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4 Ottobre 2013 | PAKISTAN

Misna e EFE- Pakistan – Il governo decide di mantenere la moratoria sulle esecuzioni. (IT) (ES)

 
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Pakistan

 

PENA DI MORTE: SOSPESA LA RIPRESA DELLE ESECUZIONI

Con la fine della moratoria il 30 giugno scorso, il governo pachistano aveva annunciato la prossima ripresa delle esecuzioni capitali, invece oggi ha fatto marcia indietro. Una decisione presa sotto la pressione della guerriglia che aveva minacciato ritorsioni se le autorità avessero messo a morte un gran numero di loro compagni che si trovano tra le migliaia di detenuti nei “bracci della morte” delle carceri pachistane.

Se la ragione avanzata dall’appena installato premier Nawaz Sharif per la fine della moratoria in vigore – salvo un’eccezione – dal 2008, era stata la necessità di riportare l’ordine e la legalità nel paese e per contrastare il terrorismo, oggi la scelta opposta è stata giustificata dal portavoce del ministero dell’Interno come espressione della “coscienza del governo per i suoi impegni internazionali”. Un riferimento alla forte opposizione suscitata tra le diplomazie e le organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani dall’annuncio della ripresa delle esecuzioni.

La prevista messa a morte di due militanti ad agosto aveva portato i talebani a descrivere la mossa governativa – se sttuata – come un atto di guerra e a minacciare una dura risposta.

Secondo il ministero dell’Interno pachistano, sono 450 i detenuti pronti per essere giustiziati, mentre sono circa 8000 i prigionieri che attendono in carcere il giudizio definitivo.

[CO]

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Pakistán mantiene "de momento" la moratoria sobre ejecuciones de pena capital

 

Islamabad, 3 oct (EFE).- Las autoridades de Pakistán han

decidido, a pesar de un reciente anuncio en sentido contrario,

mantener "de momento" la moratoria sobre la pena de muerte vigente

en la pasada legislatura, dijo hoy a Efe un portavoz gubernamental.

"La moratoria de los últimos cinco años se mantiene hasta que el

primer ministro (Nawaz Sharif) y el presidente (Mamnún Husein) se

reúnan para abordar el tema", afirmó el portavoz del ministerio de

Interior, Umar Hamid Khan.

El portavoz rehusó especificar cuándo se producirá dicho

encuentro -"puede ser en una semana o nunca", dijo- y se limitó a

reiterar que la moratoria "sigue vigente por ahora".

El pasado julio, un mes después de asumir el poder, el Gobierno

de la conservadora Liga Musulmana (PML-N) anunció que se reanudaban

las ejecuciones y que los casos de los casi 8.000 reos sentenciados

a muerte en las cárceles paquistaníes se iban a revisar uno a uno.

La presidenta de la Comisión de Derechos Humanos de Pakistán

(HRCP), Zohra Yusuf, calificó como "buenas noticias" la decisión del

Ejecutivo, aunque añadió que es "muy poco probable que el actual

Gobierno tome un compromiso por cinco años como el anterior".

La anterior moratoria de ejecuciones fue impuesta en 2008 por el

expresidente Asif Ali Zardari, cuya mujer, Benazir Bhuto, estaba

llamada a liderar el país pero murió en un atentado semanas antes,

en diciembre de 2007.

Bhuto era una firme opositora de la pena de muerte, quizás porque

su propio padre, el exprimer ministro Zulfikar Alí Bhuto, fue

ahorcado tras ser depuesto en un golpe de Estado en 1979.

Para Yusuf, los motivos del momentáneo cambio de decisión del

Gobierno de la PML-N deben buscarse, en parte, en las amenazas

vertidas este verano por los talibanes locales de aumentar la

intensidad de sus ataques si alguno de sus miembros era ejecutado.

La presidenta de la HRCP también mencionó como posible acicate

para el Ejecutivo las señales emitidas desde al UE sobre los efectos

negativos que tendría una posible vuelta de los patíbulos en este

país sobre las relaciones comunitarias con Pakistán.

Uno de los argumentos más habituales entre los sectores

paquistaníes que promueven la pena capital es que esta casa con los

principios de la religión musulmana que deben regir una república

islámica como Pakistán.

Ante este argumento, los defensores de los derechos humanos

arguyen que el Corán prescribe la muerte para dos ofensas, pero que

en Pakistán se castigan con esa pena hasta 28 delitos diferentes.

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