Le donazioni alla Comunità di Sant'Egidio sono fiscalmente deducibili
secondo la normativa vigente
 
Anche quest'anno è possibile destinare il 5x1000 alla Comunità di Sant'Egidio
Scrivi il numero 80191770587 nella dichiarazione dei redditi

Andrea Riccardi: sul web

Andrea Riccardi: sui social network

Andrea Riccardi: la rassegna stampa

change language
sei in: no pena di morte - news contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

 
30 Dicembre 2013

Famiglia Cristiana - di Stefano Pasta - La storia di Josè Joaquin Martinez, condannato a morte ingiustamente. (IT)

 
versione stampabile
JOAQUÌN, L'EX DEAD MAN WALKING
Accusato ingiustamente di aver ucciso una giovane coppia, Joaquìn Josè Martinez è stato cinque anni in carcere, tre nel braccio della morte. Ecco la sua storia. Quello che ha visto e vissuto lo ha trasfomato da convinto assertore della pena capitale in testimone del fatto che nessuno la merita.
 
di
Stefano Pasta
«Di fronte a un crimine efferato e alla condanna a morte, dicevo: “Perché aspettare? Sparategli subito!”. Quando poi vedevo i manifestanti con i cartelli contro la pena di morte il giorno dell’esecuzione, pensavo: “Perché sprecare tempo?”. Se mi avessero ascoltato, oggi non sarei qui».
 
Così Joaquín José Martinez racconta come da acceso sostenitore della pena capitale è diventato un testimone che gira le città europee per difendere il diritto alla vita. È un ex dead man walking, un ex “uomo morto che cammina”, dopo che per tre anni è stato ingiustamente recluso nel braccio della morte.
 
Ha raccontato di recente la sua esperienza in Italia, agli studenti dell’Università Cattolica di Milano, dove è stato invitato dalla Comunità di Sant’Egidio. Nato in Ecuador, cittadino spagnolo, con una buona famiglia e un’infanzia felice alle spalle, a 24 anni era un esempio riuscito dell’American dream, il sogno americano. Viveva a Tampa in Florida, dove aveva due figlie e una separazione in corso. Proprio per alcune accuse infondate della ex moglie, viene arrestato, sotto gli occhi delle figlie, per l’assassinio di una giovane coppia. Il ragazzo ucciso è un trafficante di droga, nonché il figlio di un ufficiale di polizia. Serve subito un colpevole: Joaquín, che nel giorno dell’omicidio si trovava a Disneyland con la nuova fidanzata, viene incredibilmente condannato alla pena capitale.
 
«Era il 1997», racconta, «e a quell’epoca l’esecuzione era solo con la sedia elettrica. Si stava iniziando a discutere se fosse il metodo “migliore” dopo che in alcuni casi un voltaggio eccessivo delle scariche elettriche aveva fatto soffrire molto i condannati. Nel braccio della morte, i poliziotti, mentre facevano alcuni test, passavano davanti alle celle e ridendo dicevano: “La prossima volta tocca a voi”».
 
Joaquín inizia a conoscere i suoi compagni di detenzione, alcuni probabilmente innocenti come lui, altri colpevoli di crimini efferati. Ma tutti umani. «Fino a quel momento, non avevo più fiducia nel sistema che mi aveva incarcerato ingiustamente, ma pensavo ancora che la pena di morte fosse “giusta”. L’incontro con loro mi ha cambiato, ho riscoperto la loro umanità e come lo Stato abbia il dovere di essere migliore, proprio per dire che è sbagliato, sempre, uccidere. Oggi, purtroppo, tutte le persone detenute con me sono state uccise».
 
In particolare, Joaquín si commuove ricordando Frankie, 20 anni nel braccio della morte prima di morire per un cancro non adeguatamente curato: «Era solo, senza amici, senza parenti, senza lettere da fuori. Gli mostravo le cartoline che ricevevo da mezzo mondo e gli descrivevo le città europee. Era stato condannato per lo stupro di una ragazzina di dieci anni, chiedeva di fare il test del dna per dimostrare la sua innocenza, ma la risposta era sempre: “Perché spendere soldi per un assassino?”». Frankie era un malato psichico, viveva con le catene ai polsi e ai piedi: «Quando urlava per le crisi, le guardie lo picchiavano. Sentivamo vibrare le pareti per i colpi, poi finiva in infermeria. Poi non lo abbiamo più visto, pensavamo fosse stato ucciso, finché l’ho rivisto in infermeria, scheletrico, non mi riconosceva, malcurato e agonizzante per un cancro».
 
Una volta morto, gli avvocati ottennero di fare il test del dna: risultò innocente. «La malattia psichica», spiega Joaquín, «è molto comune nei bracci della morte. Al terzo anno, anch'io stavo iniziando a parlare da solo. Vivi in attesa che nel cuore della notte vengano a misurati il cranio o a darti il rasoio per raderti la caviglia, dove metteranno il laccio della sedia elettrica».
 
«Ma io», aggiunge, «sono stato un privilegiato; nei tre anni nel braccio ho avuto il sostegno di molti, dal Re di Spagna al Papa, dal Parlamento Ue a tante associazioni, come Sant’Egidio, e cittadini comuni. La mia famiglia, un’eccezione rispetto a quelle di molti detenuti, ha potuto pagare un buon avvocato e dei consulenti scientifici che hanno ottenuto la revisione del processo. I soldi purtroppo contano molto».
 
Stesso giudice, stessa aula: dopo cinque anni di detenzione e tre nel braccio della morte, Joaquín viene riconosciuto innocente. Liberato, torna in Spagna. «In carcere non esisteva uno specchio, ho scoperto allora come ero cambiato, avevo i capelli brizzolati. Il console spagnolo, venuto per accogliermi, mi ha chiesto cosa volevo mangiare. Sono scoppiato in lacrime. In carcere non avevo mai potuto scegliere nulla».
 
Infine, “l’ex condannato a morte” racconta il suo giorno più difficile da quando è stato liberato: «Alcuni anni dopo, mio padre stava andando a vedere la partita Real Madrid-Valencia e venne ucciso in un incidente stradale da un diciassettenne. Ero arrabbiato, nel corridoio dell’ospedale dissi: “Vado e lo uccido”. Mia madre mi scosse e mi rispose: “Non hai imparato niente!”. Ecco, scegliere di perdonare quel ragazzo è stata la cosa più difficile degli ultimi anni, ma l’ho fatto e questo ci rende migliori».
29 dicembre 2013
NEWS CORRELATE
20 Agosto 2016
STATI UNITI
PENA SOSPESA PER JEFF WOOD

L'ESECUZIONE DI JEFFERY WOOD NON AVRA' LUOGO


LA SUA ESECUZIONE ERA STATA FISSATA PER IL 24 AGOSTO 2016
5 Luglio 2016
CONAKRY, GUINEA
L'abolizione della pena capitale era stata indicata come possibile dal Ministro della Giustizia Cheik Sako nel corso del Convegno promosso a Roma dalla Comunità di Sant'Egidio lo scorso febbraio

Guinea-Conakry: il parlamento ha approvato l'abolizione pena di morte dal codice penale


E' il primo passo per passare dalla moratoria de facto alla moratoria de jure. L'abolizione sarà la tappa successiva
25 Giugno 2016
OSLO, NORVEGIA
Marazziti presenta l'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio

"Citiesforlife" a Oslo, come metodo per continuare nella via dell'abolizione #AbolitionNow


A Oslo la marcia degli abolizionisti per le strade della città
20 Giugno 2016
OSLO, NORVEGIA
Inizia oggi il VI Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte a Oslo

La Comunità di Sant'Egidio partecipa al Congresso di Oslo con una delegazione da Italia, Congo, Belgio, Spagna, Germania e Indonesia


Sono 1500 gli iscritti provenienti da oltre 80 paesi del mondo, tra loro 20 ministri, 200 diplomatici, parlamentari, accademici, avvocati, associazioni e membri della società civile
4 Giugno 2016
CITTÀ DEL VATICANO
No alla pena di morte e all'ergastolo: "Una pena senza speranza è tortura"

Papa Francesco parlando ai magistrati e giuristi del mondo torna a dire No alla pena di morte

24 Maggio 2016
INDONESIA
La Comunità di Sant'Egidio in Indonesia e le associazioni indonesiane impegnate in difesa dei diritti umani come Kontras, Imparsial, Elsam, Lbh Masyarakat, chiedono di fermare le esecuzioni

La Chiesa e la società civile si mobilitano contro le esecuzioni capitali


Giacarta è tra le 15 città indonesiane dove negli anni scorsi si è tenuta la manifestazione "Città per la vita, città contro la pena di morte" organizzata da Sant'Egidio in oltre duemila comuni nei cinque continenti
tutte le news correlate

RASSEGNA STAMPA CORRELATA
4 Giugno 2016
The Washington Post

Meet the red-state conservatives fighting to abolish the death penalty
23 Maggio 2016
AP

Malaysian death row convict loses final appeal in Singapore
23 Maggio 2016
AsiaNews

Vescovo filippino: È presto per giudicare il contraddittorio Duterte. No alla pena di morte
14 Maggio 2016
Ilsole24ore

Pfizer blocca i farmaci per la pena di morte negli Usa
14 Maggio 2016
La Stampa

Pena di morte, Pfizer blocca l’uso dei suoi farmaci per le iniezioni letali negli Usa
tutta la rassegna stampa correlata

VIDEO FOTO
53
Video promo Cities for Life 2015
3:22

3 visite

2 visite

1 visite

1 visite

7 visite
tutta i media correlati