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12 Novembre 2010 | PAKISTAN

Pakistan

Aasia Bibi condannata a morte per blasfemia. Ma il Paese non ha mai ucciso nessuno per tale "reato". Il marito ricorre in appello

 
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La Repubblica

Pakistan, accuse di blasfemia a morte la Sakineh cristiana

Un contadina in lite con le colleghe: "Cosa fece Maometto per voi?". E loro la denunciano. Frattini in visita ufficiale a Islamabad: "Salvate Asia condannata per la sua fede, siamo contro la pena di morte e le discriminazioni"

dal nostro inviato VINCENZO NIGRO

ISLAMABAD -  Asia Bibi è una povera contadina del Punjab, 37 anni, cinque figli, una vita di lavoro e fatica nei campi di un latifondista di Ittanwali, est del Pakistan. Oltre ad essere donna, contadina e pachistana, ovvero figlia di un Paese che ai problemi della povertà assomma quelli dell'integralismo islamico, Asia ha un'altra particolarità: è cristiana, seguace di una delle chiese protestanti portate nel sub-continente ai tempi del colonialismo inglese. A giugno lavorava sotto il sole con le sue compagne. Le chiesero dell'acqua, lei andò a prenderla a una fonte. Le sue amiche  -  musulmane  -  la rifiutarono: è acqua impura, toccata dalle mani di una infedele cristiana. Alle provocazioni la sventurata rispose, difendendosi e difendendo il suo credo. Quelle insistevano, le spiegavano che il cristianesimo è una religione inferiore e che lei stessa avrebbe dovuto convertirsi. Lei rispose ancora, difese il suo Cristo, paragonò il nazareno al profeta, disse qualcosa come "lui per noi si è fatto crocifiggere, ha gettato il suo sangue: cosa ha fatto Maometto per voi?".

Da quel momento la lite finì fuori controllo, le operaie musulmane la picchiarono, la rinchiusero in una cantina, chiamarono la polizia. Risultato: domenica sera, seguendo il dettato della legge pachistana che punisce la blasfemia, Asia è stata condannata a morte per impiccagione.

Proprio ieri ad Islamabad, per un viaggio preparato da settimane, è atterrato il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. Il tema delle persecuzioni dei cristiani era fra quelli previsti nella sua agenda: Frattini aveva pensato di parlarne soprattutto con il ministro delle Minoranze religiose Shah Baz Bhatti (l'unico cristiano del governo), ma poi ha finito per discuterne anche col ministro degli Esteri e con lo stesso primo ministro. Lo stato di fibrillazione in cui il Pakistan vive da anni, la presa crescente della propaganda talebana anche su strati più moderati della popolazione musulmana, hanno inquinato il clima politico, la serenità sociale di un paese che di serenità ne ha vista poca dagli anni della partizione violenta con l'India. "I cristiani diventano la minoranza, le vittime sui cui sfogarsi", dice Frattini, e lo ha detto anche al suo collega Qureshi: "Non bisogna abusare della legge nazionale sulla blasfemia per discriminare i cristiani". Frattini in mattinata non aveva ancora tutti i dettagli della storia di Asia, neppure la nunziatura vaticana aveva riscontri sulla storia di una fedele cristiana, ma non cattolica. "Ma anche senza fare il caso specifico di Asia noi siamo sempre contrari alla pena di morte, e di sicuro siamo contrari ad ogni discriminazione religiosa".

Ad Islamabad il governo di Asif Zardari, il vedovo di Benazir Bhutto, difende un'impostazione laica, ma è sotto schiaffo dei potenti partiti islamici che lo sostengono, e che soprattutto tengono in piedi molte amministrazioni locali. Il Parlamento è bloccato, una revisione della "legge sulla blasfemia" del 1988 è praticamente impossibile, e quella legge viene usata nelle aree più arretrate del paese per usare i cristiani come valvola di sfogo per i mille disastri del gigante pachistano. In serata, nell'incontro col ministro delle Minoranze religiose, Frattini si è sentito dire che la condanna di Asia è ancora a livello di corte locale, che il suo ministero ha avviato un'ispezione e che comunque l'Alta corte pachistana non ha mai confermato una pena di morte per blasfemia. Il Pachistan non è ancora l'Iraq post-Saddam in cui i cristiani vengono spinti fuori a colpi di mortaio. Ma per Asia Bibi non è una consolazione.

 

Daily Times

Christian woman gets death for blasphemy

LAHORE: A court has sentenced to death a Christian woman for blasphemy, the first such conviction of a woman and sparking protests from rights groups on Thursday.
A local court in Nankana district sentenced Aasia Bibi, 45, on Monday, but the country has never executed anyone for blasphemy.
Aasia’s case dates back to June 2009 when she was asked to fetch water while out working in fields. But a group of Muslim women labourers objected, saying that as a non-Muslim, she should not touch the water bowl.
A few days later the women went to a local cleric and alleged that Aasia made derogatory remarks about the religious personalities. The cleric went to local police, which opened an investigation.
She was arrested in Ittanwalai village and prosecuted under Section 295C of the Pakistan Penal Code, which carries the death penalty.
Sentencing her to hang, Judge Naveed Iqbal totally ruled out any chance that Aasia was falsely implicated and said there were no mitigating circumstances.
Her husband Ashiq Masih said the case was baseless and he would file an appeal.

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