Il Texas si prepara a eseguire la condanna a morte di Edward Lee Busby Jr., prevista per il 14 maggio nella prigione di Huntsville, nonostante tutti gli esperti che lo hanno esaminato — compreso quello incaricato dalla stessa accusa — abbiano concluso che è affetto da disabilità intellettiva. Un caso che sta suscitando nuove polemiche sul sistema della pena di morte negli Stati Uniti e sul rispetto delle garanzie costituzionali.
La Corte Suprema degli Stati Uniti, con la storica sentenza Atkins v. Virginia del 2002, ha stabilito che l’esecuzione di persone con disabilità intellettiva viola l’Ottavo Emendamento della Costituzione, che proibisce pene crudeli e inusuali. Successivamente, nel 2017, la stessa Corte, nel caso Moore v. Texas, ha richiamato esplicitamente il Texas, imponendo ai tribunali di basarsi sugli standard clinici attuali e non su criteri arbitrari o valutazioni soggettive.
Nel caso di Edward Busby, due esperti indipendenti — uno nominato dalla difesa e uno dalla Procura della contea di Tarrant — hanno concordato sul fatto che egli soddisfi pienamente i criteri diagnostici della disabilità intellettiva. La stessa Procura aveva inizialmente riconosciuto che Busby non fosse idoneo alla pena di morte. Nonostante questo, un giudice texano ha respinto le conclusioni mediche, sostituendo il proprio giudizio a quello degli specialisti.
Negli ultimi anni almeno 19 detenuti sono stati rimossi dal braccio della morte in Texas dopo il riconoscimento della loro disabilità intellettiva. Il caso più recente è quello di Clarence Curtis Jordan, escluso dalla pena capitale solo poche settimane fa. Per molti osservatori, il caso Busby rappresenta una grave incoerenza nell’applicazione della giustizia.
Le ultime battaglie giudiziarie non si sono concentrate tanto sulla condizione clinica di Busby, quanto su questioni procedurali legate ai tempi e alle modalità con cui i suoi avvocati hanno presentato i ricorsi. L’8 maggio la Corte d’Appello del Quinto Circuito aveva concesso una sospensione temporanea dell’esecuzione, sottolineando la necessità di applicare correttamente le garanzie costituzionali “in una questione di vita o di morte”. Ma il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha chiesto alla Corte Suprema di revocare quella sospensione e permettere l’esecuzione.
Il caso riporta anche l’attenzione sulle profonde disparità che caratterizzano il sistema della pena di morte negli Stati Uniti. Edward Busby è un uomo afroamericano condannato per l’uccisione di una donna bianca, in uno Stato dove la maggioranza delle esecuzioni riguarda casi con vittime bianche. La sua condanna è stata emessa nella contea di Tarrant, una delle aree del Texas che più ricorrono alla pena capitale.
Edward Busby si trova nel braccio della morte da oltre vent’anni. Se l’esecuzione verrà portata a termine, diventerà la 600ª persona giustiziata dal Texas dalla reintroduzione della pena di morte nel 1976.
Il caso pone ancora una volta interrogativi profondi sulla compatibilità della pena capitale con il rispetto della dignità umana, soprattutto quando persino gli esperti incaricati dallo Stato riconoscono la vulnerabilità cognitiva della persona condannata.