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31 Maggio 2011 | IRAN

Iran

Trecento condannati per traffico di droga attendono l'esecuzione

 
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ANSA

IRAN, 300 IN ATTESA IMPICCAGIONE PER DROGA PROCURATORE, SONO TRAFFICANTI. IN FORTE AUMENTO ESECUZIONI

(di Alberto Zanconato).
TEHERAN, 30 MAG - Trecento persone condannate a morte per traffico o spaccio di stupefacenti attendono di essere impiccate in Iran, dove dall'inizio dell'anno si e' gia' registrato un forte aumento delle esecuzioni capitali. Lo ha detto il procuratore generale di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi, in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano Sharq.  L'alto magistrato ha ricordato che in base alla legge vigente in Iran, il possesso di almeno 30 grammi di eroina porta normalmente alla pena capitale. Attraverso la Repubblica islamica, secondo dati dell'Onu, passa quasi tutta l'eroina consumata in Europa, che proviene dal Pakistan e l'Afghanistan.
Quest'ultimo Paese detiene il 95 per cento della produzione mondiale di oppio, da cui viene ricavata l'eroina.  L'Iran e' il secondo Paese al mondo per numero di esecuzioni capitali dopo la Cina, ma con una popolazione di quasi 20 volte inferiore. Solo dall'inizio di maggio gli organi d'informazione iraniani hanno dato notizia di 41 impiccagioni, di cui 9 in pubblico. Secondo le stesse fonti dall'inizio del 2011 le esecuzioni capitali in Iran sono state almeno 145, in forte aumento dunque rispetto all'anno scorso, quando, sempre secondo notizie pubblicate dalla stampa iraniana, le persone messe a morte erano state 179 nell'arco di tutti i 12 mesi. Ma Amnesty International ha parlato di ''almeno 252 esecuzioni'' nel 2010 e Human Rights Watch di 388.
In Iran la pena di morte e' prevista per una vasta gamma di reati, tra i quali l'omicidio, la rapina a mano armata, la violenza sessuale, il traffico di stupefacenti, lo spionaggio e l'adulterio.
La Repubblica islamica continua comunque a respingere le critiche delle organizzazioni per i diritti umani e di governi occidentali sull'utilizzo della pena di morte. Ancora ieri Mojtaba Maleki, il procuratore di Kermanshah, nell'ovest del Paese, parlando in occasione dell'impiccagione in pubblico di due uomini condannati per violenza sessuale su bambini, ha affermato che i giudici iraniani ''non possono ignorare le leggi del Paese''. Quanto agli occidentali, ha aggiunto Maleki, essi ''affermano falsamente di difendere i diritti umani, ma le loro mani sono sporche del sangue di milioni di persone'' uccise nelle guerre che quei Paesi hanno scatenato.

 

Reuters

Iran says to hang 300 drug traffickers -report * Iran takes hard line on drug problem * Second only to China in number of executions -Amnesty

TEHRAN, May 30  - Three hundred drug traffickers are on death row in Iran, the judiciary said, reflecting Tehran's hard line on narcotics which has added to international concerns over its extensive use of capital punishment.
"For 300 drug-related convicts, including those who were in possession of at least 30 grams of heroin, execution verdicts have been issued," Sharq daily quoted Tehran prosecutor-general Abbas Jafari Dolatabadi as saying on Monday.
Although the list was long it did not contain any big-time traffickers or ringleaders, he said. All the convicts face death by hanging.
Amnesty International says Iran is second only to China for the number of executions, with at least 252 people put to death last year.
As well as drug trafficking, murder, adultery, rape, armed robbery and apostasy are all punishable by death under Sharia law practised since the 1979 Islamic revolution.
Iran dismisses criticisms of its justice system, saying it is implementing Islamic law and accuses the West of double standards.  Drug trafficking and addiction are major problems in Iran which has a long, porous border with Afghanistan, the world's main source of heroin. Iran hanged six convicted drugs smugglers last Thursday, when a total of 11 criminal were executed, five of them in public.

 

AFP

Iran: 300 trafiquants de drogue condamnés à mort détenus dans les prisons

TEHERAN, 31 mai 2011 - Quelque 300 trafiquants de drogue condamnés à mort sont actuellement détenus dans les prisons iraniennes, selon le procureur général de Téhéran Abbas Jafari Dolatabadi cité mardi par le quotidien gouvernemental en anglais Iran Daily.
M. Dolatabadi n'a pas précisé s'il s'agissait de condamnations en première instance ou confirmées en appel, ni la durée sur laquelle elles avaient été prononcées.
Le trafic de drogue est passible de la peine de mort en Iran, au même titre que le meurtre, le viol, les attaques à main armée ou certains cas d'adultère.
Les condamnations à mort concernent pour l'essentiel les trafiquants de drogue en Iran, qui est l'un des pays où se déroulent le plus grand nombre d'exécutions dans le monde avec la Chine, l'Arabie saoudite et les Etats-Unis.
145 personnes y ont été exécutées depuis le début de l'année, selon un décompte de l'AFP réalisé à partir des informations parcellaires publiées par les médias locaux.
En 2010, l'organisation internationale de défense des droits de l'Homme Human Rights Watch (HRW) avait pour sa part recensé 388 exécutions alors qu'Amnesty International en avait compté 252.

M. Dolatababi a indiqué que les condamnés n'étaient généralement "pas des gros trafiquants" et que la justice devait se concentrer davantage sur ces derniers.
Il n'a pas donné d'indication sur la répartition géographique de ces condamnations, se bornant à préciser que la province de Téhéran était "un cas mineur".
Le procureur a toutefois estimé que le problème de la drogue était "devenu une préoccupation pour de nombreuses familles" dans la capitale.
L'Iran est l'un des principaux point de passage pour la drogue en provenance de l'Afghanistan voisin, qui produit quelque 90% de l'opium mondial, et à destination de l'Europe et du Proche-Orient, selon les Nations-Unies.
Les autorités iraniennes se sont toujours montrées très strictes dans la lutte contre ce trafic depuis la révolution islamique de 1979.
Quelques 3.500 membres des forces de l'ordre ont été tuées au cours des trente dernières années dans des affrontements armés avec des trafiquants, pour l'essentiel dans les zones frontalières avec l'Afghanistan et le Pakistan, selon les estimations oficielles iraniennes.

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