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3 Luglio 2014 | FILIPPINE

Il messaggio della Conferenza episcopale: "Predichiamo il Vangelo della vita"

Filippine. I vescovi: no al ripristino della pena di morte

Nella nota inviata all'agenzia Fides, i vescovi ricordano il brano evangelico in cui Gesù dice “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)

chiesa, asia
 
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Contrarietà assoluta, espressa con voce piena, sul ripristino della pena di morte: è quanto esprime la Conferenza episcopale delle Filippine in un messaggio diramato oggi, di fronte al tentativo di alcune lobby di ripristinare la pena di morte nel Paese. Nella nota inviata all'agenzia Fides, i vescovi ricordano il brano evangelico in cui Gesù dice “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10) e affermano: “La nostra posizione non può essere diversa: predichiamo il Vangelo della vita”. Tuttavia, spiegano, è una posizione condivisibile anche con motivazioni non religiose.
Infatti “scopo della giustizia non è imporre la pena di morte. Un maturo senso della giustizia porta il più lontano possibile dalla punizione”, verso “il ripristino delle relazioni spezzate e della coerenza sociale infranta dall’atto criminale”. “L’esecuzione di una persona – dicono – non contribuisce a nessuno degli obiettivi della giustizia”, anzi solo “un ordinamento giuridico debole e repressivo richiede l'esecuzione dei delinquenti come una vendetta”.
I vescovi definiscono la pena capitale “crudele e disumana”, soprattutto per la terribile ansia che assale chi attende l’esecuzione, un’attesa “più terribile di una tortura”. In secondo luogo, i membri della famiglia delle persone condannate, restano “stigmatizzati, portando con loro il prezzo di un crimine che non hanno mai commesso”. Il testo ricorda che ogni sistema giudiziario “è, come tutti i sistemi umani, suscettibile di errore, ma la pena di morte, una volta eseguita, è irreversibile e niente può compensare l'atto orribile di una persona ingiustamente giustiziata”.
Infine si ricorda che le Filippine hanno sottoscritto il Secondo protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti civili e politici, impegnandosi ad abolire la pena di morte. Pur dicendosi “giustamente sconvolti dalla natura atroce di alcuni reati commessi oggi”, i presuli rimarcano che “la risposta morale, cristiana e matura per questa sfida sociale è la prevenzione della criminalità”, avere la “certezza della pena” nello stato di diritto, e coltivare in modo costruttivo l’educazione al rispetto della vita e della dignità di ogni uomo. (R.P.)

 

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