorni scorsi fa aveva chiesto clemenza al Board of Pardons and Parole dello Uath, che pero' aveva respinto la richiesta. Martedi' scorso i suoi legali avevano inoltrato un'ulteriore, analoga richiesta sia ad una corte d'Appello Federale a Denver, in Colorado, sia alla Corte Suprema. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Corte Suprema non si e' ancora pronunciata, limitandosi a precisare di avere altri appelli da esaminare.

 

SALT LAKE CITY (STATI UNITI), 18 GIU - Ronnie Lee Gardner, 49 anni, il condannato a morte che nello Utah ha preferito il plotone d'esecuzione all'iniezione letale, Š stato dichiarato morto a mezzanotte e 20 ora locale, le 08:20 italiane, dopo che i cinque membri del plotone d'esecuzione - uno dei quali aveva il fucile caricato a salve - gli hanno sparato quattro proiettili nel cuore. Lo ha dichiarato Steve Gehrke, portavoce del dipartimento carcerario dello Stato Usa.

L'esecuzione Š avvenuta nella prigione statale di Draper, alle porte del capoluogo dello Utah, Salt Lake City.

Gardner ha consumato un ultimo pasto con bistecca, coda di aragosta, torta di mele, gelato alla vaniglia e 7Up.

Condannato a morte per aver ucciso due persone nel 1985, si essersi visto negare alcuni giorni fa la grazia dal Board of Pardons and Parole dello Utah e ieri dal governatore, Gary Herbert, la sospensione dell' esecuzione, che Š stata approvata infine dal procuratore generale dello stato, Mark Shurtleff.

Verso mezzogiorno Gardner stato legato con delle cinghie a una sedia di metallo, incappucciato e sul suo cuore Š stato piazzato un bersaglio. Poi il plotone d'esecuzione ha fatto fuoco all'unisono con i fucili Winchester caricati con una cartuccia calibro .30 da caccia grossa ciascuno. Un membro del plotone, scelto a caso e a sua insaputa, aveva il fucile caricato a salve: una consuetudine fatta per lasciare a tutti i membri del plotone il dubbio di essere stati realmente responsabili dell'uccisione.

Lo Utah Š uno degli stati che offre la fucilazione come opzione alternativa all'iniezione letale, e Gardner l'aveva scelta lo scorso 23 aprile. L'ultimo fucilato era morto 14 anni prima. Gardner uccise prima un barista durante un litigio e poi, dopo alcuni mesi, un magistrato, Michael Burdell, durante un tentativo di evasione dall'aula del processo. I familiari di quest'ultimo, che era contrario alla pena capitale, si sono opposti all'esecuzione di Gardner.

 

EFE

Ejecutado un preso ante un pelotón de fusilamiento en EEUU

Washington, 18 jun .- El preso Ronnie Lee Gardner fue ejecutado hoy en Estados Unidos ante un pelotón de fusilamiento, un método que eligió el propio reo y que no se había utilizado desde 1996 en el país, informaron las autoridades penitenciarias.

Gardner, de 49 años y condenado por asesinato, fue fusilado en la prisión estatal de Utah, en las afueras de Salt Lake City, a las 00.20 hora local (06.20 GMT), según el Departamento de Correccionales de ese estado.

Se trata del primer fusilamiento que tiene lugar en EEUU en los últimos 14 años y el tercero en los últimos 33 años.

Gardner había sido condenado por el asesinato del abogado Michael Burdell en 1985, cuando intentó escapar durante una audiencia judicial en la que se le acusaba de robo y de otro homicidio.

En las horas previas a la ejecución, tanto el Tribunal Supremo de EEUU como varias cortes de apelación e incluso el gobernador del estado de Utah, Gary Herbert, negaron el perdón a Gardner.

Sus abogados habían basado sus solicitudes de clemencia o aplazamiento de la ejecución en los problemas sufridos por Gardner durante su juventud, cuando fue víctima de abusos y de su adicción a las drogas, según dijeron.

También afirmaron que su cliente fue tratado injustamente durante el juicio en 1985 porque carecía de fondos para pagarse una defensa legal competente.

Andres Parnes, su abogado en la etapa final del proceso, señaló que tras 25 años en el corredor de la muerte, la ejecución de su cliente era un castigo cruel y que era mejor que purgara sus crímenes de por vida en la cárcel.

La ejecución por fusilamiento fue eliminada de la ley de este estado del noroeste del país en 2004, pero Gardner pudo elegir ese método al haber sido había sido sentenciado a muerte en 1985.

Al decidir la forma de morir, Gardner, de 49 años, no tuvo la intención de causar un drama o una controversia, según Parnes.

"Gardner lo eligió porque creía que era más humano. No fue una cuestión de publicidad. Solamente lo prefería", señaló el abogado.

Su fusilamiento es el tercero en la historia de Estados Unidos desde que el Tribunal Supremo volvió a instaurar la pena capital en 1976.

Los dos anteriores fueron también en Utah, el único estado que mantuvo como legal esta elección entre inyección letal y disparos hasta 2004, cuando eliminó la ley por las críticas y por las expectaciones y publicidad que genera este tipo de ejecución.

Los otros dos fusilados en Utah fueron Gary Gilmore, el 17 de enero de 1977 y John Albert Taylor, el 26 de enero de 1996.

Al contrario de Gardner, Taylor, el último ejecutado por disparos, decidió morir de esta forma para avergonzar a las autoridades.

Según los recuentes históricos, de las 49 ejecuciones que se han realizado en Utah desde 1850, 40 han sido por fusilamiento.

Otros cuatro presos de los diez que están sentenciados a pena de muerte en este estado, Ron Lafferty, Ralph Leroy Menzies, Troy Michael Kell y Taberon Dave Honie, han elegido también el fusilamiento para su ejecución.

Según cifras del Centro de Información de la Pena de Muerte (CIPM), con la ejecución de Gardner suman 1.217 los asesinos que han sido ejecutados en Estados Unidos desde que el Tribunal Supremo restableció el castigo en 1976.

De ese total, más de un tercio han sido ejecutados en Texas, el estado que más aplica el castigo.

 

The New York Times

June 18, 2010

Utah Firing Squad Executes Murderer

By KIRK JOHNSON

DENVER — A five-member firing squad at the Utah State Prison took aim and fired .30-caliber bullets at a target pinned on the chest of a Ronnie Lee Gardner, a convicted murderer, just after midnight on Friday. He was pronounced dead at 12:20 a.m. Mountain Time, after almost 25 years on death row, and several months as the center of international attention focused not so much on crime as his punishment.

It was the third firing squad execution in Utah — the only state actively practicing that form of punishment — since 1976, when the death penalty was restored by the United States Supreme Court.

“The execution warrant for Mr. Gardner has been served,” The Utah Department of Corrections said in statement.

Mr. Gardner, 49, was convicted in 1985 and sentenced to death for murdering a man in a botched courthouse escape attempt. Last minute appeals on Thursday filed by his lawyers with the United States Supreme Court, the Tenth Circuit Court of Appeals in Denver and Governor Gary R. Herbert were all rejected.

“Mr. Gardner has had a full and fair opportunity to have his case considered by numerous tribunals,” said Mr. Herbert, a Republican, in a letter refusing to stay the execution. “Upon careful review, there is nothing in the materials provided this morning that has not already been considered and decided.”

In the 1985 courthouse escape attempt and shootout — during a hearing about an earlier murder committed by Mr. Gardner at a Salt Lake City bar — he killed an attorney, Michael Burdell, and wounded a court bailiff. The family members of those victims, testifying at a hearing earlier this month before the Utah Board of Pardons and Parole, were divided on the question of punishment, with some favoring execution and some pleading that the defendant’s life be spared.

Mr. Gardner’s attorneys also argued that jurors in the case voted for the death penalty without hearing adequate testimony about the years of abuse he had suffered as a child.

But a member of Mr. Gardner’s legal team, Dale A. Baich, said in a telephone interview a few hours before the execution that Mr. Gardner appeared to have accepted his fate.

“He’s comfortable and he’s at peace,” Mr. Baich said.

Only Utah, of the 35 states that impose the death penalty, still has death by shooting as an option, and then only for some. In 2004, the state legislature changed the penal code, mandating all executions thereafter by lethal injection. A person convicted of a capital crime who received his or her death sentence before the legal change took effect, however, can still choose between lethal injection and the firing squad.

Four other death row inmates, grandfathered in under the old law as Mr. Gardner was, have indicated that they may take the firing squad option if and when their time comes.

The last firing squad execution here was in 1996, when John Albert Taylor, convicted of raping and strangling an 11-year-old girl, was put to death. Mr. Gardner chose the firing squad as his means of execution, over lethal injection, in a hearing in April.

The only other state with a firing squad option in its penal code is Oklahoma, which would allow shooting of condemned prisoners only if lethal injection and electrocution are found unconstitutional.

Executions are not common in Utah. Mr. Gardner was only the seventh person put to death since 1976, compared to more than 450 in Texas. But in executions per capita — measured against Utah’s much smaller population — the state ranked 19th highest in the nation, according to calculations last year by the Death Penalty Information Center, an anti-capital punishment group. Mr. Gardner ate his last meal on Tuesday, prison officials said, having decided to fast prior to his death.

The meal included steak, lobster tail, apple pie, vanilla ice cream and 7-Up, all prepared and served at the Utah State Prison, where the execution took place, about 20 miles south of Salt Lake City. After being moved to an observation cell on Wednesday night, Mr. Gardner spent his time sleeping, reading and watching the “Lord of The Rings” trilogy, the Utah Department of Corrections said on its Web site.

 

The New York Times

June 16, 2010

In Utah, Execution Evokes Eras Past

By KIRK JOHNSON

DRAPER, Utah — The death penalty re-emerged here, behind the gray stone walls of the Utah State Prison in early 1977, in violence and blood. A murderer named Gary Mark Gilmore, famous even before the books about him, died before a five-man firing squad, ending a national moratorium on capital punishment. The law-and-order era of the 1980s and ’90s — if not quite by calendar, then by symbol and deed — had begun.

Now the firing squad, a Utah way of death that began in pioneer days and lingered after other states that practiced capital punishment had moved on to more sanitized means of killing, is back. The execution of a man named Ronnie Lee Gardner, 49, for murdering a lawyer in an escape attempt, is set for the small hours of Friday morning. If not blocked by the courts, Mr. Gardner will be hooded, strapped to a chair and shot through the heart.

To many people living in Utah in 1977, the days leading up to Mr. Gilmore’s death were filled with foreboding and strange, morbid exhilaration. Candlelight vigils were offered up in the chilly January air outside the prison. The national and international news media descended in full swarm.

To return on the eve of another execution is to see how much, and in other ways, how little, has changed.

A place once righteously confident in its world view and harsh in its judgment of places that seemed to have gone off the tracks in the 1970s — like New York City and the Rust Belt — is now more diverse and tempered by an influx of newcomers, and perhaps from hard times as well during the recession.

The national debate over capital punishment has evolved, too, especially in the last few years as states from New Mexico to New Jersey to Illinois have repealed the death penalty or halted executions.

Debra Radack has lived that arc of change.

Ms. Radack, 54, was planning her wedding in 1977, working at a radio station and completely convinced that Mr. Gilmore deserved to die for killing two young men in separate armed robberies. She said she was convinced that Mr. Gardner’s execution was just, too. But the black-or-white certainty of her youth is gone, she said. Evi-dence about mistakes and miscarriages of justice in death penalty cases around the country have made her cautious.

“After you live a bit, you see more shades of gray,” she said, interviewed on a lunchtime stroll in Salt Lake City, about 20 miles north of here.

The execution of Mr. Gardner, if carried out, might not be the last by firing squad, but the list of possible cases is dwindling fast. Utah went to lethal injection in 2004, but anyone convicted before that date, as Mr. Gardner was in 1985, could still choose to be shot. Four other death row inmates have indicated that they may take the firing squad option, if and when their time comes. Another murderer, John Albert Taylor, died here by firing squad in 1996, before the law was changed.

While steadfast belief in the death penalty may have eroded for some, the fierce ethos of eye-for-an-eye — whether based on religion or the code of the West — is alive and well.

“In the days of Moses, they’d stone them to death because they didn’t have guns back then,” said Jackson Smith, 68, a retired security guard in Salt Lake. “So it doesn’t make any difference to me how they do it — firing squad, electric chair or whatever.”

But opinions like Marianna Bouttier’s are also much more part of the mix now than they were a generation ago.

“Human fallibility and the fallibility of our justice systems,” said Ms. Bouttier, 22, an undergraduate in international studies at the University of Utah, in explaining her opposition to the death penalty. “I don’t think you can ever really be 100 percent correct. Empirical evidence only goes so far with our current technology.”

For some people, turning-point moments dating back to the Gilmore case resonate still. Ralph Dellapiana was serving as a missionary in Spain for the Church of Jesus Christ of Latter-day Saints in 1977. He returned from his mission a changed man, “my eyes opened to the wider world,” as he put it in an interview. He is now a defense lawyer in Salt Lake and director of Utahns for Alternatives to the Death Penalty.

Larry Cox, the executive director of Amnesty International, the nonprofit human rights organization, was writing news releases for the group in 1977. The Gilmore case shifted Amnesty’s battle against capital punishment from an international setting to a domestic issue.

“A lot of people realized that it was a turning point,” he said. “Now, we’re once again moving in the other direction — it’s slow, uneven, not dramatic, but all trends show that the death penalty is losing favor, not gaining.”

Executions in the United States peaked in 1999, when 98 people were put to death, according to the Death Penalty Information Center, an anti-capital-punishment group, though the numbers from last year were back up somewhat to 52, the most since 2006.

A news release from the Utah Department of Corrections says that Mr. Gardner’s anonymous five-man squad will be stationed behind a brick wall in the 20 feet by 24 feet execution chamber inside the prison. The executioners will be armed with .30-caliber rifles, four of which will be loaded with live rounds — with none of the gunmen knowing who has the blank. “At the conclusion of the condemned’s last words the execution team will commence fire,” the news release said.

But even as the Gardner case is reminding some people of how Utah has changed, there are plenty of reminders of how it has not. The ideas of free will and personal responsibility — bedrock principles of conservative ideology, not to mention law enforcement — seem unshaken.

“Everybody has choices, and he chose to do what he did back when he was young and it creates consequences for him now,” said Natasha Gines, 25, a bank compliance officer in Salt Lake, referring to Mr. Gardner.

The gun culture of hunters and shooters, to whom the idea of a firing squad is perhaps not as alien as it could seem elsewhere, also thrives.

Just a few miles from the prison, a highway billboard sign advertised an indoor gun range. “Shoot real machine guns!” the sign shouted.

 

 

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