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7 Dicembre 2015 | MONGOLIA

Il 4 dicembre il parlamento della Mongolia ha approvato il nuovo codice penale, la cui entrata in vigore è prevista nel settembre 2016

La Mongolia ha abolito la pena di morte de jure

La modifica del codice penale è dovuta anche al lavoro tenace di Tamara Chikunova, straordinaria e instancabile attivista per l’affermazione dei diritti dell’uomo in Asia centrale

 
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Il nuovo testo non prevede più la pena di morte. Dopo Figi, Madagascar e Suriname, la Mongolia è quindi  il quarto paese ad aver abolito la pena di morte nel 2015 e il 102esimo in totale. 

L’ultima esecuzione in Mongolia ha avuto luogo nel 2008. Due anni dopo, il presidente Tsakhiagiin Elbegdorj commutò tutte le condanne e annunciò una moratoria sulle esecuzioni. Il 5 gennaio 2010 approvò l'adozione del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.

L'adesione al trattato impegna solennemente il paese di fronte alle Nazioni Unite a non fare più ricorso alla pena di morte e ad adottare tutte le misure necessarie ai fini della sua abolizione nel suo sistema giurisdizionale.  

La Comunità di Sant’Egidio accoglie la notizia con grande soddisfazione ed entusiasmo, dopo aver collaborato ed accompagnato passo dopo passo il cammino inaugurato dal presidente della Repubblica Tsakhia Elbegdorj dal 2010 verso l’abolizione della pena capitale, anche attraverso il lavoro dell'attivista Tamara Chikunova. 

Nel settembre 2010 infatti una visita di una delegazione della Comunità ad Ulaan Baatar è stata determinante nella messa a punto del progetto di crescita del consenso parlamentare, fatto di iniziative politiche e culturali – assemblee nelle scuole e nelle università, campagne mediatiche sulla carta stampata e televisive, raccolte di firme sul territorio, adesione della capitale alla giornata internazionale “Città per la Vita” il 30 novembre 2011 - con il coinvolgimento dell’Unione Europea. Tale mobilitazione ha permesso nel tempo di superare gli ostacoli dovuti all’opposizione dei deputati del Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, maggioritario in Parlamento, determinati a mantenere la pena capitale nell’ordinamento dello stato.

Il presidente Tsakhiagiin Elbegdorj ha continuato in questi anni ad esprimere la sua contrarietà alla pena capitale e ad essere convinto che la pena capitale è una violazione del diritto alla vita, che le esecuzioni non hanno alcun effetto deterrente e che il rischio di errori è inevitabile in qualsiasi sistema giudiziario. Di qui il successo della attuale decisione abolizionista.

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