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20 Maggio 2011 | VATICANO, COLOMBIA

Città del Vaticano

Benedetto XVI, Catechesi: la Giustizia di Dio e quella degli uomini

 
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CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA  

18 maggio 2011

Cari fratelli e sorelle,
nelle due scorse catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera come fenomeno universale, che - pur in forme diverse - è presente nelle culture di tutti i tempi. Oggi, invece, vorrei iniziare un percorso biblico su questo tema, che ci guiderà ad approfondire il dialogo di alleanza tra Dio e l’uomo che anima la storia della salvezza, fino al culmine, alla parola definitiva che è Gesù Cristo. Questo cammino ci porterà a soffermarci su alcuni importanti testi e figure paradigmatiche dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sarà Abramo, il grande Patriarca, padre di tutti i credenti (cfr Rm 4,11-12.16-17), ad offrirci un primo esempio di preghiera, nell’episodio dell’intercessione per le città di Sodoma e Gomorra. E vorrei anche invitarvi ad approfittare del percorso che faremo nelle prossime catechesi per imparare a conoscere di più la Bibbia, che spero abbiate nelle vostre case, e, durante la settimana, soffermarsi a leggerla e meditarla nella preghiera, per conoscere la meravigliosa storia del rapporto tra Dio e l’uomo, tra Dio che si comunica a noi e l’uomo che risponde, che prega.
Il primo testo su cui vogliamo riflettere si trova nel capitolo 18 del Libro della Genesi; si narra che la malvagità degli abitanti di Sodoma e Gomorra era giunta al culmine, tanto da rendere necessario un intervento di Dio per compiere un atto di giustizia e per fermare il male distruggendo quelle città. È qui che si inserisce Abramo con la sua preghiera di intercessione. Dio decide di rivelargli ciò che sta per accadere e gli fa conoscere la gravità del male e le sue terribili conseguenze, perché Abramo è il suo eletto, scelto per diventare un grande popolo e far giungere la benedizione divina a tutto il mondo. La sua è una missione di salvezza, che deve rispondere al peccato che ha invaso la realtà dell’uomo; attraverso di lui il Signore vuole riportare l’umanità alla fede, all’obbedienza, alla giustizia. E ora, questo amico di Dio si apre alla realtà e al bisogno del mondo, prega per coloro che stanno per essere puniti e chiede che siano salvati.
Abramo imposta subito il problema in tutta la sua gravità, e dice al Signore: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?» (vv. 23-25). Con queste parole, con grande coraggio, Abramo mette davanti a Dio la necessità di evitare una giustizia sommaria: se la città è colpevole, è giusto condannare il suo reato e infliggere la pena, ma – afferma il grande Patriarca – sarebbe ingiusto punire in modo indiscriminato tutti gli abitanti. Se nella città ci sono degli innocenti, questi non possono essere trattati come i colpevoli. Dio, che è un giudice giusto, non può agire così, dice Abramo giustamente a Dio.
Se leggiamo, però, più attentamente il testo, ci rendiamo conto che la richiesta di Abramo è ancora più seria e più profonda, perché non si limita a domandare la salvezza per gli innocenti. Abramo chiede il perdono per tutta la città e lo fa appellandosi alla giustizia di Dio; dice, infatti, al Signore: «E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?» (v. 24b). Così facendo, mette in gioco una nuova idea di giustizia: non quella che si limita a punire i colpevoli, come fanno gli uomini, ma una giustizia diversa, divina, che cerca il bene e lo crea attraverso il perdono che trasforma il peccatore, lo converte e lo salva. Con la sua preghiera, dunque, Abramo non invoca una giustizia meramente retributiva, ma un intervento di salvezza che, tenendo conto degli innocenti, liberi dalla colpa anche gli empi, perdonandoli. Il pensiero di Abramo, che sembra quasi paradossale, si potrebbe sintetizzare così: ovviamente non si possono trattare gli innocenti come i colpevoli, questo sarebbe ingiusto, bisogna invece trattare i colpevoli come gli innocenti, mettendo in atto una giustizia "superiore", offrendo loro una possibilità di salvezza, perché se i malfattori accettano il perdono di Dio e confessano la colpa lasciandosi salvare, non continueranno più a fare il male, diventeranno anch’essi giusti, senza più necessità di essere puniti.
È questa la richiesta di giustizia che Abramo esprime nella sua intercessione, una richiesta che si basa sulla certezza che il Signore è misericordioso. Abramo non chiede a Dio una cosa contraria alla sua essenza, bussa alla porta del cuore di Dio conoscendone la vera volontà. Certo Sodoma è una grande città, cinquanta giusti sembrano poca cosa, ma la giustizia di Dio e il suo perdono non sono forse la manifestazione della forza del bene, anche se sembra più piccolo e più debole del male? La distruzione di Sodoma doveva fermare il male presente nella città, ma Abramo sa che Dio ha altri modi e altri mezzi per mettere argini alla diffusione del male. È il perdono che interrompe la spirale del peccato, e Abramo, nel suo dialogo con Dio, si appella esattamente a questo. E quando il Signore accetta di perdonare la città se vi troverà i cinquanta giusti, la sua preghiera di intercessione comincia a scendere verso gli abissi della misericordia divina. Abramo - come ricordiamo - fa diminuire progressivamente il numero degli innocenti necessari per la salvezza: se non saranno cinquanta, potrebbero bastare quarantacinque, e poi sempre più giù fino a dieci, continuando con la sua supplica, che si fa quasi ardita nell’insistenza: «forse là se ne troveranno quaranta … trenta … venti … dieci» (cfr vv. 29.30.31.32). E più piccolo diventa il numero, più grande si svela e si manifesta la misericordia di Dio, che ascolta con pazienza la preghiera, l’accoglie e ripete ad ogni supplica: «perdonerò, … non distruggerò, … non farò» (cfr vv. 26.28.29.30.31.32).
Così, per l’intercessione di Abramo, Sodoma potrà essere salva, se in essa si troveranno anche solamente dieci innocenti. È questa la potenza della preghiera. Perché attraverso l’intercessione, la preghiera a Dio per la salvezza degli altri, si manifesta e si esprime il desiderio di salvezza che Dio nutre sempre verso l’uomo peccatore. Il male, infatti, non può essere accettato, deve essere segnalato e distrutto attraverso la punizione: la distruzione di Sodoma aveva appunto questa funzione. Ma il Signore non vuole la morte del malvagio, ma che si converta e viva (cfr Ez 18,23; 33,11); il suo desiderio è sempre quello di perdonare, salvare, dare vita, trasformare il male in bene. Ebbene, è proprio questo desiderio divino che, nella preghiera, diventa desiderio dell’uomo e si esprime attraverso le parole dell’intercessione. Con la sua supplica, Abramo sta prestando la propria voce, ma anche il proprio cuore, alla volontà divina: il desiderio di Dio è misericordia, amore e volontà di salvezza, e questo desiderio di Dio ha trovato in Abramo e nella sua preghiera la possibilità di manifestarsi in modo concreto all’interno della storia degli uomini, per essere presente dove c’è bisogno di grazia. Con la voce della sua preghiera, Abramo sta dando voce al desiderio di Dio, che non è quello di distruggere, ma di salvare Sodoma, di dare vita al peccatore convertito.
E’ questo che il Signore vuole, e il suo dialogo con Abramo è una prolungata e inequivocabile manifestazione del suo amore misericordioso. La necessità di trovare uomini giusti all’interno della città diventa sempre meno esigente e alla fine ne basteranno dieci per salvare la totalità della popolazione. Per quale motivo Abramo si fermi a dieci, non è detto nel testo. Forse è un numero che indica un nucleo comunitario minimo (ancora oggi, dieci persone sono il quorum necessario per la preghiera pubblica ebraica). Comunque, si tratta di un numero esiguo, una piccola particella di bene da cui partire per salvare un grande male. Ma neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera d’intercessione di Abramo. Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19). È da questa tristezza e amarezza che il Signore vuole salvare l’uomo liberandolo dal peccato. Ma serve dunque una trasformazione dall’interno, un qualche appiglio di bene, un inizio da cui partire per tramutare il male in bene, l’odio in amore, la vendetta in perdono. Per questo i giusti devono essere dentro la città, e Abramo continuamente ripete: «forse là se ne troveranno …». «Là»: è dentro la realtà malata che deve esserci quel germe di bene che può risanare e ridare la vita. E’ una parola rivolta anche a noi: che nelle nostre città si trovi il germe di bene; che facciamo di tutto perché siano non solo dieci i giusti, per far realmente vivere e sopravvivere le nostre città e per salvarci da questa amarezza interiore che è l’assenza di Dio. E nella realtà malata di Sodoma e Gomorra quel germe di bene non si trovava.

Ma la misericordia di Dio nella storia del suo popolo si allarga ulteriormente. Se per salvare Sodoma servivano dieci giusti, il profeta Geremia dirà, a nome dell’Onnipotente, che basta un solo giusto per salvare Gerusalemme: «Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se c’è un uomo che pratichi il diritto, e cerchi la fedeltà, e io la perdonerò» (5,1). Il numero è sceso ancora, la bontà di Dio si mostra ancora più grande. Eppure questo ancora non basta, la sovrabbondante misericordia di Dio non trova la risposta di bene che cerca, e Gerusalemme cade sotto l’assedio del nemico. Bisognerà che Dio stesso diventi quel giusto. E questo è il mistero dell’Incarnazione: per garantire un giusto Egli stesso si fa uomo. Il giusto ci sarà sempre perché è Lui: bisogna però che Dio stesso diventi quel giusto. L’infinito e sorprendente amore divino sarà pienamente manifestato quando il Figlio di Dio si farà uomo, il Giusto definitivo, il perfetto Innocente, che porterà la salvezza al mondo intero morendo sulla croce, perdonando e intercedendo per coloro che «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Allora la preghiera di ogni uomo troverà la sua risposta, allora ogni nostra intercessione sarà pienamente esaudita.
Cari fratelli e sorelle, la supplica di Abramo, nostro padre nella fede, ci insegni ad aprire sempre di più il cuore alla misericordia sovrabbondante di Dio, perché nella preghiera quotidiana sappiamo desiderare la salvezza dell’umanità e chiederla con perseveranza e con fiducia al Signore che è grande nell’amore. Grazie.

 

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Chers frères et sœurs,
nous commençons aujourd’hui un parcours biblique sur la prière, en méditant sur Abraham.
Choisi par Dieu pour ramener l’humanité pécheresse à la foi, le père des croyants intercède pour les innocents et les coupables de Sodome et Gomorrhe, villes prisonnières du mal. Il ne demande pas pour ses habitants, une justice humaine. Il supplie plutôt pour une justice divine qui transforme, sauve et rend juste le pécheur qui se convertit. La prière d’Abraham va au-devant du désir divin de sauver le pécheur. Abraham prête sa voix et son cœur à la volonté divine qui trouve ainsi la possibilité de se manifester concrètement, et il en appelle au pardon. Toujours disposé à pardonner, Dieu prend en considération le bien, si infime soit-il, pour transformer le mal en bien. Le péché, ce refus de Dieu et de son amour, porte en soi déjà la punition. C’est lui qui doit être éliminé. Comme la bonté et la miséricorde divines ne trouvaient pas en l’homme le germe de bien requis pour son salut, il a fallu que Dieu lui-même devienne le juste qui intercède. Celui qui sauve ! Par l’incarnation de son Fils, l’Innocent par excellence, la prière de l’homme est pleinement exaucée. Chers frères et sœurs, la prière d’Abraham nous enseigne à ouvrir notre cœur à la surabondance de la miséricorde de Dieu et à lui demander avec persévérance et confiance le salut de l’humanité.
Chers pèlerins de langue française, en particulier les collégiens et les paroissiens présents ainsi que les pèlerins venus de la lointaine Réunion et de Montréal au Canada, je vous invite à vous procurer la Bible, à la lire et à la méditer. Vous expérimentez alors l’infinie bonté et l’inépuisable miséricorde de Dieu envers vous ! Bon pèlerinage à tous !

 

 Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,
Continuing our catechesis on Christian prayer, we now turn to sacred Scripture and its witness to the dialogue between God and man in history, a dialogue culminating in Jesus Christ, the Word made flesh. We can begin with the prayer with which Abraham, the father of all believers (cf. Rom 4), implores God not to destroy the sinful city of Sodom (cf. Gen 18). Abraham’s prayer of intercession appeals to God’s justice, begging him not to destroy the innocent with the guilty. But it also appeals to God’s mercy, which is capable of transforming evil into good through forgiveness and reconciliation. God does not desire the death of the sinner but his conversion and liberation from sin. In reply to Abraham’s prayer, God is willing to spare Sodom if ten righteous men can be found there. Later, through the prophet Jeremiah, he promises to pardon Jerusalem if one just man can be found (cf. Jer 5:1). In the end, God himself becomes that Just Man, in the mystery of the Incarnation. Christ’s prayer of intercession on the Cross brings salvation to the world. Through him, let us pray with unfailing trust in God’s merciful love for all mankind, conscious that our prayers will be heard and answered.
I offer a warm welcome to the alumni of the Venerable English College on the occasion of their annual meeting in Rome. I also greet the members of the Catholic-Pentecostal Dialogue in Sweden, with prayerful good wishes for their work for Christian unity. Upon all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, especially those from England, Australia, the Republic of China, India, Indonesia, Sri Lanka and the United States, I invoke the joy and peace of Christ our Risen Saviour.

 

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!
In zwei Katechesen habe ich jetzt über das Gebet als menschheitliche Erscheinung gesprochen, die in allen Kulturen da ist. Heute nun möchte ich zu einem biblischen Zyklus übergehen und einige wichtige Texte aus dem Alten und Neuen Testament herausstellen, in denen uns das Gebet lebendig begegnet und von denen wir selber beten lernen können. Beginnen wir mit Abraham, dem Vater aller Glaubenden. Im Buch Genesis wird erzählt, wie Abraham im Gespräch mit Gott Fürbitte für Sodom und Gomorra vor dem gerechten Strafgericht einlegt. Er beschwört Gott: »Es sind doch vielleicht auch Gerechte in der Stadt. Du kannst doch als Weltenrichter nicht die Gerechten zugleich mit den Ungerechten zugrunde gehen lassen. Das tut der Weltenrichter nicht« (vgl. Gen 18,23-25). Aber darüber hinaus geht er weiter und bittet nicht bloß um die Rettung der Gerechten, sondern um Vergebung, durch die die anderen auch zu Gerechten werden. Es geht also um eine »höhere«, göttliche Gerechtigkeit: zum einen um die Gerechtigkeit, daß das Gerechte nicht mit Unrechtem verdammt wird, aber zum anderen um das Höhere, daß Gott durch die Macht der Vergebung Ungerechte in Gerechte verwandelt. Und Gott – Abraham weiß das – will ja nicht den Tod des Sünders, sondern daß er umkehrt und lebt (vgl. Ez 18,23; 33,11). Im Gebet für die Errettung des anderen wird der innere Heilswille Gottes, die Sehnsucht Gottes selbst zum Wunsch eines Menschen. Abrahams Bitten gründet also in seinem Vertrauen auf Gottes Barmherzigkeit, und um so geringer die Zahl der nötigen Gerechten angesetzt wird, desto größer und deutlicher erscheint die Barmherzigkeit des Herrn. Der Herr ist bereit zu vergeben, doch Sodom und Gomorra verschließen sich seiner erbarmenden Liebe. Es gibt dort nicht einmal den kleinsten Keim an Gutem, aus dem Heilung erwachsen könnte. Rettung heißt ja nicht einfach, der Strafe zu entkommen, sondern vom Bösen befreit zu werden. Der Herr will den Menschen retten durch die innere Befreiung vom Bösen, durch eine Umwandlung von innen her. Später, bei Jeremia finden wir die Stelle, daß Gott durch den Propheten sagt: »Wenn ich einen Gerechten finde, verschone ich die Stadt« (vgl. Jer 5,1). Aber es fehlt auch der eine Gerechte. Und so hat er selbst eingegriffen und ist selbst ein Mensch geworden, so daß immer der eine Gerechte da ist, von dem Verwandlung ausgehen kann. Von dieser Barmherzigkeit Gottes wollen wir uns anrühren, aber auch selbst verpflichten lassen, uns darum zu mühen mitzuhelfen, daß Gerechtigkeit in unseren Städten sei, weil nur so das Zusammenleben, der Friede, die Städte und der Staat erhalten werden können. Und wir wissen, daß wir uns dabei auf die Güte Gottes verlassen können, mit dem wir im Gebet in Verbindung treten, durch das wir sein Herz öffnen.
Ein herzliches Willkommen sage ich allen Pilgern und Gästen aus den Ländern deutscher Sprache. Das Beispiel des Abraham soll uns lehren, unser Herz der Barmherzigkeit Gottes zu öffnen, um das Heil der Menschen zu bitten und uns selbst um das Rechtsein zu mühen. Der auferstandene Herr schenke euch allen seine Gnade.

 

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:
Después de ver en las catequesis anteriores la oración como fenómeno universal, iniciamos hoy una nueva reflexión sobre este tema en la Biblia, para profundizar en la alianza entre Dios y el hombre que acompaña la historia de la salvación hasta su plenitud en Cristo. Abraham ofrece un primer ejemplo de oración de intercesión cuando Dios le anuncia su propósito de destruir las ciudades de Sodoma y Gomorra, ya que la maldad de sus habitantes había llegado al extremo. El Patriarca ora por los que van a ser castigados, presta su voz y su corazón; no se limita a pedir la salvación para los inocentes, sino que implora el perdón para toda la ciudad apelando a la justicia divina, que busca el bien y lo crea por medio de la misericordia que convierte y salva. La intercesión de Abraham se basa en la certeza de que el Señor escucha con paciencia la oración. Pero la misericordia de Dios en la historia se manifestará plenamente cuando el Hijo de Dios, hecho hombre, el Justo definitivo, traiga la salvación al mundo entero muriendo en la cruz, perdonando e intercediendo por aquellos que "no saben lo que hacen". Así la oración de cada hombre encontrará respuesta y sus intercesiones serán escuchadas.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Venezuela, Chile, Argentina, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a conocer cada vez más la Biblia, a leerla y meditarla en la oración para profundizar así en la maravillosa historia de Dios con el hombre, y abrir el corazón a la sobreabundante misericordia divina. Muchas gracias.

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Queridos irmãos e irmãs,
Figura paradigmática do homem em oração é Abraão, que intercede junto de Deus pela salvação das cidades de Sodoma e Gomorra. Não pede apenas uma justiça retributiva, mas uma intervenção salvadora de Deus que, tendo em conta os inocentes, livre da culpa os ímpios. Tratar os inocentes como os culpados seria injusto, obviamente; o que Abraão pede é que os culpados sejam tratados como os inocentes, realizando Deus uma justiça «superior», isto é, oferecendo-lhes uma possibilidade de salvação, porque se eles aceitarem o perdão de Deus e confessarem a culpa deixando-se salvar, cessarão de fazer o mal e tornar-se-ão também eles justos, que já não necessitam de punição. É certo que a destruição da cidade punha fim ao mal que nela havia, mas Abraão sabe que Deus tem outros modos e outros meios para deter a difusão do mal: é o perdão. Este interrompe a espiral do pecado. É isto mesmo que Abraão pede no seu diálogo com Deus.
Uma saudação amiga para os fiéis da paróquia da Covilhã e da diocese de Maringá, para os Irmãos Maristas da província Brasil Centro-Sul e demais peregrinos de língua portuguesa! Cnvido-vos a aproveitar o percurso que faremos nas próximas catequeses para conhecer melhor a Bíblia, que tendes – penso eu – em casa. Durante a semana, parai um pouco a lê-la e meditá-la na oração para aprenderdes a história maravilhosa da relação entre Deus e o homem: Deus que Se comunica a nós, e nós que Lhe respondemos rezando. Sereis assim uma bênção no meio dos vossos irmãos, como foi Abraão. A Virgem Mãe vos guie e proteja!

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