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5 Aprile 2014

Asia News-AFP: Saudi Arabia – Il governo indonesiano paga la cauzione e salva dall'esecuzione la connazionale Satinah Binti Djumadi. (IT-FR)

 
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ASIANEWS

 

04/04/2014 08:56
INDONESIA - ARABIA SAUDITA
Jakarta paga la “tangente” per salvare una domestica condannata a morte in Arabia Saudita
 

Il governo indonesiano verserà parte dei 7 milioni di riyal (1,9 milioni di dollari) necessari per fermare il boia. La 40enne Satinah Binti Djumadi aveva ucciso la propria datrice di lavoro, in risposta agli abusi subiti. L’esecuzione della sentenza era già stata rimandata per cinque volte in passato.

Jakarta (AsiaNews/Agenzie) - Jakarta pagherà una "tangente" di 7 milioni di riyal (pari a 1,9 milioni di dollari), per fermare l'esecuzione di una domestica indonesiana in Arabia Saudita. Satinah Binti Djumadi, 40 anni, è stata condannata nel 2011 per furto e omicidio; la donna (nella foto) è finita nel braccio della morte con l'accusa di aver ucciso nel 2007 la propria datrice di lavoro - in risposta ai maltrattamenti subiti - e di aver rubato la somma di 40mila riyal (circa 10mila dollari), con i quali fuggire. Ieri era prevista l'esecuzione della sentenza, per decapitazione. Tuttavia, la vicenda nelle ultime settimane aveva attirato l'attenzione di cittadini e società civile nel Paese d'origine; in molti si sono attivati con campagne di sensibilizzazione mirate alla raccolta del denaro necessaria per per salvarle la vita. 

In Arabia Saudita, nazione in cui vige la legge islamica, la famiglia di una vittima di omicidio può dirimere la controversia ricevendo una sorta di "tangente" (Blood Money) dalle mani dell'imputato, evitando così che venga giustiziato. A questa si deve inoltre aggiungere la grazia del re saudita, che il governo indonesiano aveva già ottenuto nei giorni scorsi grazie a un'intensa opera diplomatica. 

Djoko Suyanto, ministro indonesiano della Sicurezza, ha confermato ieri che il governo ha deciso di stanziare i tre milioni di riyal mancanti per salvare la vita della donna. "Abbiamo accolto le richieste della famiglia" aggiunge il ministro, "e questo servirà per salvare Satinah dalla condanna a morte".

La vicenda di Satinah ricorda da vicino il dramma di Ruyati binti Saboti Saruna, lavoratrice migrante indonesiana giustiziata nel giugno 2011 in Arabia Saudita per concorso in omicidio. La sua morte aveva scatenato feroci polemiche in patria, per l'inerzia mostrata dal presidente Susilo Bambabg Yudhoyono e le modalità secondo cui è avvenuta l'esecuzione: Riyadh non ha avvertito né l'ambasciata indonesiana, né il governo di Jakarta. Nel caso di Satinah Binti Djumadi, invece, il capo di Stato si è subito attivato per fermare il boia, combattendo una lunga battaglia legale e ottenendo per cinque volte lo slittamento dell'esecuzione della sentenza.

In Arabia Saudita vi sono almeno 1,2 milioni di indonesiani, il 70% dei quali impiegati come camerieri o domestiche. Movimenti internazionali contro la pena di morte affermano che, nel solo 2011, almeno 27 persone sono state decapitate per reati di vario genere; un dato peraltro in diminuzione, se confrontato con i 67 del 2008. Nel Paese è in vigore una versione stretta della sharia, che punisce con la condanna a morte diversi reati fra cui stupro, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga. 

Indonésienne condamnée à mort en Arabie Saoudite: Jakarta accepte de payer

 

JAKARTA, 03 avr 2014 (AFP) - Le gouvernement indonésien a accepté de payer 1,9 million de dollars pour empêcher l'exécution, prévue dans les prochains jours, d'une employée de maison indonésienne condamnée à mort pour le meurtre de sa patronne en Arabie Saoudite, a annoncé jeudi le ministre indonésien de la Sécurité Djoko Suyanto.

Satinah Binti Jumadi Ahmad avait été condamnée à mort en 2011 pour le meurtre de l'épouse de son employeur et le vol d'argent. Elle devait être décapitée dans les prochains jours, une affaire qui a provoqué une forte mobilisation médiatique en Indonésie.

Conformément à la loi islamique en vigueur en Arabie Saoudite, la famille de la victime peut demander de l'argent en échange de l'exécution de l'auteur du crime.

La famille de la victime a demandé sept millions de riyals (1,9 de dollars), mais les contributions d'entrepreneurs et d'une organisation regroupant les agences qui envoient des employés indonésiens à l'étranger n'ont permis de recueillir que quatre millions sur les sept exigés.

Le ministre a indiqué que le gouvernement avait accepté de verser les trois millions de riyals (1,9 million de dollars) manquants.

"Nous avons décidé" d'accepter la demande de la famille", a-t-il déclaré à la presse à Jakarta.

"Cela permettra de sauver Satinah de la peine capitale", a-t-il souligné.

La famille avait initialement demandé 15 millions de riyals, mais a accepté de revoir cette somme à la baisse, a-t-il expliqué.

Le gouvernement indonésien a livré une longue bataille pour tenter de sauver l'employée de maison et réussi à faire reporter son exécution à cinq reprises.

Les relations entre les deux pays s'étaient déjà tendues après la décapitation d'une domestique indonésienne reconnue coupable d'avoir tué sa patronne, une exécution qui avait suscité la colère des autorités indonésiennes qui n'avaient pas été prévenues au préalable. L'Indonésie avait décidé un moratoire sur l'envoi d'employées de maison en Arabie Saoudite.

Les deux pays ont néanmoins signé en février un accord destiné à mieux protéger les droits des employés de maison dans le royaume.

Environ un million d'employées de maison indonésiennes travaillent en Arabie Saoudite.

Les organisations de défense des droits de l'homme dénoncent l'exploitation des employées de maison, la plupart asiatiques, dans les monarchies du Golfe.

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