Lo riporta l’Agenzia Fides del 5/5/2026 ed è il Pastore dell’Eparchia Cattolica di Adigrat il vescovo Tesfaselassie Medhin a parlare: “Alzo la mia voce non solo come leader religioso, ma anche come testimone del profondo valore di ogni anima umana, creata a immagine e somiglianza dell’Onnipotente”.
Molti degli etiopi a rischio sono rifugiati, fuggiti durante il conflitto nel Tigray (2020-2022). Sono 200 gli uomini, donne, bambini che si trovano nel braccio della morte e rischiano la condanna a morte in Arabia Saudita, dove già il 21 aprile scorso, tre migranti etiopi sono stati giustiziati, erano rifugiati, avevano percorso la pericolosa rotta migratoria attraverso il Golfo di Aden, passando per lo Yemen e arrivando in Arabia Saudita, in cerca di lavoro. Centinaia di migliaia di etiopi vivono e lavorano in Arabia Saudita. Molti emigrano per motivi economici, ma molti altri sono fuggiti dal conflitto armato nel nord dell’Etiopia.
Rilanciamo questo appello accorato che citiamo integralmente:
Adigrat (Agenzia Fides) – “In qualità di Pastore dell’Eparchia Cattolica di Adigrat, alzo la mia voce non solo come leader religioso, ma anche come testimone del profondo valore di ogni anima umana, creata a immagine e somiglianza dell’Onnipotente”. E’ l’accorato appello che il vescovo dell’eparchia cattolica di Adigrat, Tesfaselassie Medhin, rivolge a tutti gli organismi e agenzie umanitarie internazionali incaricati della salvaguardia della dignità umana, per duecento etiopi che attualmente rischiano la condanna a morte nel Regno dell’Arabia Saudita.
“La nostra fede ci insegna che la vita è un dono del Creatore: sacra, inviolabile e meritevole di protezione dal concepimento fino alla sua fine naturale – si legge nella nota inviata all’Agenzia Fides dall’eparca. Pur rispettando la sovranità delle nazioni e la necessità di difendere lo stato di diritto, crediamo che la giustizia sia più efficace quando è temperata dalla misericordia. L’esecuzione di queste 200 persone rappresenterebbe una perdita irreparabile di vite umane e un colpo straziante per le famiglie rimaste in Etiopia, molte delle quali già soffrono le difficoltà della povertà e dello sfollamento.”
“Non possiamo rimanere in silenzio mentre le vite di così tante persone sono in bilico. Chiediamo con fervore ai vostri organismi di avviare un dialogo urgente ad alto livello con le autorità del Regno dell’Arabia Saudita per ottenere la sospensione dell’esecuzione e la commutazione di queste condanne a morte. Garantire che a ciascuno di questi individui sia stato garantito il pieno rispetto del giusto processo, inclusa un’adeguata rappresentanza legale e la comprensione dei procedimenti a loro carico. Promuovere alternative alla pena capitale che consentano la riabilitazione, il pentimento e la possibilità di redenzione.”
“Il grido dei poveri e degli emarginati deve giungere alle orecchie della comunità internazionale – rimarca Medhin. Questi 200 etiopi non sono solo un numero; sono bambini, genitori e fratelli. Le loro vite hanno un valore intrinseco che trascende qualsiasi trasgressione. Preghiamo che i cuori di chi detiene il potere siano mossi dallo spirito di compassione. Insieme, lavoriamo affinché la ‘cultura della morte’ venga sostituita da una ‘civiltà dell’amore’ e della misericordia. In questo periodo di prova, restiamo saldi nella nostra speranza e nel nostro impegno per la sacralità della vita.”
Molti degli etiopi a rischio sono rifugiati fuggiti durante il conflitto nel Tigray (2020-2022). Il 21 aprile 2026, tre migranti etiopi sono stati giustiziati in Arabia Saudita. Decine di altri si trovano nel braccio della morte a Khamis Mushait. L’eparca di Adigrat conclude il suo appello invocando un intervento immediato e decisivo in questa grave questione.