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1 Ottobre 2010 | STATI UNITI

USA

Il boia ha finito il veleno

 
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La Stampa.it

Il boia ha finito il veleno

Esaurite le scorte di barbiturici: esecuzioni sospese. E nel Paese crescono i dubbi

LORENZO SORIA - LOS ANGELES  - L’esecuzione era stata annunciata per le 9 di sera di oggi ora californiana, le sei del mattino di venerdì in Italia, in una sala dell’infame carcere di San Quentin. A 30 anni da quando Albert Greenwood Brown ha stuprato e poi ucciso una ragazza di 15 anni, per Brown era arrivata l’ora dell’iniezione letale, la prima esecuzione in California negli ultimi cinque anni. E invece non accadrà. Il solito cavillo legale dell’ultimo momento? Un ripensamento morale del governatore Arnold Schwarzenegger? No, la ragione è che l’unica dose che c’era di Pentotal, un barbiturico concepito come anestetico e per indurre i pazienti in coma medico, è scaduta. E non è possibile ottenere nuovi dosaggi perché la Hospira, l’unica casa farmaceutica che produce il Pentotal, non ha più rifornimenti di sodio thiopental, uno dei suoi ingredienti attivi, e ha fatto sapere che non se ne riparla sino a marzo dell’anno prossimo. Anzi, pure quell’obiettivo potrebbe saltare.

Per Brown, e per gli altri 708 condannati a morte ospiti di varie prigioni californiane, significa che il momento della loro esecuzione si allontana. Ma il problema non tocca solo lo Stato governato da Schwarzenegger. In altri Stati d’America di qui alla fine dell’anno ci sono altri 17 condannati pronti all’esecuzione, ma anche loro verranno risparmiati per la mancanza di dosi valide di Penthiotal. In Virginia, in particolare, l’ultima dose a disposizione è stata iniettata la settimana scorsa su Teresa Lewis, la prima donna uccisa negli Usa in cinque anni, e adesso non ce n’è più. In Kentucky hanno una sola dose con scadenza il primo ottobre, in Arizona anche e dunque un’esecuzione prevista per il 26 di quel mese verrà per forza rinviata. In Oklahoma c’è poi una situazione che se non ci fossero di mezzo vita e morte e vittime e violenza insensata potrebbe essere il soggetto di una commedia dark: ci sono due condannati pronti all’esecuzione, ma una sola dose e i rispettivi avvocati hanno inondato i tribunali di ingiunzioni per stabilire chi deve morire per primo, col risultato che per adesso sono entrambi ancora vivi. «Una macabra forma di roulette russa», sostiene Richard Dieter, direttore del Death Penalty Information Centre, con sede a Washington.

Dopo anni di dibattito e di battaglie politiche e legali sull’efficacia e sull’etica della condanna a morte, la controversa pratica è arrivata a uno stop totale non per sollevamento popolare o perché la Corte Suprema ha cambiato idea e l’ha dichiarata illegale ma per una questione all’apparenza banale: perché non c’e più un metodo approvato dalla legge per portare a termine le esecuzioni. La Hospira ha spiegato l’interruzione della produzione del suo farmaco letale col fatto che ha perso l’unico fornitore del suo ingrediente attivo, il sodio thiopental. E non può trovarne un altro? Non ce ne sono, dicono alla Hospira, sospettata dai difensori della pena capitale di avere volutamente messo dei paletti tra le ruote. La prova? Un comunicato in cui la casa farmaceutica ha dichiarato che produce il Pentotal perché «salva o migliora le vite» e che comunque «non è indicato per la punizione capitale».

Un’alternativa sarebbe fare ricorso alle riserve degli ospedali, ma qui la richiesta andrebbe a cozzare con il codice deontologico dei medici, che non possono mischiarsi con la condanna a morte. E poi il Pentotal è un po’ sorpassato, gli ospedali ora usano farmaci più moderni. E non potrebbero fare altrettanto i vari Stati per portare a termine le loro esecuzioni? Anche qui non è così facile, un nuovo metodo deve venire approvato dalle corti statali e da quelle federali e poi dalle rispettive legislature, e comunque dovrebbe venire sottoposto ai necessari test. E così la macchina della pena capitale si è fermata, in attesa del ritorno sul mercato del sodio thiopental previsto per marzo del 2011. O forse no.California, il giudice blocca il boia.

Un giudice federale della California ha bloccato l’esecuzione di Albert Greenwood Brown, un nero di 56 anni condannato per aver ucciso una ragazza nel 1982. Il giudice ha espresso dubbi sull’iniezione letale. Secondo il magistrato è impossibile stabilire entro domani, giorno previsto per l’esecuzione, se le nuove regole per le iniezioni letali, che non possono essere dolorose, rispettino la legge. Se Brown fosse ucciso sarebbe la 14ª vittima del boia dal 1977

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