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28 Settembre 2010 | CINA

China

Il 10% delle condanne a morte ridotte in pene minori dal 2007 ad oggi

 
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EFE

China ha reducido un 10 por ciento sus condenas a muerte desde 2007

Pekín, - El número de condenas a muerte en China se ha reducido en torno al 10 por ciento desde que en 2007 el Tribunal Popular Supremo volvió a tener la última palabra en la aplicación de estas sentencias, destacó un responsable del máximo órgano judicial chino en declaraciones al oficial "China Daily".

Según Hu Yunfeng, jefe del departamento de investigación del Supremo, el cambio jurídico "ha jugado un papel claro" en la reducción del número de condenas a muerte y ejecuciones.

Hu no desveló el número total de ejecuciones antes o después de la reforma judicial, pues esta cifra es secreto de Estado para China, aunque Amnistía Internacional (AI) contabiliza unas 3.000 anualmente, y fuentes legislativas chinas han cifrado en años anteriores la cifra en alrededor de 10.000.

Según Hu, la reforma de 2007, que AI calificó en su momento de primer paso de cara a la abolición de la pena de muerte, ha garantizado que este castigo "se aplique sólo en los casos más graves".

Hace tres años el Supremo chino volvió a tener la facultad de revisar todas las condenas a muerte en el país donde más penas capitales se dictan en el mundo.

El Supremo había perdido esa facultad en 1981, cuando, ante un fuerte aumento de la delincuencia en el país, se dio a tribunales provinciales la última palabra a la hora de confirmar estas sentencias.

Actualmente, el Legislativo chino debate nuevas reformas de la pena de muerte que incluirían retirar esta sentencia para 13 delitos no de sangre que actualmente si pueden recibir este castigo, tales como el robo o la corrupción.

Sin embargo, AI ha señalado que esta posible reforma, que está motivando muchos debates en el seno de los legisladores y juristas, no traerá esta vez una considerable reducción de las ejecuciones, ya que actualmente la mayoría de las penas de muerte se dictan contra otro tipo de delitos.

Hu dijo hoy al "China Daily" que el 90 por ciento de las penas de muerte dictadas actualmente en China son sentencias contra "crímenes graves" tales como homicidio, violación, secuestro o narcotráfico.

 

Ansa

PENA MORTE: CINA; 10% SENTENZE CONVERTITO IN PENE INFERIORI DAL 2007,
QUANDO ULTIMA PAROLA E' TORNATA A CORRE SUPREMA

SHANGHAI, 26 NOV - La Suprema Corte cinese ha convertito in pene minori circa il 10% delle sentenze con pena di morte dal 2007 ad aggi, da quando cioe' si e' avocata nuovamente il diritto di dare il giudizio finale su queste decisioni quando adottate dai tribunali di rango inferiore. Lo riferisce il China Daily.

''Questo - ha detto Hu Yunteng - capo del dipartimento di ricerca della Suprema Corte del Popolo (Spc)- ha garantito che la pena di morte venga applicata solo nei casi piu' gravi''. Ma non sono stati pero' diffusi i dati sia relativi ai casi di esecuzione della pena capitale, sia dei dettagli della conversione in pene minori.

Nel 1981, nell'intento di dare un freno all'aumento della criminalita', la Suprema Corte aveva acconsentito che anche i tribunali di grado inferiore potessero comminare la pena capitale. Decisione che fu fortemente criticata e considerata portatrice di errori giudiziari e quindi revocata poi di nuovo il primo gennaio del 2007.

Secondo Hu la maggior parte delle sentenze di morte sono state convertite per mancanza di prove certe o per errori procedurali. ''Dobbiamo essere certi - ha detto ancora Hu - che l'uso della pena di morte avvenga in maniera accurata e libera da errori in modo da rispettare gli imputati e i loro diritti''.

Circa il 90% delle sentenze capitali concerne reati gravi come l'omicidio volontario, la violenza sessuale, il traffico di droga, i rapimenti e casi gravi di corruzione. Lo scorso mese di agosto il Congresso Nazionale del Popolo, massimo organo legislativo cinese, ha eliminato la pena di morte per 13 reati non violenti di tipo economico. Nonostante la riduzione delle sentenze di morte, secondo Hu i problemi da affrontare sono ancora molti, e sono relativi soprattutto all'uso delle torture e di altri strumenti di coercizione da parte della polizia e anche di alcuni giudici per estorcere le confessioni. Lo scorso maggio un agricoltore che aveva trascorso 11 anni in carcere per un omicidio da lui confessato, e' stato rilasciato dopo che la presunta vittima si e' scoperto essere ancora viva e in ottima salute. L'uomo ha poi detto che all'epoca la polizia gli aveva estorto una confessione con la forza.

 

AFP

La Chine commue 10% des peines de mort, dont le nombre reste secret

PEKIN, 26 nov 2010 - La Chine a commué 10% des peines de mort prononcées depuis 2007, lorsque ces sentences ont commencé à être systématiquement examinées par la plus haute juridiction du pays avant d'être appliquées, selon un responsable chinois cité par le China Daily vendredi.

La plupart des décisions de ne pas appliquer la peine capitale ont été rendues pour manque de preuves, vices de procédure ou parce que la sentence était jugée trop sévère, d'après Hu Yunteng, chef du département de recherche de la Cour suprême populaire, cité par le journal de langue anglaise.

M. Hu a indiqué que la Cour suprême avait commué "en moyenne" 10% des sentences de mort, rapporte le China Daily, ajoutant qu'il avait refusé d'indiquer combien de personnes sont exécutées chaque année en Chine.

"Nous devons garantir que l'usage de la peine de mort soit approprié et exempt d'erreurs pour respecter et protéger les condamnés ainsi que leurs droits", selon M. Hu.

"La Cour suprême populaire ne tolérera pas d'erreurs concernant les preuves ou les procédures et conduira des enquêtes poussées sur les jugements douteux", poursuit le responsable.

Selon les organisations de défense des droits de l'Homme, la Chine exécute chaque année plus de condamnés que tous les autres pays du monde réunis. La plupart des exécutions punissent des crimes violents comme des meurtres ou des actes de banditisme, mais le trafic de drogue et la corruption peuvent aussi être punis de mort.

Amnesty International a estimé cette année que la Chine continuait à exécuter plusieurs milliers de personnes, contre 388 en Iran, qui occupe le deuxième rang mondial pour le nombre d'exécutions.

L'Assemblée nationale populaire, le parlement chinois, examine un amendement qui retirerait 13 crimes de la liste des 68 actuellement punissables par la peine capitale.

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