Le donazioni alla Comunità di Sant'Egidio sono fiscalmente deducibili
secondo la normativa vigente
 
Anche quest'anno è possibile destinare il 5x1000 alla Comunità di Sant'Egidio
Scrivi il numero 80191770587 nella dichiarazione dei redditi

Andrea Riccardi: sul web

Andrea Riccardi: sui social network

Andrea Riccardi: la rassegna stampa

change language
sei in: no pena di morte - news contattinewsletterlink

Sostieni la Comunità

 
26 Marzo 2015 | CITTÀ DEL VATICANO

Il testo integrale della lettera a Federico Major

LETTERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE CONTRO LA PENA DI MORTE

 
versione stampabile

Eccellentissimo Signore
Federico Mayor
Presidente della Commissione Internazionale contro la Pena di Morte


Signor Presidente,
Con queste parole, desidero far giungere il mio saluto a tutti i membri della Commissione Internazionale contro la Pena di Morte, al gruppo di paesi che la sostengono e a quanti collaborano con l’organismo che lei presiede. Desidero inoltre esprimere il mio ringraziamento personale, e anche quello degli uomini di buona volontà, per il loro impegno con un mondo libero dalla pena di morte e per il loro contributo volto a stabilire una moratoria universale delle esecuzioni in tutto il mondo, al fine di abolire la pena capitale.
Ho condiviso alcune idee su questo tema nella mia lettera all’Associazione Internazionale di Diritto Penale e all’Associazione Latinoamericana di Diritto Penale e Criminologia, del 30 maggio 2014. Ho avuto l’opportunità di approfondirle nel mio discorso di fronte alle cinque grandi associazioni mondiali dedite allo studio del diritto penale, della criminologia, e della vittimologia e le questioni penitenziarie, del 23 ottobre 2014. In questa occasione, desidero condividere con voi alcune riflessioni con cui la Chiesa possa contribuire allo sforzo umanistico della Commissione.
Il Magistero della Chiesa, a partire dalla Sacra Scrittura e dall’esperienza millenaria del Popolo di Dio, difende la vita dal concepimento alla morte naturale, e sostiene la piena dignità umana in quanto immagine di Dio (cfr. Gn 1, 26). La vita umana è sacra perché fin dal suo inizio, dal primo istante del concepimento, è frutto dell’azione creatrice di Dio (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2258), e da quel momento, l’uomo, la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, è oggetto di un amore personale da parte di Dio (cfr. Gaudium et spes, n. 24).
Gli Stati possono uccidere per azione quando applicano la pena di morte, quando portano i loro popoli alla guerra o quando compiono esecuzioni extragiudiziali o sommarie. Possono uccidere anche per omissione, quando non garantiscono ai loro popoli l’accesso ai mezzi essenziali per la vita. «Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”» (Evangelii gaudium, n. 53).
La vita, soprattutto quella umana, appartiene solo a Dio. Neppure l’omicida perde la sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante. Come insegna sant’Ambrogio, Dio non volle punire Caino con l’omicidio, poiché vuole il pentimento del peccatore più che la sua morte (cfr. Evangelium vitae, n. 9).
In certe occasioni è necessario respingere proporzionalmente un’aggressione in corso per evitare che un aggressore causi un danno, e la necessità di neutralizzarlo può comportare la sua eliminazione; è il caso della legittima difesa (cfr. Evangelium vitae, n. 55). Tuttavia, i presupposti della legittima difesa personale non sono applicabili all’ambito sociale, senza rischio di travisamento. Di fatto, quando si applica la pena di morte, si uccidono persone non per aggressioni attuali, ma per danni commessi nel passato. Si applica inoltre a persone la cui capacità di recare danno non è attuale, ma che è già stata neutralizzata e che si trovano private della propria libertà.
Oggigiorno la pena di morte è inammissibile, per quanto grave sia stato il delitto del condannato. È un’offesa all’inviolabilità della vita e alla dignità della persona umana che contraddice il disegno di Dio sull’uomo e sulla società e la sua giustizia misericordiosa, e impedisce di conformarsi a qualsiasi finalità giusta delle pene. Non rende giustizia alle vittime, ma fomenta la vendetta.
Per uno Stato di diritto, la pena di morte rappresenta un fallimento, perché lo obbliga a uccidere in nome della giustizia. Dostoevskij scrisse: «Uccidere chi ha ucciso è un castigo incomparabilmente più grande del crimine stesso. L’assassinio in virtù di una sentenza è più spaventoso dell’assassinio che commette un criminale». Non si raggiungerà mai la giustizia uccidendo un essere umano.
La pena di morte perde ogni legittimità a motivo della difettosa selettività del sistema penale e di fronte alla possibilità dell’errore giudiziario. La giustizia umana è imperfetta, e il non riconoscere la sua fallibilità può trasformarla in fonte di ingiustizie. Con l’applicazione della pena capitale, si nega al condannato la possibilità della riparazione o correzione del danno causato; la possibilità della confessione, con la quale l’uomo esprime la sua conversione interiore; e della contrizione, portico del pentimento e dell’espiazione, per giungere all’incontro con l’amore misericordioso e risanatore di Dio.
La pena capitale è inoltre una pratica frequente a cui ricorrono alcuni regimi totalitari e gruppi di fanatici, per lo sterminio di dissidenti politici, di minoranze, e di ogni soggetto etichettato come «pericoloso» o che può essere percepito come una minaccia per il loro potere o per il conseguimento dei loro fini. Come nei primi secoli, anche in quello presente la Chiesa subisce l’applicazione di questa pena ai suoi nuovi martiri.
La pena di morte è contraria al significato dell’humanitas e alla misericordia divina, che devono essere modello per la giustizia degli uomini. Implica un trattamento crudele, disumano e degradante, come lo sono anche l’angoscia previa al momento dell’esecuzione e la terribile attesa tra l’emissione della sentenza e l’applicazione della pena, una «tortura» che, in nome del dovuto processo, suole durare molti anni, e che nell’anticamera della morte non poche volte porta alla malattia e alla follia.
In alcuni ambiti si dibatte sul modo di uccidere, come se si trattasse di trovare il modo di «farlo bene». Nel corso della storia, diversi meccanismi di morte sono stati difesi perché riducevano la sofferenza e l’agonia dei condannati. Ma non esiste una forma umana di uccidere un’altra persona.
Oggigiorno non solo esistono mezzi per reprimere il crimine in modo efficace senza privare definitivamente della possibilità di redimersi chi lo ha commesso (cfr. Evangelium vitae, n. 27), ma si è anche sviluppata una maggiore sensibilità morale rispetto al valore della vita umana, suscitando una crescente avversione alla pena di morte e il sostegno dell’opinione pubblica alle diverse disposizioni che mirano alla sua abolizione o alla sospensione della sua applicazione (cfr. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 405).
D’altro canto, la pena dell’ergastolo, come pure quelle che per la loro durata comportano l’impossibilità per il condannato di progettare un futuro in libertà, possono essere considerate pene di morte occulte, poiché con esse non si priva il colpevole della sua libertà, ma si cerca di privarlo della speranza. Ma, sebbene il sistema penale possa prendersi il tempo dei colpevoli, non potrà mai prendersi la loro speranza.
Come ho detto nel mio discorso del 23 ottobre scorso, la pena di morte implica la negazione dell’amore per i nemici, predicata nel Vangelo. «Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà».
Cari amici, vi incoraggio a continuare con l’opera che state realizzando, poiché il mondo ha bisogno di testimoni della misericordia e della tenerezza di Dio.
Mi congedo affidandovi al Signore Gesù, che nei giorni della sua vita terrena non volle che ferissero i suoi persecutori in sua difesa, — «Rimetti la spada nel fodero» (Mt 26, 52) — fu catturato e condannato ingiustamente a morte, e s’identificò con tutti i carcerati, colpevoli o meno: «Ero carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 36). Lui, che di fronte alla donna adultera non s’interrogò sulla sua colpevolezza, ma invitò gli accusatori a esaminare la propria coscienza prima di lapidarla (cfr. Gv 8, 1-11), vi conceda il dono della saggezza, affinché le azioni che intraprenderete a favore dell’abolizione di questa pena crudele, siano opportune e feconde.
Vi chiedo di pregare per me.
Cordialmente.
Dal Vaticano, 20 marzo 2015
Francesco

NEWS CORRELATE
20 Agosto 2016
STATI UNITI
PENA SOSPESA PER JEFF WOOD

L'ESECUZIONE DI JEFFERY WOOD NON AVRA' LUOGO


LA SUA ESECUZIONE ERA STATA FISSATA PER IL 24 AGOSTO 2016
5 Luglio 2016
CONAKRY, GUINEA
L'abolizione della pena capitale era stata indicata come possibile dal Ministro della Giustizia Cheik Sako nel corso del Convegno promosso a Roma dalla Comunità di Sant'Egidio lo scorso febbraio

Guinea-Conakry: il parlamento ha approvato l'abolizione pena di morte dal codice penale


E' il primo passo per passare dalla moratoria de facto alla moratoria de jure. L'abolizione sarà la tappa successiva
25 Giugno 2016
OSLO, NORVEGIA
Marazziti presenta l'iniziativa della Comunità di Sant'Egidio

"Citiesforlife" a Oslo, come metodo per continuare nella via dell'abolizione #AbolitionNow


A Oslo la marcia degli abolizionisti per le strade della città
20 Giugno 2016
OSLO, NORVEGIA
Inizia oggi il VI Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte a Oslo

La Comunità di Sant'Egidio partecipa al Congresso di Oslo con una delegazione da Italia, Congo, Belgio, Spagna, Germania e Indonesia


Sono 1500 gli iscritti provenienti da oltre 80 paesi del mondo, tra loro 20 ministri, 200 diplomatici, parlamentari, accademici, avvocati, associazioni e membri della società civile
4 Giugno 2016
CITTÀ DEL VATICANO
No alla pena di morte e all'ergastolo: "Una pena senza speranza è tortura"

Papa Francesco parlando ai magistrati e giuristi del mondo torna a dire No alla pena di morte

24 Maggio 2016
INDONESIA
La Comunità di Sant'Egidio in Indonesia e le associazioni indonesiane impegnate in difesa dei diritti umani come Kontras, Imparsial, Elsam, Lbh Masyarakat, chiedono di fermare le esecuzioni

La Chiesa e la società civile si mobilitano contro le esecuzioni capitali


Giacarta è tra le 15 città indonesiane dove negli anni scorsi si è tenuta la manifestazione "Città per la vita, città contro la pena di morte" organizzata da Sant'Egidio in oltre duemila comuni nei cinque continenti
tutte le news correlate

RASSEGNA STAMPA CORRELATA
4 Giugno 2016
The Washington Post

Meet the red-state conservatives fighting to abolish the death penalty
23 Maggio 2016
AP

Malaysian death row convict loses final appeal in Singapore
23 Maggio 2016
AsiaNews

Vescovo filippino: È presto per giudicare il contraddittorio Duterte. No alla pena di morte
14 Maggio 2016
Ilsole24ore

Pfizer blocca i farmaci per la pena di morte negli Usa
14 Maggio 2016
La Stampa

Pena di morte, Pfizer blocca l’uso dei suoi farmaci per le iniezioni letali negli Usa
tutta la rassegna stampa correlata

VIDEO FOTO
53
Video promo Cities for Life 2015
3:22

3 visite

2 visite

1 visite

1 visite

7 visite
tutta i media correlati