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Florida: uno Stato in controtendenza rispetto agli altri Stati che aboliscono la pena di morte negli USA.


Le false motivazioni “umanitarie” per abbreviare i tempi di chi attende l'esecuzione nello Stato che ha avuto 24 esonerati, cioè riconosciuti innocenti dopo la condanna a morte (ma quanti altri erano innocenti e sono stati messi a morte?).

 
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Pubblichiamo di seguito una breve parte del DOSSIER FLORIDA. Potete scaricare l'intero dossier in PDF cliccando qui:

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La decisione di sospendere l'applicazione della pena di morte da parte del Maryland (maggio 2013) e del Connecticut (12 aprile 2012), la decisione della California di votarne l'abolizione a novembre 2013 e l'allungamento oltre l’anno dei termini per presentare ricorsi federali in presenza di prove solide a sostegno dell’ innocenza del condannato a morte (Sentenza della Corte Suprema, No. 12-126), sembrano aver consolidato una lenta ma costante revisione dell’applicazione della pena capitale negli Stati Uniti.  Tuttavia, alcune recenti decisioni del Governatore della Florida contraddicono questa tendenza e riportano all'attenzione il problema degli Stati che ancora mantengono e applicano la pena capitale.

La Florida è uno dei 33 Stati che ancora mantiene la pena capitale e detiene nei bracci della morte circa 405 condannati, più di qualsiasi altro Stato eccetto la California (723). Anche il numero di esecuzioni in Florida è tra i più elevati: 77 dal 1976 (anno di ripresa delle esecuzioni dopo un lungo periodo di sospensione), il quarto valore più elevato dopo quello di Texas (500), Virginia (109) e Oklahoma (98). In Florida è anche più facile comminare sentenze capitali: non è, infatti, richiesta ai giurati l' unanimità, ma basta la maggioranza per invocare dal giudice una condanna a morte. Gli errori giudiziari rilevati sono tra i più numerosi: dal 1973 sono 24 i detenuti liberati dal braccio della morte, perché innocenti. Sono emblematici i casi di Sunny Jacobs, Delbert Tibbs, Juan Melendez, Joaquin Martinez (nelle fotto sotto), ed insieme a loro degli altri 20 ex condannati a morte.

L’attuale governatore, il repubblicano Rick Scott (nell’Immagine a destrA), ha deciso di dare ulteriore impulso all’applicazione della pena capitale firmando in successione l’esecutività di più condanne e scegliendo i condannati con un maggior numero di anni di permanenza nel braccio della morte: Elmer Leon Carroll, William Van Poyck (nelle immagini a sinistra sotto)  e Marshall Lee Gore, rinchiusi nel braccio della morte da più di 20 anni.

Da parte sua, il Parlamento dello Stato della Florida ha proceduto in parallelo, approvando a larga maggioranza una legge, firmata poi dal Governatore il 14 giugno scorso e resa operativa a far tempo da luglio, il cosiddetto Timely Justice Act, (HB 7083), che irrigidisce le scadenze nei processi capitali e accelera l’esecuzione delle condanne. Tale legge è stata però soprannominata dagli abolizionisti “Kill Bill Fast Track” (ossia “Scorciatoia per uccidere”). Sicuramente la seconda definizione è più azzeccata: si tratta infatti di una legge che 1) obbligherà i governatori a firmare l’ordine di esecuzione dei condannati entro 30 giorni dalla conferma della condanna da parte della Corte Suprema della Florida (e una revisione del caso da parte della Commissione per le Grazie), e 2) obbligherà i boia ad eseguire la condanna entro 180 giorni dalla firma dell’ordine stesso (1). La legge pone inoltre limiti temporali agli appelli a livello statale e… punizioni per gli avvocati difensori negligenti.

Si vorrebbe così evitare la permanenza prolungata dei condannati nei bracci della morte, che indebolirebbe la deterrenza della pena e la sua portata risarcitoria nei confronti delle vittime.

La scarsa fondatezza di questa legge e la sua pericolosità sono evidenti. Si osserva, infatti, che in  Florida la permanenza media nei bracci della morte è inferiore al resto del paese (13,2 anni contro una media federale di 14,8), mentre gli errori giudiziari sono maggiori che altrove, provocati dai molti difetti del sistema giudiziario e dalla scarsa preparazione degli avvocati d’ufficio messi a disposizione degli imputati più poveri. Seth Penlaver , rilasciato dopo 18 anni nel braccio della morte, ha dichiarato di essere "l'esempio vivente" del perché il Timely Justice Act non avrebbe dovuto essere approvato. La Florida di fatto guida la nazione riguardo al numero di persone che, dopo essere state condannate alla pena capitale, si sono salvate perché è emersa la loro innocenza dopo anni di permanenza nel braccio della morte. Sono ben 24 i condannati a morte in Florida che dal 1976 hanno riguadagnato la libertà.

Il rischio di uccidere innocenti non ha creato nessuna problema  per il governatore Scott. La proposta di legge è stata redatta con i suggerimenti e la supervisione del suo consigliere legale Peter Antonacci, ex accusatore. Questo signore, di origine italiana e cattolico, era stato per anni membro del Partito Democratico, per poi passare repentinamente al quello Repubblicano. Ha dichiarato che il suo pensiero riguardo all’amministrazione della giustizia e alla pena di morte in particolare, meglio si adatta al punto di vista dei Repubblicani…

Il governatore Rick Scott, invece, è un metodista e anche la sua chiesa (come del resto quella cattolica) si oppone alla pena di morte. Questo non gli ha impedito di firmare, trasformandola in legge, la proposta di scorciatoia verso il lettino del boia. Oltre a ciò, ancor prima della firma della legge, il governatore aveva già dimostrato le sue tendenze forcaiole firmando ogni quindici giorni un nuovo ordine di esecuzione. Come già accennato nell’articolo precedente, ben tre persone hanno ricevuto la data di esecuzione nel giro di un mese. Continuando di questo passo (13 uomini sono già passibili di esecuzione secondo la nuova legge) una novantina di condannati potrebbero essere ammazzati in Florida entro la fine del prossimo anno, quando il governatore si ricandiderà alle elezioni per ottenere il rinnovo del mandato. Che il desiderio di mostrarsi “duro con la criminalità” e l’ambizione ad essere rieletto siano connessi tra loro? Senza dubbio.

Eppure, quando firmò il suo primo ordine di esecuzione, nel 2011, Scott dichiarò: “ E’ molto duro per me far ciò. Non avevo mai fatto nulla del genere”. Aggiungendo: “Anche se non mi piace questo aspetto del mio lavoro, fa parte dei compiti di un governatore. Ho accettato di rispettare le leggi del paese. Non è una cosa che mi piace fare, ma è la legge del paese”. Strano davvero che solo due anni dopo lui abbia invece promosso una legge forcaiola, che addirittura accelera e incrementa ciò che, a suo dire, non gli piaceva fare!

Prima di firmare la nuova legge, Scott aveva chiesto l’opinione del pubblico. Come dichiarato ai media, ha ricevuto 447 telefonate, di cui 437 che gli chiedevano di non firmare, 14 lettere, di cui 13 contrarie alla firma e 14.571 e-mail, di cui 14.565 contrarie. Si vede che si sono mossi solo gli abolizionisti mentre la maggioranza silenziosa, assuefatta alla pena di morte, si è disinteressata del problema.

Subito dopo la firma del Timely Justice Act, Rick Scott ha ritenuto opportuno rispondere individualmente alle migliaia di persone che lo avevano esortato a non firmare, assicurando che la nuova legge  non mira ad accelerare le esecuzioni, né mette a rischio persone innocenti.

Nel  mentre il deputato Matt Gaetz principale sostenitore della legge, ringraziava soddisfatto il Governatore scrivendo su Twitter: “Molti condannati a morte devono cominciare a scegliere il menu del loro ultimo pasto” e il New York Times titolava un editoriale: Grotesque Speed for Florida Capital Cases(Grottesca accelerazione per i casi capitali in Florida).   (Grazia)

L’accelerazione delle esecuzioni – come si diceva – appare apertamente come una mossa strumentale alla ricerca di consenso elettorale da parte del governatore, in vista delle elezioni del prossimo anno. Questa strada del resto venne stata percorsa anche in passato: nel 1989 un governatore della Florida alla ricerca di consensi elettorali, Bob Martinez, firmò sei condanne a morte in un solo giorno.

Per cercare di fermare questo nuovo impulso alle esecuzioni capitali, i vescovi della Florida hanno scritto una lettera aperta al governatore, chiedendogli di sospendere le esecuzioni previste, commutandole in ergastoli e di riflettere sul senso e l'utilità della pena capitale, che indebolisce e non rafforza la società:

 " Uccidere per mostrare che l'omicidio è un male è una palese contraddizione, che tocca ogni animo umano. Le esecuzioni ci rendono peggiori ........... Governatore, la preghiamo di considerare che la pena di morte ci diminuisce tutti e contribuisce ad un crescente disprezzo della vita umana. Essa perpetua un ciclo di violenza e alimenta il senso di vendetta nella nostra cultura. La vita umana, donata da Dio, è sacra. Questa sacralità non dipende dalla colpevolezza o innocenza. Anzi, dimostrazioni di pietà possono avere un effetto profondo producendo pentimento e conversione in coloro che hanno commesso gravi crimini" (22 maggio 2013).

Auspichiamo che queste parole, che non sono riuscite a fermare le ultime esecuzioni, vengano nuovamente raccolte e impongano un ripensamento.

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