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28 Marzo 2014

ANSA/ Giappone, libero dopo 48 anni nel braccio della morte Ex pugile rilasciato con ok del tribunale a revisione processo (di Antonio Fatiguso)

 
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ANSA/ Giappone, libero dopo 48 anni nel braccio della morte
Ex pugile rilasciato con ok del tribunale a revisione processo
   (di Antonio Fatiguso)
   (ANSA) - TOKYO, 27 MAR - Iwao Hakamada l'ultimo incontro l'ha
vinto in un'aula di tribunale: dopo 48 anni di carcere, di cui
46 passati in isolamento nel braccio della morte, l'ex pugile
condannato alla pena capitale con l'accusa di aver sterminato
una famiglia di quattro persone, ha ottenuto la revisione del
processo e l'immediata liberazione grazie alla prova del Dna.
   E' stata la decisione coraggiosa, dai connotati storici, di
Hiroaki Murayama, giudice della Corte distrettuale di Shizuoka,
a favorire il rilascio di Hakamada, 78 anni e in precario stato
psicofisico, e lanciare un durissimo atto di accusa contro la
giustizia nipponica. Nel dispositivo, Murayama ha approvato i
risultati del test del Dna che indicavano il sangue rilevato su
cinque capi di abbigliamento, ritenuti essere stati indossati
dal pluriomicida, non dall'ex pugile.
   Gli esami sono la "prova evidente - ha detto - che garantisce
un verdetto di non colpevolezza", in uno scenario in cui c'e' la
possibilita' che le autorita' investigative "abbiamo lavorato" per
le prove incriminanti. Hakamada "e' stato ritenuto colpevole con
elementi di prova che potrebbero essere stati costruiti e, di
conseguenza, e' stato detenuto per tanto tempo nel timore della
pena capitale", ha ammonito il giudice, definendo come
"insopportabilmente ingiusto tenerlo ancora in detenzione".
   Murayama ha tirato dritto, rigettato il ricorso della procura
locale e disposto l'immediata scarcerazione. E se l'Ufficio
dell'alta procura di Tokyo prendera' in considerazione l'ipotesi
di ricorso contro la revisione del processo, il caso Hakamada e'
diventato breaking news, al punto che la scarcerazione dal Tokyo
Kouchisho e' stata trasmessa in diretta dalla tv pubblica Nhk.
   Gli avvocati della difesa hanno invitato la procura a evitare
un "inutile accanimento" contro Hakamada, detenuto nel braccio
della morte per un periodo tanto lungo da essere entrato nel
Guinness dei primati a marzo 2011. Accusato di aver ucciso a
coltellate la famiglia del suo datore di lavoro, l'ex pugile fu
arrestato nel 1966 e condannato due anni dopo alla pena capitale
(confermata nel 1980 dalla Corte Suprema). Aveva confessato dopo
giorni infiniti di interrogatori senza tutele, molto piu' simili
a tortura. E poi ritrattato, dicendo di essere stato costretto
all'ammissione di colpevolezza per le violenze della polizia.
   Da qui l'infinito e surreale braccio di ferro, con un forte
arbitrio da parte dei diversi tribunali intervenuti: l'appello e
il secondo grado durato 27 anni. Nel 2008, una seconda istanza
di revisione conclusasi a suo favore grazie alla determinazione
della sorella 82enne Hideko e dei gruppi anti-pena di morte, tra
cui la filiale nipponica di Amnesty International.
   Il suo segretario, Hideki Wakabayashi, espresse a ottobre, in
occasione di un 'pubblico dibattito' sulla pena capitale in
Giappone promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio, scetticismo in
merito alla revisione del processo da parte Corte distrettuale
di Shizuoka, con l'udienza fissata il 16 dicembre. Un estremo e
finale tentativo vista l'eta', disse all'ANSA, per ribaltare una
situazione "incomprensibile" alla luce dei nuovi test sul Dna.
   Oggi, invece, Wakabayashi ha ammesso la sua emozione per la
svolta, sicuro che il caso sia destinato a creare un dibattito
su giustizia e pena capitale, malgrado i sondaggi ("facili da
orientare") la diano come sostenuta dall'80 della popolazione.
   "Un giudizio formidabile e storico", secondo Kenji Yamagishi,
a capo dell'Associazione degli avvocati nipponici.
   Raggiunto dalla sorella Hideko, l'ex pugile si e' rifiutato in
un primo momento di credere alla svolta, come raccontato da uno
dei suoi avvocati: "Non puo' essere vero", ha detto prima di
lasciarsi andare, ormai verso l'uscita, a un sofferto "grazie".
   Hakamada e' il sesto condannato a morte a ottenere in Giappone
la revisione del processo dal 1945, mentre sono 130 i condannati
in attesa dell'esecuzione nel braccio della morte.
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